A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Cormac e il futuro secondo l’Europa.


cormac-mccarthy-the-road  suttree

Leggere Cormac McCarthy è come ricevere una serie di pugni nello stomaco. Con “Non è un paese per vecchi” magistralmente trasposto sullo schermo da quella coppia di geni che sono i fratelli Cohen, l’autore aveva detto la sua sulla moralità del nostro tempo: l’unico personaggio etico del libro, era un serial killer. Con “The road”, ha scritto un apologo apocalittico, di una tristezza quasi insostenibile, su un mondo post olocausto, sulla innata crudeltà dell’uomo e sulla forza della vita, con “Suttree”, il suo capolavoro, edito solo adesso in Italia, dopo un numero di anni assurdo dalla sua uscita, descrive l’America degli anni cinquanta dei disperati,degli ultimi, i reietti del sogno americani, i figli spuri e bastardi della filosofia capitalista, tra deliri onirici e alcolici, avventure picaresche, violenza primordiale e sesso consumato come uno sputo, sordida poesia e parole che pesano come sassi sulla nostra coscienza.

Non esiste niente di simile in Italia, non c’è uno scrittore così viscerale, così padrone del linguaggio, capace di provocarti malessere ed esaltazione nello stesso tempo. Non esiste ma forse esisterà tra un po’. Perché se questo governo davvero metterà in atto quanto ha scritto nella farsesca lettera presentata a un’Europa che quanto a pagliacci non scherza neanche lei, di personaggi come il Suttree di McCarthy nel nostro paese ne circoleranno parecchi.

Proporre di licenziare liberamente per rilanciare lo sviluppo è un po’ come proporre una dieta dimagrante agli africani per risolvere il problema della fame. Una soluzione talmente assurda, idiota e insensata che desta non pochi sospetti il fatto che in Europa sia stata accolta con favore.

Parliamoci chiaro: se in Europa cade l’Italia, muore Sansone con tutti i filistei e il primo a seguirci nel baratro sarà l’altro nano ridente del panorama europeo, l’odiosissimo Sarkhozy, al cui confronto perfino il re nano guadagna qualche punto. Dunque nessuno che sappia di economia ha mai preso sul serio l’ultimatum di Bruxelles: avessero presentato la lettera scritta da Totò e Peppino, i soloni del parlamento europeo l’avrebbero comunque accolta favorevolmente.

Il sospetto più che fondato è che questo balletto, questa pagliacciata, questa farsa da baracconi sia stata orchestrata con un altro intento, un intento criminale con un obiettivo preciso: spezzare le reni alla protesta che sta montando in Europa contro un sistema corrotto, che aumenta la diseguaglianza, che non assicura più nemmeno le garanzie fondamentali dello stato sociale,.

A Genova nel 2001 è caduto sotto i colpi dei manganelli un movimento che nasceva da frange radicali, in grado sì di mobilitare grandi folle, ma che restavano, per la loro natura, pur sempre elitarie. Adesso la situazione è diversa, adesso non si può più pensare di soffocare la rabbia con i lacrimogeni perché la rabbia sta montando ovunque, in tutte le classi sociali e in tutte le fasce d’età.

Colpire gli operai è il primo passo: gli operai sanno mobilitarsi, non li si può manganellare, la gente solidarizza con loro, se la protesta dovesse montare e diventare importante, partirebbe certamente dalle fabbriche. Dunque, diamo ai dirigenti delle grandi industrie e delle multinazionali, gente della risma  di quello schifo d’uomo il cui cognome finisce in …onne la libertà di licenziare. Attenzione: la richiesta non è venuta dalla piccola e media industria, il motore trainante del paese. E’ la grande industria che vuole abbassare il costo del lavoro. Peccato che il costo del lavoro non sia una voce così importante nei bilanci delle grandi industrie, peccato che i problemi siano altri e forse uno di questi giorni vi tedierò con una piccola lezione di economia. L’abolizione dell’articolo del licenziamento per giusta causa non serve a rilanciare l’economia ma certamente rassicura chi vede traballare sempre più un sistema di potere vecchio, logoro e stantio.

Stanno insomma sferrando l’attacco finale allo stato sociale, stanno cercando con un colpo di coda di risolvere i problemi che hanno creato con la loro avidità, aumentando la povertà e dunque la possibilità di ricatto sui poveri. Il gioco del nostro governo è chiaro: arrivare alle elezioni con il coltello dalla parte del manico, riducendo al minimo la protesta. Lo capisce anche un cretino, solo la sinistra, che è oltre, non l’ha ancora capito: dare libertà di licenziamento significa, automaticamente, per il principio dei vasi comunicanti, cancellare o ridurre sensibilmente la possibilità di scioperi. Eliminato un diritto fondamentale altri cadranno, in una catena perversa e potenzialmente inesauribile.

L’ha compreso perfino il mio sindacato che insieme agli altri ha minacciato lo sciopero generale se questa legge liberticida dovesse davvero essere presentata. E che sciopero generale sia, unitario, compatto, partecipato e deciso,  con tutte le bandiere, tutte le sigle e tutta la rabbia che abbiamo accumulato in questi anni.

La mia opinione è che questa crisi non sia diversa dalle precedenti ma che il sistema la stia sfruttando per regolare i conti con quelle forze che si oppongono alla sua filosofia e che stanno diventando sempre più importanti. Per quanto possa sembrare assurdo, vista l’enorme sequela di minchiate fatte negli ultimi anni, il sindacato italiano è una di queste forze, per la sua tradizione di lotta e di difesa dei diritti democratici e bene ha fatto a rispondere unitariamente e con decisione “no”.

Non esiste un opposizione politica in questo paese, ormai è chiaro. Le diatribe meschine che si consumano nella sinistra sono anch’esse frutto di senescenza, senescenza di una classe dirigente che ha perso anche l’ultimo barlume di dignità.

Il plauso della Marcegaglia e di Marchionne, personaggi che reputo tra i peggiori in assoluto in circolazione nel panorama dell’editoria europea, a questa iniziativa del governo non può che confortare e rassicurare chi vi si vuole opporre con tutte le sue forze. Solo la società civile, in tutte le sue componenti, ha la forza per fermare questo ennesimo attentato alle nostre libertà, questo tentativo di riscrivere il contratto sociale sulla nostra pelle cancellando anni di lotte e sacrifici. Solo una società civile capace di allontanare divisioni e radicalismi, di porsi obiettivi concreti e comuni, di fare muro contro chi non vuole rassegnarsi alla sconfitta. L’esempio più recente che mi viene in mente è quello degli abitanti della Val di Susa.

Facciamo capire a questa banda di cialtroni che i diritti e la libertà non sono in vendita.

Categorie:Attualità

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2 risposte

  1. McCarthy ha una visione del mondo molto precisa, e non ha paura di portare tutto alle estreme conseguenze. Per questo secondo me è uno dei più grandi scrittori contemporanei. Per questo e anche per il fatto che scrive divinamente! I nostri cari politicanti probabilmente non sarebbero nemmeno in grado di leggerlo, data l’ignoranza dilagante di chi ci governa. Altro che test anti-droga in Parlamento. Ci vorrebbe un test di cultura generale…

    Scusa lo sfogo ma il tuo bel post mi ha ispirato!

    Visto che mi sembri un vero appassionato ti segnalo che questa settimana stiamo pubblicando uno “Speciale McCarthy” sul sito degli Alieni Metropolitani.

    Questo è il link: http://www.raccontopostmoderno.com/2011/10/cormac-mccarthy/

    Ciao

    Raffaella Foresti
    (www.raccontopostmoderno.com)

    Mi piace

  2. Concordo assolutamente sull’idea del test di cultura per i politici: ci scriverò un post uno di questi giorni:-))
    Grazie per il Link
    Ciao
    Pietro

    Mi piace

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