A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

I giorni degli sciacalli


Alluvione-Genova

 

Non ho mai assistito, da quando ho cognizione della politica, quindi, ahimè, da qualche tempo, ad una azione di sciacallaggio sistematica, massiccia e spietata come quella effettuata nei confronti del sindaco Vincenzi in questi giorni.

Ricordo due fatti: due anni fa il Comune chiuse le scuole per una allerta meteo della protezione civile a proposito di possibili ghiacciate. Non successe nulla e sul sindaco piovvero gli articoli ironici del Secolo e le lamentele dei cittadini.

Secondo fatto: il sindaco approva l’idea di trasformare via XX Settembre in una rambla, presumibilmente pensando di chiudere al traffico il centro cittadino, unico provvedimento sensato, a mio avviso, perché Genova torni vivibile. Coro di insulti da parte dei commercianti e altri articoli ironici del Secolo.

Aggiungiamo un altro fatto: un comico liberal, che però non disdegna i soldi di Berlusconi e della Fiat, attacca la Vincenzi per i venditori ambulanti di Piazza Caricamento, dicendo di vergognarsi di essere genovese. Punti di vista. Io mi sono vergognato di essere genovese quando il sindaco ha dato l’ok alla moschea e moltissimi cittadini  non hanno avuto remore a mostrare il loro razzismo in piazza.

L’amministrazione comunale ha le sue responsabilità nel disastro: soprattutto  il non aver adeguatamente informato i cittadini. Su questo siamo tutti d’accordo. Ma dobbiamo anche convenire che la tragedia di venerdì arriva da lontano, dalla grande speculazione edilizia degli anni sessanta e settanta, a cui i genovesi hanno assistito inerti, come pure hanno assistito inerti alla cementificazione selvaggia di questi anni, affollando festanti i centri commerciali che hanno strozzato le economie dei quartieri e i parcheggi sotterranei che hanno trasformato il sottosuolo della città in una forma di groviera. In tempi più recenti, il taglio dell’Ici, che ha permesso a Silvio Berlusconi di ottenere la maggioranza assoluta al governo, è stato accolto con gioia da molti di quelli che oggi, inveendo contro il sindaco, non si rendono conto che certi lavori non sono stati fatti proprio perché mancano le entrate provenienti dall’Ici.

Ma la cosa veramente strana, quello che dà da pensare, è che nessuno, Secolo compreso, attacca Burlando, che qualche responsabilità in più della Vincenzi nella cementificazione selvaggia ce l’ha, mentre tutti infieriscono sul sindaco, sindaco per altro, come già accadde con Sansa, già delegittimato dal Pd, partito che ormai ha perso, insieme alla identità, anche la dignità.

Sarà forse che Burlando è un potente, e il Secolo è, notoriamente, leone con gli agnelli e pecora con i leoni? Certo è che da mesi Marta Vincenzi è sottoposta a un massacro mediatico quotidiano, senza contare il fuoco amico, ad esempio l’intervento ripugnante di Cofferati, e la geniale idea del partito di metterla in competizione con la radical chic Pinotti.

Il sindaco di Genova è personaggio che non conosce mezze misure parla chiaro, non ha il dono della diplomazia e del compromesso, porta avanti le sue idee senza guardare in faccia nessuno. Non sono entusiasta della sua amministrazione, anche se l’ho votata e forse la rivoterò, ha fatto errori e passi falsi, operando però in una condizione di oggettiva difficoltà, con un governo che ha puntato sin dall’inizio a strozzare i comuni, con un presidente della regione, che personalmente stimo molto meno, ostile e potente. Non credo che meriti il trattamento da macchina del fango che le stanno riservando.

E’ normale che a un giornale che periodicamente lancia campagne razziste senza mai il coraggio di essere esplicito, stia sull’anima un sindaco che ha sempre parlato a favore della tolleranza, che si è dichiarato favorevole alla moschea, che ha mostrato sempre un alto senso civile. Più grave è il fatto che un partito che a livello regionale è francamente impresentabile, un comico di secondo piano e un giornale che si compra perché il convento non passa di meglio, riescano a montare l’astio popolare in una città che vive di mugugni, seduta sui ricordi, che ha dimenticato come un tempo fosse piena di gente capace di assumersi le proprie responsabilità e i propri rischi.

Ad aumentare l’amarezza e il dolore per i morti dell’alluvione è lo scoprire tanta superficialità nei miei concittadini, tanta ingenuità da lasciarsi convincere e trascinare da quelli che altro non sono che sciacalli.

In questi giorni, mi vergogno di nuovo della mia città.

Categorie:Attualità

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