A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Le vite degli altri


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Quando Berlusconi a Cannes ha detto che nel nostro paese i ristoranti sono pieni e non esiste percezione della crisi, aveva perfettamente ragione. E’ così. Una larga fascia della popolazione, più larga di quanto si pensi,  non ha alcuna percezione di quello che sta succedendo e continua a scialacquare, divertirsi, corrompere, intrallazzare. I messaggi lanciati dal governo in questi ultimi mesi sono stati rassicuranti, nessuno è veramente convinto che l’Italia stia fallendo, nessuno, beninteso, di quelli che hanno il portafoglio pieno, perché gli operai licenziati, i precari, gli immigrati, le fasce più povere della popolazione e i neo poveri, quel ceto medio devastato che non esiste più, la crisi la stanno sentendo sulla propria pelle da molto tempo.

Se si precipita a lungo, per molto tempo, a un certo punto si ha la sensazione di stare fermi, di non cadere più. E’ esattamente la situazione in cui si trova il nostro paese: una lunga caduta libera di cui nessuno ha più coscienza, né i politici, né, tantomeno, la popolazione. Perché l’Italia non è sull’orlo del fallimento, l’Italia è già fallita e adesso è in svendita.

Perfino Berlusconi, preso atto che le bugie e la sistematica deformazione della realtà non hanno più presa, compreso che a livello internazionale è diventato persona sgradita e il suo presunto prestigio è evaporato, ha deciso di uscire temporaneamente di scena. E’ la regola dei salotti buoni: chi cade in disgrazia, non è più gradito. Meno consapevoli sembrano i suoi lacchè, impegnati a scannarsi tra loro sulle scelte da prendere, come se avessero ancora possibilità di scelta. Ancora meno consapevoli, ma non è una sorpresa, sono i leghisti, che invece di pensionare Bossi, lo lasciano sproloquiare di presa delle armi e gli lasciano lanciare i suoi “La lega non permetterà…” come se la Lega fosse mai stata in grado di permettere o non permettere qualcosa.

Quanto a una sinistra che saluta con soddisfazione un governo tecnico guidato da Mario Monti, che non è esattamente un progressista, meglio non aggiungere nulla.

Parliamo invece di Napolitano, salutato come l’eroe della patria: ha ragione Grillo quando propone il paragone con il maresciallo Badoglio che fa arrestare Mussolini, mentre il paese è allo sbando. Il presidente ha agito tardivamente, il suo operato è costellato di tentennamenti, firme che non avrebbe dovuto mettere, tentativi di mediazione inutili in partenza. Troppo facile, ora che quasi tutto è perduto, fare il decisionista: c’era tempo, modo e strumenti legali per poterlo fare prima.

Cosa succederà ora? Se siamo fortunati, i provvedimenti di Monti rallenteranno la caduta ma a farne le spese saranno le vite degli altri, quelle degli statali licenziati, dei lavoratori che vedranno i loro diritti diminuiti, della gente comune che dovrà pagare di più per andare in macchina e riscaldarsi, degli immigrati che scopriranno che l’Italia non è poi così diversa dai loro paesi d’origine, ecc.

Nessuno fiaterà, a parte Grillo, inviperito per la patrimoniale, la Lega, che si illude che ancora qualcuno possa pensarla come una forza politica, qualche trombone sfiatato tipo Panebianco che cercherà disperatamente di rifarsi una verginità dopo lo sputtanamento dell’età del re nano. Nessuno fiaterà perché a quel punto la paura che a essere interessate alla questione non siano soltanto le vite degli altri, la paura che davvero tutti siano costretti a pagare, comincerà a serpeggiare, salirà lentamente ma inesorabilmente come una marea. Poi, la consapevolezza che Monti è comunque uno di “loro”, li rassicurerà e il sorriso tornerà sulle loro labbra quando vedranno il disegno di legge. Tutto cambierà per non cambiare nulla, caro vecchio Tomasi di Lampedusa che così lontano avevi visto.

La sinistra ribadirà la necessità delle lacrime e sangue e la destra responsabile, la stessa che ci ha portato al fallimento, concorderà che i provvedimenti sono necessari. Forse si taglieranno un pò i costi della politica,giusto per far finta che tutti paghino il dovuto, ma solo un pò e solo per poco tempo. Poi, quando la tempesta sarà passata, rivedremo le stesse facce, risentiremo gli stessi discorsi di quelli che non pagano mai, che non vengono mai inchiodati alle loro responsabilità.

Se siamo sfortunati, se prevarrà il muoia Sansone con tutti i filistei, si andrà ad elezioni inutili, con un paese in fallimento e commissariato, e a quel punto tutto potrebbe succedere, tutto, intendiamoci, sempre in quella logica da opera dei pupi che guida le vicende nel nostro paese, sempre con quel tocco di grottesco, assurdo, pirandelliano, gattopardesco che è la vera cifra dell’italian style.

Ma una cosa è certa: in un caso o nell’altro, a fare le spese di tutto saranno sempre le vite degli altri, le nostre.

Categorie:Attualità

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