A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Nulla da festeggiare


dittatura

Pat Metheny  e Jim Hall sono due  geni della chitarra jazz e mentre ascolto una memorabile registrazione in cui insieme riescono a creare note che arrivano dritte al cuore e fanno bene allo spirito, vorrei commentare ciò che è accaduto ieri in Italia.

Di fatto, stiamo assistendo in questi giorni a un’offensiva anti democratica e anti costituzionale portata proprio da chi dovrebbe garantire sia la democrazia che la costituzione nel nostro paese: il presidente Napolitano.

Dopo aver firmato in questi anni molti, troppi provvedimenti discutibili, tanto per usare un eufemismo, con un colpo di mano il presidente assegna l’incarico di presidente del Consiglio, senza previe consultazioni, incurante della volontà popolare, a Mario Monti. E’ un gesto di una gravità assoluta e stupisce che pensatori intelligenti continuino ad applaudire a questa scelta. Se si parte dal principio che in situazioni d’emergenza la democrazia va sospesa, allora la democrazia si svuota di significato,perde di senso, non esiste più. Ieri, in Italia, la democrazia è entrata in coma.

Non vedo come una persona dotata di raziocinio possa entusiasmarsi all’idea di un governo formato dall’intellighenzia di destra, guidato dal rappresentante in Europa della più importante banca americana, con una propensione anti sindacale più volte chiaramente espressa da quelli che probabilmente saranno i suoi esponenti, con la tendenza ad applicare le regole di Milton Friedman, ben lontane, anzi, opposte a quelle di Milton Keynes, che negli anni trenta diedero l’avvio al new deal di Roosvelt e tirarono fuori gli Stati Uniti dalle secche di una crisi ben peggiore.

Non abbiamo un Keynes in Italia e purtroppo non abbiamo neppure un Roosvelt, invece abbiamo Monti e Napolitano, altro che festeggiare in piazza!

Purtroppo le scene di giubilo di ieri sera testimoniano che il paese non ha minimamente coscienza del baratro in cui si trova e che non comprende che la nomina di Monti, di fatto, ci consegna nelle mani di un’Europa squilibrata più che mai e guidata ormai dalla Germania. Si parli di asse franco- tedesco finché si vuole ma la realtà è che i cugini d’oltralpe non stanno molto meglio di noi e il vero paese guida di quest’Europa senza politica, senza ideali, senza un disegno di crescita unitario è la Germania. Deutschland Deutschland uber alles, non suonava bene ieri, suona ancora peggio oggi.

E’ assolutamente inaccettabile che una grande democrazia occidentale, come dovremmo essere in teoria noi, pieghi il capo ubbidiente di fronte alle 39 richieste dell’unione europea, come invece sembra intenzionato a fare il soldato Monti, garante di quello stato internazionale delle multinazionali che un tempo si diceva fosse frutto del delirio dei compagni che avevano scelto la strada sbagliato e che oggi appare invece maledettamente reale, maledettamente potente, maledettamente spietato.

Diktat che per altro viene da quegli stati che da sempre rifiutano l’idea di una unione politica dell’Europa, in cui si condividano diritti e doveri, vengano parificati gli stipendi, vengano decise in comune leggi e politiche economiche e i cui rappresentanti politici vengano direttamente eletti dai popoli. Un’Europa fondata da stati che non intendono rinunciare alla propria sovranità nazionale unita solo dall’economia, è un’Europa che non ha il diritto di emettere diktat.

Prepariamoci dunque ad assistere impotenti al tradimento dei valori costituzionali, alla cancellazione dello stato di diritto, al commissariamento politico ed economico del paese, a una terza repubblica guidata da un Direttorio che anteporrà i numeri alle persone. Perché questo accadrà: per loro, gli economisti, i capitalisti, le persone sono numeri, le famiglie ridotte sul lastrico, gli operai licenziati dall’oggi al domani, i nuovi poveri che fanno la fila davanti alla caritas, i negozianti costretti a chiudere, i giovani senza prospettiva, sono numeri. I numeri sono facili da scrivere e da interpretare, i numeri sono facili da cancellare. Questo è il futuro che ieri sera gli italiani stavano festeggiando.

Quanto a Berlusconi: esce di scena, speriamo definitivamente, un uomo che è riuscito nell’intento di tirare fuori il peggio dagli italiani, che ha sdoganato fascisti e leghisti, che ha creato una rete di corruzione e impunità al cui paragone quella di Craxi era uno gioco da bambini, che ha mostrato una mancanza di scrupoli, di senso etico e morale al limite del patologico, che con il suo grossolano delirio di onnipotenza da industrialotto brianzolo ha trascinato il paese allo sfacelo. Un uomo che ha rincoglionito gli italiani con i suoi messaggi e le sue televisioni, che ha infettato il paese col principio che tutto è lecito per arrivare alla meta, che ha commentato Machiavelli dimenticando che nel Principe, lo scrittore toscano giustifica sì l’assenza di principi morali ma sempre in nome del bene comune. Di una cosa però non bisogna dimenticarsi: lo ha fatto col consenso della maggioranza votante degli elettori, lo ha fatto dopo essere stato per tre volte democraticamente eletto.

Per quanto disgustoso, opprimente, angosciante, nauseante, il regno di Berlusconi è nato dalla democrazia, quello di Monti nasce da un colpo di mano.

Siamo passati nel giro di una notte dal governo del padrone a quello dei padroni, fino a ieri eravamo sudditi da oggi siamo solo numeri.

Categorie:Attualità

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