A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Se non si parte dalla scuola ci stanno prendendo in giro


scuola

Ero studente universitario, a quei tempi ancora iscritto a Medicina, ma il cambio di strada era imminente. Contestavo il nuovo indirizzo che stava prendendo la politica scolastica nel nostro paese, quello che ha portato allo sfacelo attuale. Ricordo una scritta sul muro della facoltà di lettere, una scritta che oggi suona profetica e inquietante: “Berlusconi, ti sei sbagliato, l’Università non è un supermercato”. IO contestavo insieme a ragazzi come me dietro un simbolo di libertà, la pantera, in onore di un felino fuggito da un circo nelle campagne romane che da giorni si prendeva gioco delle forze dell’ordine.

Berlusconi non era ancora entrato in politica ma Mario Monti era appena stato eletto Rettore alla Bocconi, giusto in tempo per diventare uno dei bersagli principali della protesta. Perché l’idea di una scuola asservita all’industria, l’idea della scuola azienda dove va tagliato quello che non produce utile, l’idea di una scuola dove non si incoraggia il libero pensiero ma si creano sudditi e operai ubbidienti e silenti, fa parte della cultura del capo del Direttorio chiamato governo che emetterà tra qualche giorno i suoi verdetti che tutti, per amor di patria dovremo accettare, orgogliosi e felici di essere presi per il culo, questa volta elegantemente, per l’ennesima volta.

I segnali della fregatura ci sono tutti: i giornali e i vati da destra e sinistra annunciano sciagure inenarrabili e lanciano strali contro le (poche) voci fuori dal coro. E’ anche normale: se una delle voci fuori dal coro è quella di Giuliano Ferrara, quale credito gli si può dare? I media stanno preparando il campo all’assalto al welfare, alla dolce e lenta estinzione dei nostri diritti, a una offensiva senza precedenti ai diritti dei lavoratori. Il nano ha preparato il campo, il portavoce delle banche farà sì che sul campo del nostro stato sociale non cresca più l’erba, col beneplacito di una sinistra per cui non ci sono più aggettivi e di una destra fascista e fuori dal tempo.

Se ci fosse veramente la volontà di rilanciare il paese, se davvero si volesse dare una svolta, si partirebbe da dove sono partiti gli USA, la Germania, l’Inghilterra, la Corea (la Corea!!!): investimenti massicci sull’istruzione. Perché qualsiasi provvedimento prendano, qualsiasi palliativo, qualsiasi tassa fintamente egualitaria, non ci può essere futuro per il nostro paese se non si parte dalla scuola. Se non torniamo a dare ai  nostri ragazzi sempre più disorientati, confusi, in balia di un mondo incomprensibile e ostile, le coordinate per muoversi nella società non da sudditi ma da cittadini consapevoli e uomini liberi, non c’è futuro. E questo, che sia chiaro a tutti, non può farlo, non sa farlo e non lo fa la politica, ma può farlo, sa farlo e lo fa quotidianamente solo la scuola.

Tempo fa uno dei miei figli, in un attacco di ostilità adolescenziale,mi ha accusato prima di essere un servo dello stato, e poi di fare un lavoro che non serve a nulla. Pacatamente, gli ho ricordato che lui mangia grazie allo stipendio dei due servi dello stato che lo mantengono, e alla seconda obiezione  ho risposto che il mio lavoro crea libertà, anche la sua di offendermi. Perché questo fa la scuola: arma con i libri i ragazzi e le ragazze, uomini e donne di domani, perché possano conquistare la loro libertà e tutelare quella degli altri. Ed è esattamente di questo che i banchieri, i capitalisti, i cantori delle magnifiche sorti e progressive ha paura: di giovani uomini e donne liberi, che pensano, consumano, lavorano e vivono con la propria testa, che scelgono, parola orribile per il potere, in piena coscienza e libertà.

La scuola, l’istruzione, la libertà sono principi garantiti da una costituzione che perfino chi è preposto a tutelarla direttamente ha scordato cosa dice. Ripeto: se non si parte dalla ricostruzione della scuola dalle macerie lasciate da vent’anni di governo di fascismo bianco, se non si riparte dalla possibilità di dare un futuro ai ragazzi, bianchi, neri, gialli, rossi, che frequentano le nostre aule scolastiche, se non si combatte l’emarginazione con l’istruzione, la mafia con l’istruzione, il razzismo con l’istruzione, il futuro è Adro, il futuro lontano è un passato di fumi che si alzavano nel cielo che vorremmo dimenticare ma che è giusto ricordare oggi più che mai.

Non c’è niente di tutto questo nei propositi del Direttorio né nei diktat che arrivano da quest’europa delle banche, minuscola, meschina, cinica e cieca. Ma quello che intenerisce e irrita a un tempo, leggendo i forum dei giornali, ascoltando le chiacchiere sull’autobus, è la  fiducia che la gente ripone in un direttorio di capitalisti rappresentanti degli autori del disastro, l’incapacità del nostro popolo di capire che fuori dai guai dobbiamo tirarci da soli, che quelli non sono lì per aiutare noi ma per vuotare il meno possibile le tasche loro e mettere a tacere tutti quelli che pensano il contrario.

Senza la scuola al primo posto, ci stanno fregando, senza una patrimoniale seria, ci stanno fregando, se cancellano l’articolo 18, ci stanno fregando. Ma riflettete: da quando in qua si fa sviluppo licenziando? Il problema principale in Italia sono i precari e noi lo risolviamo creandone altri? E dovremmo stare zitti di fronte a queste follie? Bisogna rilanciare i consumi e si alzano i prezzi? Bisogna creare lavoro per i giovani e alziamo l’età pensionabile? E questi sono i geni della finanza, i professori che ci salveranno dal diluvio.Ci stanno fregando.

Con il sorriso, con le belle parole, con il prestigio internazionale, puntando sull’ignoranza di un popolo che si nutre di grandi fratelli e talent show, usando le stesse identiche armi del nano, la mistificazione e la paura, solo in modo garbato, suadente, micidiale, ci stanno fregando.

Ma stanno fregando soprattutto i nostri ragazzi, quelli che mi salutano ogni mattina appena entro in classe, che mi fanno sgolare, arrabbiare, rompere la testa per cercare di trovare un strada per arrivare ai più chiusi, i più silenziosi o i più fuori di testa. Lavori per loro e ti chiedi se non stai mentendo quando gli dici che solo studiando possono arrivare a ottenere un futuro migliore, che solo essendo onesti, puliti, sinceri come sono adesso, solo restando sempre, almeno per un pò, come sono adesso, potranno guardarsi allo specchio. Poi li porti a una commemorazione di tre partigiani caduti, a leggere alcune lettere di condannati a morte della resistenza. Guardi il collega e preghi che non scoppino a ridere, che non ti facciano fare brutta figura davanti a quelle teste bianche, a quella gente che ci crede ancora in quei valori quotidianamente offesi e, all’improvviso, ti sorprendono. Leggono benissimo, compresi nella parte, le teste bianche hanno le lacrime agli occhi e loro sono a loro volta commossi. Guardi il collega  che pensa quello che pensi tu: a volte ci capita ancora di avere la sensazione di avergli dato qualcosa, di aver svolto bene il nostro lavoro, la sensazione che quei ragazzi saranno migliori di noi. Questo è il senso del nostro lavoro.

Ci stanno fregando, è sicuro, ma forse, io ci conto, non riusciranno a fregare loro. E una briciola di merito sarà anche nostra.

Categorie:Attualità

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