A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Futuri prossimi venturi o fantasie di scrittori?


dopo l'apocalisse

Due libri diversissimi eppure accomunati dallo stesso spirito, dalla stessa visione: The Road, di Cormack McCarthy e Nel paese delle ultime cose di Paul Auster.

McCarthy è rude, essenziale,ogni frase un pugno nello stomaco, ha un straordinaria capacità di farci sentire la violenza, di descrivere un mondo essenziale, dove a vincere non è la bontà ma la volontà feroce di sopravvivenza. Auster è elegante, ricco di citazioni e rimandi letterari, la sua scrittura fluida e avvolgente è come un fumo lento che sale fino ad avvolgere la mente, raffinatissimo anche quando parla di vite ridotte ai minimi termini, quando con sadica precisione descrive la malattia e la morte o esplora il lato oscuro dell’erotismo.

Nei libri sopracitati i due scrittori inventano due mondi devastati, popolati da fantasmi, uomini che si lasciano morire ai bordi delle strade o che uccidono per un tozzo di pane, assassini che possono sguazzare liberi in una società senza più regole e senza freni, esseri che trovano rifugio nella isterica iterazione di gesti quotidiani e insensati, ricordi e memorie completamente cancellati.

Uno dei punti di contatto tra i due scrittori è il sarcasmo feroce, l’ironia spietata di certi passi che maschera una disperazione che trasuda da ogni pagina, provocando a volte un malessere quasi fisico nel lettore. C’è poi la potenza della visione, la precisione chirurgica con cui viene descritto un mondo post moderno popolato dai superstiti della società dei consumi che ricorda gli zombie di Romero intenti a divorarsi in un centro commerciale, nella più velenosa critica alla nostra società mai girata da un regista.

Naturalmente ci sono anche i simboli: la protagonista di Auster si chiama Bloom, come il protagonista di Joyce e passa attraverso esperienze varie senza sosta e senza pace, sorta di novella ebrea errante. I protagonisti di McCarthy, un padre e un figlio che si muovono in un mondo devastato da una catastrofe, spingono disperatamente un carrello della spesa, unico contatto con la normalità, con la vita precedente, a cui si attaccano come naufraghi nella tempesta e che difendono con la forza della disperazione.

Due metafore potenti, diverse ma straordinarie, per descrivere la deriva di un mondo che sta perdendo le sue coordinate, che sembra correre senza sosta e senza senso verso il baratro. Il libro di Auster è del 2003, quello di McCarthy di un paio d’anni fa. Letture estreme, per stomaci forti, libri che entrano nella coscienza e nella memoria per restarci. Perché parlano di noi, del nostro stile di vita, del nostro mondo, perché ci mettono davanti a uno specchio che ci restituisce un’immagine poco piacevole, perché mettono a fuoco con diabolica lucidità le nostre paure, le nostre angosce, perché danno corpo e forma ai nostri sospetti. Libri iniziatici per iniziati, cinici e teneri a un tempo, in ultima analisi, strazianti e disperati libri d’amore per l’umanità.

Perché l’amore è l’altro grande protagonista comune ai due testi: l’amore tra padre e figlio, l’amore che salva dall’annullamento di sé, l’erotismo come affermazione di vita, in ultima analisi, l’amore per la vita.

Libri profetici? Veramente il futuro che ci aspetta è quello? Sono mondi distopici quelli descritti dai due scrittori o mondi prossimi a venire? Realtà parallele o precognizioni?

Difficile dare una risposta. Certo che i tempi in cui viviamo danno adito ai peggiori timori. Trionfano l’ipocrisia, l’arroganza, i nazionalismi, si usa la paura come instrumentum regni, l’informazione è ormai quella descritta da Orwell, altro creatore di un mondo distopico divenuto fin troppo reale. In ogni caso quei mondi, quella disperazione, quelle vite ridotte all’osso si consumano ogni giorno in tre quarti del pianeta, nella indifferenza più totale.Nessuno dice,per esempio, che i costi della crisi economica hanno effetti gravi in Occidente ma in Africa e in Asia si misurano nella perdita di milioni di vite umane. Milioni di vite umane cancellate da un innalzamento dello spread in una ricca nazione occidentale. Il battito d’ali della farfalla, in Africa, non è teoria del caos. è la realtà drammatica del genocidio.

In Orwell, alla fine, la speranza era in una presa di coscienza delle masse abbruttite e sottomesse dal potere, in Auster e in McCarthy, dove il potere di fatto non esiste se non come ombra, la speranza è nell’amore per la vita. E’ significativo come nel primo millennio aleggiasse ancora nell’aria una speranza di rivoluzione ormai scomparsa nel secondo millennio.

Consiglio la lettura di questi volumi e la rilettura di 1984 di Orwell, per capire il mondo in cui viviamo, per trovare risposte, per immaginare dove andremo. Ricordando che, come diceva Shelley, “i poeti sono i non riconosciuti legislatori del mondo”.

Categorie:Arte e spettacolo

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