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La scuola e le nuove tecnologie: anatomia di un’equivoco


tablet3   scuola

Le dichiarazioni pubbliche del nuovo ministro dell’Istruzione danno parecchio da pensare. L’accento sull’innovazione tecnologica della didattica  certamente non può essere l’unica direzione in cui muoversi per una riforma seria della scuola. Non vorrei che, come quasi sempre accade, si costruissero castelli di buoni propositi destinati a un sicuro crollo una volta inseriti in un contesto reale.

Contrariamente a quanto si crede, l’alfabetizzazione informatica dei ragazzi è scarsa. Sanno messaggiare con i telefonini, usano i social network, ma messi di fronte a una pagina di Word non sanno neanche impostare gli spazi di un testo e la notizia che il pc, addirittura anche il cellulare (in Inghilterra lo fanno con ottimi risultati) possono essere utilizzati come preziosi strumenti per lo studio li riempie di stupore e sgomento. La rapidità inquietante con cui digitano i tasti del cellulare non è direttamente proporzionale alle loro conoscenze tecnica e, soprattutto, alla consapevolezza di utilizzare strumenti potenti e potenzialmente pericolosi.

In genere le famiglie dei ragazzi sono informaticamente analfabete e lasciano che i figli utilizzino per ore strumenti che possono diventare molto pericolosi nelle mani di adolescenti, preadolescenti o peggio bambini. Permettere ad un ragazzo di dodici anni di passare la giornata o,capita, la notte, a navigare su Internet senza controllo, equivale a lasciarlo vagare per ore per la città con ottime probabilità che scelga di visitare i quartieri più malfamati.

Il problema non è l’informatizzazione della scuola, perché è inutile inserire documenti e valutazioni on line se la maggior parte delle famiglie non sa neppure cosa significa “on line”. Il problema è l’alfabetizzazione informatica degli italiani che deve essere fatta utilizzando anche il servizio pubblico e dunque la televisione. La Rai ha insegnato a leggere, scrivere ed esprimersi in italiano a generazioni di analfabeti, adesso è arrivato il momento che gli insegni cosa è un mouse, come si giustifica un testo e come utilizzare uno scanner. Meno biografie di santi, meno quiz televisivi, meno riletture storiche discutibili e di parte e più informazione, più tecnologia, più cultura nella tv di stato. Sarebbe un primo passo molto importante.

L’alfabetizzazione informatica riguarda anche la maggior parte degli insegnanti, sono pochi quelli che conoscono l’utilizzo del computer e ancora meno quelli che ne apprezzano le enormi potenzialità.  A mio modesto avviso, non è possibile oggi insegnare senza competenze informatiche di base e un requisito obbligatorio per insegnare dovrebbe essere il possesso della patente europea del computer. La formazione è la grande scomparsa dalla scuola italiana intanto il mondo e i ragazzi cambiano e non si può più pretendere di insegnare sedendosi in cattedra e seguendo il libro di testo. I raqazzi non devono avere la percezione che un insegnante appartenga a un mondo diverso, vecchio, obsoleto, ma devono trovare in lui una guida per orientarsi nel mondo di oggi, un insegnante deve essere in grado, almeno in parte, di parlare il loro stesso linguaggio.

Dunque sarebbe opportuno partire dalle piccole cose,evitando operazioni di facciata che lasciano il tempo che trovano. Per altro vorrei ricordare al ministro che la tecnologia non è tutto, che la scienza senza humanitas conduce dritti a Hiroshima o ai lager, che il sapere umanistico è ormai in soffitta e allora, forse, sostituire i libri di testo con gli ebook readers, strumenti tecnologici semplici, con tempi di apprendimento brevissimo, potrebbe essere un primo passo importante anche per  avviare i ragazzi alla lettura, arte ormai desueta e sconosciuta ai più. Poi, quando docenti e famiglie saranno stati adeguatamente formati, si potrà passare agli Ipad o a quel che diavolo esisterà allora, ma per adesso un buon lettore di ebook basta e avanza. Magari rimettendo mano a quella leggina carogna fatta per tutelare le grandi case editrici italiane contro Amazon e l’editoria digitale. Chi dice che un libro dic arta non potrà mai essere sostituito, è come quel dirigente della Ibm che all’uscita del primo personal computer disse: “ Non funzionerà mai, nessuno lo comprerà”.

Ma soprattutto, la scuola ha bisogno di programmi nuovi e insegnanti formati in modo differente: i ragazzi oggi arrivano sui banchi con problematiche tali che si rendono necessarie competenze psicologiche approfondite e capacità di counseling, oltre alla tecnologia, vorrei dire al ministro, servono anche il cuore e l’anima in questo lavoro. tecnologia e cultura umanistica devono procedere di pari passo, è una diade irrinunciabile se si vuole davvero far fare un passo avanti a questo paese fermo da tempo immemorabile.

Non sono per nulla fiducioso sulle sorti della scuola dopo la devastazione berlusconiana: tutto nel nostro paese è superficialità, moda, apparenza senza sostanza, senza neppure l’assurda grandeur dell’effimero barocco, solo vuoto a perdere. La scuola e gli insegnanti sono lo specchio del paese, uno specchio che rimanda un’immagine poco lusinghiera e i ragazzi sono le vittime inconsapevoli di una devastazione culturale e morale senza precedenti. Non sarà un Ipad a cambiare l situazione ma una seria volontà politica di tornare a fare istruzione di qualità nel nostro paese.

Al momento, non ne vedo neanche l’ombra.

Categorie:Attualità

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