A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Aprire gli occhi e guardarsi intorno


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Le notizie riguardo i soldati americani che hanno orinato sulle vittime iraniane e di quelli che hanno commesso abusi su bambini afghani, non meritano neanche una prima pagina sui nostri quotidiani che, dopo la tragedia della Concordia, sono adesso impegnati a dare approfondite e fondamentali notizie sulla ragazza moldava (sottolineando il “moldava”, tanto per confermare l’opinione comune sulle ragazze dell’est, tanto per essere razzisti anche in un ambito che non lo richiederebbe) che cenava col capitano Schettino.

Eppure sono notizie che meriterebbero ampio rilievo perché ci mostrano il vero volto della guerra, un volto schifoso, meschino, disumano e non quello da videogame tipico dei servizi televisivi o quello edulcorato finto addolorato dei reportage (con alcune eccezioni, come gli articoli del più grande reporter italiano, Gatti).

Se per un momento apriamo gli occhi, usciamo dalla quotidiana melma nazionale fatta di politici corrotti che non si dimettono neppure quando attorno a loro resta il vuoto, di parroci che fanno fermare le processioni davanti alle dimore dei boss, di amici di camorristi che siedono in parlamento, di cialtroni che disperatamente cercano di riciclarsi per l’ennesima volta, se ci guardiamo intorno scopriamo che in Iraq e in Afghanistan, due sedi di guerra ormai dimenticate, i nostri soldati sono morti invano: non hanno portato pace né democrazia. Come diceva Brecht: prima della guerra i ricchi si arricchivano e la povera gente faceva la fame, dopo la guerra, i ricchi si si arricchiscono e la povera gente fa la fame lo stesso.

Visto il momento economico sarebbe forse il caso di chiedere ragione di quegli interventi militari, di quantificarli dal punto di vista della spesa, di chiedere il rendiconto dei benefici che hanno portato, al di là della demagogia e delle chiacchiere. Sarebbe il caso che chi ha chiesto a gran voce la nostra partecipazione alle due guerre ci spiegasse perché, ci spiegasse cosa ce ne è venuto in tasca, offrisse un pur tenue motivo di consolazione alle famiglie dei ragazzi che sono morti.

Credo che mai come oggi, mentre il sistema della globalizzazione mostra le sue falle e le guerre mostrano il loro vero volto, infame e squallido e la loro anima, nera e marcia, chi nel 2001 a Genova  scese in piazza reclamando un mondo migliore si senta la coscienza pulita. Era un movimento giusto, portava avanti istanze giuste, aveva visto molto lontano e la storia gli sta dando ragione. Ieri ho letto sul muro una frase che mi ha molto colpito: “Carlo è vivo e i morti siete voi”. Sotto, funerea, era tratteggiata una stella a cinque punte.

Penso che si riferisse a Carlo Giuliani e ritengo che in quella frase ci sia molta verità. Io penso che davvero siano morti quelli che credono di poter continuare a far sopravvivere un sistema iniquo, basato sullo sfruttamento, che si alimenta della miseria dei molti per gonfiare i portafogli di pochi. Le squallide figure che popolano il nostro teatro politico, gli Scilipoti, gli Scaiola, Berlusconi, i Bossi, i banchieri al potere, sono una sorta di zombies, tesi solo ad azzannarsi tra loro per trenta denari, incapaci di aprire gli occhi e guardarsi intorno, di cogliere la realtà e il senso di quello che li circonda, incapaci di liberarsi dall’ipocrisia che li avviluppa come i baccelli dell’Invasione degli ultracorpi (film mitico e profetico).

Giuliani e quelli che erano insieme a lui a protestare, a reclamare a gran voce un cambiamento di rotta, quelli che sono stati pestati, torturati, umiliati da una minoranza di ragazzi in divisa altrettanto disperati e rabbiosi, che l’hanno fatta franca in tribunale ma non la faranno mai franca  con la loro coscienza, vanno considerati vittime della loro lungimiranza, profeti inconsapevoli di un futuro a tinte fosche arrivato molto prima del previsto.

Non è naturalmente rispolverando le stelle a cinque punte che si risolverà la crisi di questo paese, crisi etica, prima che economica. Non è lo spread il nostro problema maggiore, ma la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, il razzismo leghista, il relativismo morale della Chiesa, l’assenza di valori da proporre ai nostri ragazzi, la corruzione. Risollevare lo spread e non toccare questi problemi, è come infilare il dito nella falla della diga, consapevoli che se ne apriranno centinaia di altre e che le dita sono solo dieci.

Carlo Giuliani è ancora vivo, l’ignoto autore della scritta aveva ragione, ma per favore: onoriamolo portando avanti quello in cui credeva, torniamo a gridare ad alta voce, oggi più che mai, che un mondo migliore è possibile e cancelliamo quella stella a cinque punte.

Categorie:Attualità

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