A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Vincenzo Consolo, intellettuale vero.


ignoto marinaiog

Il sorriso dell’ignoto marinaio, geniale quadro di Antonello da Messina, si trova al Museo Mandralisca di Cefalù. Ho avuto modo di osservarlo di persona una decina di anni fa. Ne rimasi colpito profondamente, quasi turbato. Lo considero uno dei più grandi ritratti mai dipinti e, ad aumentare il suo potere perturbante, è il fatto che non sappiamo chi sia il personaggio ritratto. Antonello era pittore di nobili, di baroni, di signori importanti non di popolani. Chi è allora quest’uomo enigmatico, dal sorriso ironico e  triste a un tempo, dallo sguardo senza tempo, lo sguardo di chi conosce verità arcane e proibite? Perché Antonello, per dipingerlo, abbandona la maniera fiamminga, di cui era maestro, e ci regala nuove profondità, nuovi volumi, sfumature inedite, come se il soggetto meritasse una cura particolare, un rispetto diverso?

Provò a dare una risposta a questa domanda e a molte altre Vincenzo Consolo, in quel capolavoro della letteratura che è, appunto, “Il sorriso dell’ignoto marinaio”, libro in cui l’autore dispiega tutte le sue doti: la padronanza assoluta della lingua e la capacità di reinventarla sia dal punto di vista sintattico e formale che dal punto di vista lessicale, come prima di lui avevano magistralmente fatto Verga e Gadda, l’ironia triste così tipicamente siciliana, l’ironia di Brancati, di Pirandello e di Sciascia, una visione del mondo arcaica, di sopraffazione e soprusi dove sempre risulta sconfitta la ragione, la pacata disperazione del siciliano e la sua costante battaglia contro i mulini a vento di fronte all’assurdità della vita e alla cecità del potere.

In Retablo questi temi saranno approfonditi e perfezionati, regalandoci un affresco che guarda al passato ma parla di oggi, una miniatura preziosa intarsiata di gemme sfavillanti,  come solo i grandi romanzieri sono in grado di fare.  L’ironia si fa in questo romanzo più acre, la Sicilia più arcaica e violenta, la religiosità più pagana, non manca un velenoso ritratto di un’intellettualità  vuota e cortigiana, asservita ai potenti e incapace di svolgere il proprio ruolo.

Consolo ha scritto anche saggi, frammenti di memoria, come ne Le pietre di Pantalica,, dove viaggia in una Sicilia devastata dal cemento e dagli affari e il suo guardo lucido e malinconico fotografa spietatamente una realtà drammatica.

Scrittore sublime, difensore appassionato della legalità e dei diritti, amico di Leonardo Sciascia, a cui lo legava il comune sentire e il pessimismo attivo del siciliano, che non smette di difendere la ragione anche quando il suo sonno ha, da tempo, generato mostri, Consolo è stato un intellettuale vero, uno degli ultimi in questo paese.

Uomo schivo, poco noto al grande pubblico, non sarebbe mai apparso davanti a Fabio Fazio per farsi chiedere se preferiva scrivere davanti a un muro o davanti a una finestra, Consolo è stato scrittore seminale e, allo stesso tempo, unico e irripetibile, come tutti gli scrittori siciliani da Verga a Pirandello, da Brancati a Sciascia, da Bufalino a Camilleri. Autori con tratti comuni eppure diversissimi tra di loro, tessitori di linguaggi diversi, accomunati dal comune amore per la ragione e dall’amaro scoramento di fronte alle sue quotidiane sconfitte. Autori di una nuova scuola siciliana che ci ha regalato pagine indimenticabili e necessarie, che ha segnato il secolo passato e aperto la strada al nuovo millennio, offrendoci coordinate inedite per rintracciare un senso, pezzi mancanti del puzzle che conduce dalla follia al vero.

Consolo ci mancherà, come gli altri, ed è per uno di quei curiosi scherzi del caso o del destino che mentre lo ricordiamo, a Milano, la sua Milano, risuonino i beceri insulti e le urla gutturali di barbari incolti e grossolani che trovano il loro brodo di coltura nell’odio e nella paura. Quasi che avendo perso la ragione e il diritto uno dei suoi paladini,il nemico irrompa vociante e rozzo ad applaudirne la caduta. Non hanno certamente mai letto una pagina di Vincenzo Consolo, i leghisti, e non sapranno mai cosa si sono persi.

Categorie:Arte e spettacolo, Attualità

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