A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Fenomenologia della stupidità


Il viceministro Martone, quello che ha detto che laurearsi dopo i ventotto anni è da sfigati, è la dimostrazione vivente che un titolo di laurea acquisito precocemente e a pieni voti non regala automaticamente una patente di intelligenza a chi lo possiede.

Dunque la volgarità, l’arroganza, l’insulto come mezzo di espressione politica, non erano appannaggio solo del precedente esecutivo, anche il governo dei professori, che sembrava aver adottato la linea del basso profilo e del contegno, getta la maschera e svela un volto che conosciamo bene, antico e moderno, sempre diverso e sempre uguale: il volto dei padroni.

Perdonatemi se faccio un pò di autobiografia, è solo per partire dal “particulare” e giungere all’universale, perché chi legge comprenda quanto la frase infelice di questo idiota mi abbia fatto incazzare.

Mi sono laureato in ritardo, un pò dopo i 28 anni, non per cattiva volontà o perché mi sia goduto la vita invece di sacrificarla sui libri, semplicemente la vita a volte ci pone davanti  a vicoli ciechi, a improvvise e imprevedibili discontinuità del destino che comportano la necessità di rivedere il proprio percorso e cambiare strada. Questo è capitato a me e a molti altri che non hanno avuto la fortuna di avere una strada già tracciata  ma hanno dovuto costruirsi il futuro passo dopo passo con la forza di volontà, un pò di rabbia e  consapevolezza delle proprie capacità. Twain diceva che chi ha il coraggio di gettarsi il passato dietro le spalle e ricominciare è un uomo vero. Non credo che Martone conosca Twain.

Essendo figlio di operai, non ho potuto aspettare l’occasione buona che mi permettesse di scegliere il lavoro che desideravo e sono passato attraverso vari mestieri ed esperienze di lavoro kafkiane  che avevano in comune  una sola cosa: si lavorava molto per niente o quasi niente. Undici anni fa ho vinto il concorso e ho cominciato la carriera di insegnante.

Svolgo il mio mestiere con passione e serietà, ricevo attestati di stima dagli alunni che mi sono passati davanti e dalle loro famiglie. Nell’ambiente di lavoro sono rispettato e considerato una persona seria e onesta. Sinceramente, non mi sento uno sfigato.

Conosco molti ragazzi che non hanno una famiglia dietro le spalle e lavorano per mantenersi gli studi, facendo una fatica sempre maggiore dato il costante aumento delle rette. Alcuni di loro raggiungeranno la laurea certamente in ritardo, ma non mi sognerei mai di considerarli degli sfigati.

Mio zio si è laureato tardi perché era un sessantottino siciliano e in Sicilia certe cose non si perdonano. Se è uno sfigato, allora sono fiero di aver imparato il senso del mio mestiere da uno sfigato come lui.

Parto da esempi personali ma, ripeto conosco molte persone che per necessità, per forza di volontà o per scelta sono arrivate tardi alla laurea e nutro per loro il massimo rispetto. Rispetto che dovrebbe nutrire anche questo Martone tanto più, giova ricordarlo, che non si tratta di un eletto dal popolo ma di un miracolato da Napolitano. Invece, sorridente e sprezzante, afferma che forse il suo intervento è stato un pò brusco ma il problema degli studenti italiani che si laureano tardi, esiste. Ma dai? C’entra forse il fatto che negli ultimi dieci anni le rette universitarie sono quintuplicate e i licenziamenti anche? C’entra forse che sono state cancellate le borse di studio e azzerata la ricerca? C’entra forse che non è stato attaccato da nessuno il potere delle baronie universitarie e il clientelismo prospera fecondo?

Il problema è che tale Martone, come Brunetta, come Monti, come tutta questa gente, non conosce minimamente la realtà vera, quella delle famiglie operaie, quella di chi tira a campare giorno per giorno, quella di chi sputa sangue per mantenere la famiglia e regalare ai figli un futuro che non sia la fabbrica o il cantiere.  Il problema è che ormai lo spazio tra i Martone, gli Scilipoti, i Monti e la vita reale è ormai troppo vasto, si tratta di due mondi diversi e inconciliabili: quello dei numeri, dei tassi d’interesse, dei tagli di bilancio e quello della vita vera, reale, fatta di sudore e sacrifici, di piccole vittorie e grandi sconfitte, di amore, rabbia, passione e rassegnazione. Non si spiegherebbe altrimenti l’intenzione di tagliare la cassa integrazione ed eliminare l’articolo diciotto.

Il messaggio di Martone è chiaro,limpido, orwelliano: i figli dei prolet vadano nelle scuole professionali, imparino un lavoro e poi si facciano sfruttare per quattro soldi da quelli come lui, i nuovi yuppies, i servi delle banche e del capitale,. i soliti, nauseanti, vecchi, brutti padroni. E’ un messaggio, purtroppo, che viene anche da sinistra, da radical chic come Ichino e Cacciari, da falsi alternativi come Margherita Hack. Questa gente ha firmato un appello per cancellare la validità legale del titolo di studio, ovvero americanizzare il sistema universitario: sedi di serie A per i figli di papà e per gli altri, ciccia. Questa è gente di sinistra, cazzo!

A me non bastano le scuse di Martone, se davvero questo governo vuole dare un segno di discontinuità, finora non se ne vede l’ombra a meno che non vogliamo considerare un fatto epocale massacrare tassisti e farmacie e l’aumento dell’età pensionabile, allora cominci a sbattere fuori chi non ha la cognizione del proprio mandato che comprende il rispetto di tutti i cittadini. Martone impari, tanto che c’è, anche l’italiano e non usi termini gergali finto giovanilistici per assegnare titoli impropri alla gente che lavora.

Consiglio infine a Martone un libro di Fruttero e Lucentini, “La prevalenza del cretino”, giusto per acculturarsi e scoprire molte cose di sé.

Categorie:Attualità

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