A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Tristi comici


Sarebbe interessante studiare da un punto di vista antropologico la molla che spinge alcuni comici, autori di veementi monologhi di satira politica che sembrano porli su posizioni progressiste, a passare, una volta ripulito il trucco e tolta la maschera, dall’altra parte della barricata.

A Genova abbiamo due esempi abbastanza significativi di questa tendenza: Luca Bizzarri e Beppe Grillo. Del primo ho già scritto in questo spazio e non credo meriti altre righe di commento, Grillo invece, che trovo straordinario come comico e che mi ha per un pò affascinato quando ha cominciato a interessarsi di politica, merita un commento più approfondito.

La sua ultima sparata riguardo la scarsa importanza dello ius soli, cioè della cittadinanza ai cittadini stranieri nati e residenti in Italia, mi ha particolarmente deluso e irritato, forse perché da anni nelle mie classi c’è un numero consistente di ragazzi extracomunitari e conosco bene i problemi anche umilianti che la mancanza della cittadinanza comporta, forse perché mi ero già irritato quando Grillo si era scagliato contro la Tobin tax , la tracciabilità dei conti correnti e la tassazione dei redditi più alti.

A molti quelle posizioni sono sembrate l’egoistica difesa dei propri interessi personali ma io credo, purtroppo, che ci sia sotto qualcos’altro. Dico purtroppo perché ho l’impressione che Grillo agisca sulla base di un calcolo politico: la Lega è morta, la sua fine sarà più o meno lenta ma l’esperimento politico, ammesso sia mai esistito, è finito. Grillo lo sa e sa anche che esiste un bacino di voti consistente a cui attingere. E’ il calcolo politico a spiegare le sue posizioni, la volontà di conquistare quei voti per il movimento.

Se così fosse, il fustigatore della vecchia politica, l’uomo che evita il confronto, il demagogo irridente e sarcastico che recita da anni il de profundis per la politica e i politici italiani, non farebbe altro che utilizzare gli stessi, vecchi trucchi che pubblicamente deplora. Siamo al vizi privati, pubbliche virtù, la solita, vecchia, ipocrita storia italiana.

Tendo, per natura o per spirito di classe, a diffidare dei miliardari che parlano di etica e giustizia sociale, si chiamino Grillo, Berlusconi o Della Valle, per me pari sono. Grillo però mi aveva colpito per il suo esporsi senza pudori, per le argomentazioni che in alcuni ambiti, come quello energetico e ambientale, erano in parte condivisibili, per quella ventata di anarchia che aveva portato nello squallido agone politico italiano. Poi ho avuto modo di vederlo in pubblico e, soprattutto, di  vedere i suoi seguaci, e ho cominciato ad avere qualche dubbio.

Perché il problema è questo: Grillo ha dei seguaci, per altro monomaniaci. I  monomaniaci della lotta agli inceneritori, quelli delle pale eoliche, quelli del mandato unico, ecc. Lui è il vate di questi seguaci, una vate che sta diventando sempre più simile al Peter Finch di Quinto potere, apologo profetico e fulminante sul potere dei media e e sul vuoto ideologico dei nostri tempi. Come il protagonista di quel film, Grillo pontifica, spesso scopre l’acqua calda e vende la scoperta come una profonda verità, inveisce contro tutto e tutti, creandosi uno stuolo di seguaci, appunto, convinti che esista una e una sola verità, la sua. Seguaci che in questi giorni si stanno dividendo proprio riguardo le sue affermazioni sulla cittadinanza ai cittadini stranieri.

Per inciso: la cittadinanza agli stranieri nati in Italia sarebbe un primo passo per abolire quella abominevole legge razziale e razzista che è la Bossi-Fini, un atto di civiltà necessario e tardivo, un primo passo per sanare le ferite aperta dalla destra razzista che ha governato per quindici anni il paese. Altro che problema di secondaria importanza per distogliere l’attenzione  da problemi più seri!

Come  sempre accade in questo disgraziato paese, quando si vedono le carte, sono sempre truccate. Ho creduto fino a qualche tempo fa che il Movimento a cinque stelle potesse davvero portare una ventata di novità, un soffio di aria fresca nei maleodoranti palazzi del potere, mi rendo conto adesso di essermi sbagliato. La base del movimento è certamente costituita da brave persone, monomaniache, poco inclini a confrontare le proprie posizioni con altre, ma brave persone, giovani con delle idee, è già una bella novità. Grillo invece, a mio parere, con queste uscite, ha perso molto del suo consenso e della sua credibilità, si è dimostrato calcolatore, opportunista e privo di scrupoli né più né meno di quei politici che fustiga pubblicamente con una pretesa di integrità che ormai non regge più. Peccato, perché rischia di bruciare un patrimonio umano e di idee che poteva fornire uno stimolo positivo e contribuire a un cambiamento reale.

Vorrei poi chiarire un punto sulla presunta “persecuzione” subita da Grillo con l’ostracismo televisivo, ecc. Parliamoci chiaro: da noi di Lenny Bruce non ce ne sono stati e non ce ne saranno, perché siamo il paese della mamma e della pappa calda. E’ dai tempi della censura a Dario Fo che è cosa nota che la censura, atto illiberale  di sublime stupidità, sia la migliore arma pubblicitaria per un certo tipo di artisti. Basta vedere la popolarità ottenuta dalla Guzzanti dopo la chiusura  di un programma francamente inguardabile, da Luttazzi dopo l’ostracismo lanciato da Berlusconi ( anche a causa di un monologo sinceramente disgustoso), basta vedere le folle oceaniche che Grillo riesce a radunare ai suoi spettacoli. L’artista progressista che si dichiara perseguitato gode di una promozione straordinaria e gratuita grazie all’ottusità di quel potere che vuole tappargli la bocca. Dunque finiamola con questa storia, le persecuzioni sono una cosa seria, non roba da comici. D’altronde il compito di un artista è mettersi sul mercato e vendersi, non c’è nulla di riprovevole in questo, non c’è nulla di moralmente inaccettabile nel successo, specie se ottenuto onestamente, non c’è niente di scorretto se si usa l’idiozia del potere per irriderlo . Il discorso cambia se si usa il successo per portare avanti discorsi etici, come ha fatto Grillo: in quel caso, l’integrità e la coerenza sono conditio sine qua non per andare avanti.

Tanto di cappello allora a Daniele Luttazzi, un altro comico “impegnato” che non ho mai amato ma che rispetto, perché ha avuto però la grande dignità di uscire dalla circolazione, quando si è scoperto che copiava i suoi monologhi.  Questo sì che è un esempio che molti dovrebbero seguire.

Categorie:Attualità

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4 risposte

  1. Pietro, su Luttazzi non si è “scoperto” un bel niente. Fu diffamazione pura, confezionata in modo da fartelo credere. E infatti ci sei cascato. Leggi qua:
    http://anti-diffamazione.blogspot.com/

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    • Ci sarebbe da discutere sulla differenza tra calco e plagio, in ogni caso ribadisco che considero Luttazzi degno di stima. Non ho il minimo dubbio che ci sia stato accanimento contro di lui. Nell’articolo l’ho portato come esempio positivo, confrontato a chi, con ben altri scheletri nell’armadio, continua a dar lezioni di morale. Lui ha scelto, secondo me intelligentemente, di tenere un profilo basso, probabilmente disgustato dall’ambiente così pronto a scaricare chi veniva incensato il giorno prima. “Scoperto” è probabilmente termine improprio in questo caso e prometto di fare ammenda in uno dei prossimi articoli.

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  2. Mannaggia. Mi stavo lambiccando il cervello con l’idea di un progetto di dottorato sul binomio tragedia personale/comicità che mi pare perseguitare alcuni autori. Mi aveva illuminato l’ipotesi di un titolo che pareva geniale: “Tristi comici”. Per scrupolo, ho voluto dare un’occhiata in rete: qualcuno, naturalmente, ci aveva già pensato. Vabbè: Lévy-Strauss non si rivolterà nella tomba per colpa mia. E, soprattutto, mai iniziare con l’infatuazione per un titolo – avrei dovuto imparare dai mille romanzi abortiti alle elementari… non riuscivo mai ad andare oltre un elaborato frontespizio.
    Ciao!

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