Comincio con un’errata corrige: due post fa, parlando di Luzzati ho scritto che era stato “scoperto” il suo plagio: un lettore mi ha fatto gentilmente notare che il verbo era improprio: questo è il link dove potete leggere gli argomenti a difesa del comico e farvi la vostra opinione:http://anti-diffamazione.blogspot.com/.

Veniamo a parlare di Celentano, cominciando da altri. David Riondino ha ammesso di avere portato all’estero dei fondi neri e di aver cercato di farli rientrare con lo scudo fiscale, stessa cosa, più o meno, ha detto Sabina Guzzanti. Entrambi sono stati truffati da una sorta di Madoff all’amatriciana. Non ho visto sui quotidiani, almeno su quelli che leggo, della carta igienica come il Giornale, La Padania, ecc. non leggo neanche le locandine, un articolo che stigmatizzasse il comportamento di due comici militanti, uno dei quali, Riondino, habituès delle feste dell’Unità, di due fustigatori dei cattivi costumi che hanno predicato bene e razzolato malissimo. La sinistra ha perso l’innocenza da tempo, da quando Berlinguer lanciò il problema della questione morale indignando molti militanti, l’identità della sinistra non esiste più, gli artisti “militanti” si adeguano al clima e rubano, senza porsi problemi di coerenza o di etica. Mala tempora currunt.

Su tutti i quotidiani e su molti blog ho letto invece articoli indignati sul compenso di Celentano per la partecipazione al Festival di San Remo, con note di dubbio gusto sulla sua carriera, i suoi film stupidamente associati ai cine panettoni (i film di Celentano erano forse ingenui, non erano capolavori ma non erano mai, neanche lontanamente, volgari), le sue pause, le sue prediche, ecc. Addirittura si è arrivati a chiedere lo sciopero della tv.

Intanto chiariamo un punto: un personaggio come Celentano permette un ritorno di audience e quindi di inserzioni pubblicitarie talmente alto da giustificare i suoi compensi senza bisogno di scandalizzarsi, quanto meno non più dei soldi dati a gente che di mestiere tira calci a un pallone e poi trucca le partite.

Ma il personaggio è da sempre anarcoide, forse per questo è così antipatico a molti, imprevedibile, capace di gesti e parole pesanti. Così Celentano ha deciso di devolvere il suo cachet in beneficienza e pagare le tasse sul cachet di tasca sua. La notizia sarebbe da prima pagina in Italia, terra di mercenari e puttane. di artisti che sputano nel piatto dove hanno mangiato (Guccini, Dalla, ecc.), di politici corrotti e ladri, di razzisti ottusi, un gesto di solidarietà di questa portata avrebbe dovuto avere un rilievo importante, invece così non è stato. Sul giornalismo italiano e sul suo infimo livello mi soffermerò in uno dei prossimi post.

Il gesto di Celentano dimostra una straordinaria capacità di autopromozione, una coerenza che manca a un altro predicatore nostrano, Beppe Grillo, la volontà di dire quello che pensa di fronte a una platea vastissima. E’ una lezione morale e di marketing a un tempo, uno schiaffo all’ipocrisia di politici e giornalisti, una lezione di lungimiranza e strategia commerciale per l’incapace classe manageriale del nostro paese. Torna il paragone con Bob Dylan, anche lui predicatore, anche lui regista e attore massacrato dai critici, anche lui capace di gesti clamorosi, come quando organizzò a proprie spese un festival itinerante per tutti gli Stati Uniti a favore degli agricoltori soffocati da una delle tante crisi epocali.

Il suo gesto aumenterà le vendite dei suoi dischi, alzerà l’audience del festival a livelli da record, permetterà ai giornali di vendere per settimane, perché certamente sul palco dell’Ariston non si limiterà a cantare, offrirà il destro per nuovi articoli denigratori sul suo conto. Ma l’uomo è sincero: i suoi ultimi dischi sono cupi, amari, velenosi, come, mi ripeto ancora, quelli di Dylan, pervasi da una vittoriniana sofferenza per i mali del mondo. Quanta differenza di statura con i grilli razzisti, con i Guccini che dopo decenni di feste dell’Unità non sono mai stati comunisti, con i Dalla che sono vicini a Comunione e liberazione, con i Riondino evasori, ecc. Quanta distanza dai politici che fanno finta di abbassarsi lo stipendio e invece limitano solo di poco l’aumento, dalle Melandri che deplorano che nessun giovane entrerà più in politica perché costretto ad andare in pensione come gli altri, dai Cicchitto che ricattano il governo per assicurare l’impunità al padrone,

La solidarietà fa bene all’anima, immagino il viso triste di Gino Strada per un attimo allietato da un sorriso per questa inaspettata boccata d’ossigeno. Avrà un bel ritorno di immagine anche Emergency, e questa forse è la cosa che conta di più.

A me Celentano è sempre stato simpatico, lo guarderò sul palco dell’Ariston e lo ascolterò sproloquiare sorridendo al pensiero della figura di merda che ha fatto fare a  quelli che credono che tutto abbia un prezzo. Per fortuna, a volte, si sbagliano.

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