A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La fiera delle idiozie


Non ho votato per le primarie a Genova perché le considero una manifestazione palese dello stato pietoso e miserevole in cui versa la politica italiana e quella della sinistra in particolare. Nel nostro sistema elettorale non hanno alcun senso e permettono affermazioni che nascono non da una reale volontà di tutto l’elettorato ma dal mal di pancia di una parte, quella più agguerrita, più partecipe, più pronta ma non necessariamente e non sempre la più significativa.

Considero la candidatura di Marco Doria a sindaco un pericoloso lasciapassare a una destra che non aveva nessuna chance. Ho i miei dubbi che l’elettorato moderato, quello che conta e che non vota le primarie, scelga un esponente della sinistra antagonista in una città conservatrice e vecchia di suo come Genova. Ho anche le mie riserve, in caso di vittoria, vittoria che, intendiamoci, mi auguro, che Doria riesca a fare piazza pulita di quella nomenklatura cittadina che ha liquidato il miglior sindaco degli ultimi anni, Sansa, contribuito a regalare la presidenza della regione a un personaggio come Biasotti, massacrato un buon sindaco, nonostante alcuni innegabili errori, come Marta Vincenzi e proposto un candidato impresentabile come Roberta Pinotti. 

Non credo che Doria riuscirà a vincere, anche per le sue dichiarazioni contro la cementificazione. Troppo forte è l’influenza negativa e devastante di un’eminenza grigia come Burlando, che della nomenklatura cittadina è il capo, perché affermazioni simili possano essere fatte senza pagare dazio. Anche l’amicizia e l’appoggio di un personaggio come Don Gallo, con cui posso solidarizzare e verso cui provo, a tratti, simpatia, ma che non vorrei mai al mio fianco in una campagna elettorale, alla fine risulterà nociva.

Se Genova passerà di nuovo nelle mani della destra, sarà soltanto colpa della ottusità, inefficienza e incapacità di un Pd che farebbe bene a sciogliersi e a smetterla di prendere in giro milioni di elettori che hanno ancora nel cuore le bandiere rosse e continuano a credere alle favole di un partito che difende gli interessi degli ultimi. L’affermazione di Bersani secondo cui, a far vincere Marco Doria sarebbe stata la doppia candidatura tra le file del Pd, è ridicola e autolesionista. Oppure bisogna pensare che la direzione centrale non abbia più potere sulla periferia? Il partito che fu l’apoteosi del centralismo non ha più neanche la capacità di imporre una candidatura? Ai bei tempi, una stupidaggine simile sarebbe costata le dimissioni.

Ieri non è il Pd ad aver incassato una sconfitta ma la politica: la politica che non sa più ascoltare gli umori della gente, che è chiusa a riccio dentro i giochi di potere, che si divide in cricche d’affari, che tutto ha a cuore tranne che il benessere comune. La politica che non sa guardare lontano e pensa di manipolare e orientare quando non ha più una strada davanti.

Ma come si può candidare la Pinotti, scialba radical chic scoutista preoccupata più della sua messa in piega che dei problemi della città? Chi ha pensato che potesse rappresentare un candidato valido? Qual era il suo programma? Rifare la tinta alle palme del Porto Antico? Perché massacrare e lasciare sola la Vincenzi, la cui unica colpa è stata di non avere il coraggio di far piazza pulita di tutti i vecchi ravatti di partito? Dopo l’alluvione è stata attaccata in modo meschino e indecoroso e i colpi peggiori sono stati quelli del fuoco amico. Ma soprattutto, come può il Pd continuare a sostenere e a far fare il bello e cattivo tempo a un politico come Burlando, che ha avviato la più mostruosa campagna di cementificazione delle coste liguri mai fatta? Quando ci toglieremo dai piedi questa specie di padrino che ha le mani in pasta in qualsiasi porcheria accada dalle nostre parti?

I paragoni tra Marco Doria e Pisapia sono fuori luogo. Pisapia è un avvocato di grido, con un passato nella sinistra militante ma era anche ben inserito nella borghesia milanese e, soprattutto, è un moderato, nonostante la bandiera dietro cui ha corso. Nel suo mandato sta privilegiando la concretezza e l’equilibrio e anche la sua giunta è stata scelta con oculatezza, mirando a non scontentare i potentati cittadini. Pisapia è un politico scafato che ha saputo guardare lontano e darsi una patina di novità.

Doria è un outsider, un radicale di sinistra con qualche buona idea, un pò demagogico e fumoso come Vendola e ha sostenitori che certo non invoglieranno l’elettorato che conta a votarlo. Ha fatto alcune dichiarazioni programmatiche interessanti ma bisognerà vedere se riuscirà a rivestirle di sostanza. Non è comunque un politico ma un tecnico e, vedendo cosa sta facendo Monti, scusate se metto le mani al basso ventre.

Naturalmente io lo voterò e lo avrei votato in un eventuale ballottaggio con l’insopportabile Pinotti. Avrei preferito che il Pd appoggiasse la Vincenzi ,che avrebbe certamente vinto contro Musso e forse, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa e qualche ravatto dalla lista, avrebbe potuto fare un secondo mandato con più luci e meno ombre.

Alle balle sul vento che è cambiato e sulla volontà di rinnovamento del popolo credo quanto credo che Monti risolverà i problemi dell’Italia e sia la persona giusta al posto giusto. Vedremo. Certo che avere un sindaco di destra nella città più rossa d’Italia mentre la destra si disfà ovunque, sarebbe grottesco. Ma perfettamente da genovesi.

Categorie:Attualità

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4 risposte

  1. sai la stima e l’amicizia che ho per te, ma la vincenzi è impresentabile. Ha 64 anni, è sempre stata in politica, ha avuto la sua bella carriera, però è giunto il momento che si ritiri. Non è più possibile che in questo paese siamo sempre nelle mani di una gerontocrazia che non vuole schiodarsi dagli scranni del potere. Marco Doria sicuramente non rappresenta il meglio (ma neppure il peggio), ma Vincenzi e Pinotti sono totalmente frutto dell’establishment.
    Un caro e affettuoso saluto
    Giovanni

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    • Per una volta non sono d’accordo. Sapeva dire di no, non ne ha detti abbastanza e questa è stata la sua colpa. Quanto a Marco Doria, Burlando gli ha già teso la mano.Mi spiace, ma alla favola della società civile che vince, non ci credo più.

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      • ti prometto che la finisco qui, però il riferimento alla società civile (solo per correttezza , sia chiaro) lo fai tu, io non ho mai creduto neanche lontanamente ad una cosa del genere…Per ciò che concerne Burlando, non mi stupisce il suo atteggiamento (ammesso e non concesso che sia vero), in quanto siamo nel campo malsano dell’opportunismo politico (di Burlando sia chiaro, non puoi addossare a Doria una colpa del genere), inoltre credo che il nostro governatore avrebbe teso la mano a chiunque. In ogni caso, seppure tu non sia d’accordo e seppure io non creda ad un non-partito come il PD, espressione di poteri forti quanto il PDL, continuo a preferire Doria (in quanto meno peggio) e don Gallo a chi ha già dato prova di saper sguazzare impunemente nei mefitici meandri della bassa politica.
        Sempre con affetto e stima.

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      • Il mio ragionamento era esclusivamente politico e voleva sottolineare che, appunto, il Pd è un non partito. Voterò anch’io Doria, naturalmente, senza neanche turarmi troppo il naso, ma temo che sarò presto deluso. Se poi mi sbaglio, meglio per me e per tutti.

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