A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La scuola per pochi.


Leggo le cifre sulla dispersione scolastica: non mi stupiscono, nella scuola ci lavoro e so come vanno le cose. Male, molto male. Le motivazioni sono complesse si farebbe del qualunquismo ad attribuire in toto la responsabilità alle istituzioni: le famiglie e gli insegnanti hanno la loro generosa porzione di responsabilità dello stato di sfacelo in cui versa l’istruzione in Italia, se non altro perché non sono mai riusciti a organizzare una protesta seria, organica e condivisa, limitata anche solo a pochi punti.

Lavoro in un Istituto Comprensivo dove a tutti i livelli, dalle materne alle medie, c’è una grande professionalità e uno spirito di servizio diffuso. Lo richiede un’utenza difficile, che necessita di un’attenzione costante e profonda. Tutti, maestre e insegnanti, danno di più, inventano, sperimentano, cercano soluzioni adeguate. Eppure non basta. E’ una situazione che si ripete praticamente in tutte le scuole italiane.

Il fatto è che i ragazzi oggi seguono, più meno, gli stessi programmi che seguivo io trent’anni fa, su libri molto più scarsi, con insegnanti molto più insoddisfatti e mal pagati, in scuole dove le attrezzature informatiche e didattiche sono, a voler essere benevoli, obsolete.

Chi si aspettava dal governo dei professori importanti novità per quanto riguarda l’istruzione e una proposta organica di miglioramento e rilancio della scuola nel nostro paese, non conosce Mario Monti. L’attuale presidente del Consiglio applaudiva, pochi mesi fa, quella operazione di bassa macelleria chiamata riforma Gelmini come un importante passo in avanti dell’Italia verso l’innovazione.

La scuola che aveva in mente la Gelmini (ammesso che abbia mai avuto qualcosa in mente) e quella che ha in mente Monti è una istituzione classista, selettiva, discriminante, una scuola che ha come utenti ideali i migliori e che punta a liberarsi rapidamente dei peggiori, per creare manovalanza a basso costo. Un sistema simile a quello americano, e i tentativi di modificare la scuola pubblica per far entrare i privati, le proposte di consigli di amministrazione misti delle scuole, ci sono stati e ci saranno ancora. La scuola che ha in mente questa gente, è una scuola per pochi.

Il problema è che la nostra è già una scuola per pochi: come si può pensare di presentare la stessa lezione all’alunno deprivato e a quello con capacità di apprendimento superiori alla media? Eppure è quello che accade ogni giorno in aula, col risultato che si deprime e demotiva il primo e non si potenziano ulteriormente le capacità del secondo. Il problema è strutturale: i programmi scolastici sono obsoleti, gli orari rigidi, le materie separate per compartimenti stagni senza la possibilità materiale di progettare percorsi interdisciplinari che non siano limitati ad un una tantum ma diventino una costante. Non esiste più la possibilità di compresenze, organizzare lezioni per fasce di livello, lavorare a classi aperte diventa pura fantascienza. Le famiglie, dal canto loro, temono ogni innovazione (anche se classi aperte e fasce di livello non sono certo innovazioni) e si mettono sul piede di guerra quando si cerca di fare qualcosa di diverso, qualcosa di diverso da quello che facevano loro a scuola! Io ho avuto dei problemi perché, privilegiando lo studio della letteratura e la lettura di testi conclusi, spesso classici, ho rinunciato all’antologia. Era il metodo utilizzato dal mio professore di lettere delle medie! 

A farne le spese, naturalmente, sono gli alunni più deboli e quello che fa rabbia è che questi ragazzi, spesso, inseriti in quelle attività extracurricolari ormai sempre più rare e difficili da organizzare a causa dei tagli ai fondi d’istituto, modificano radicalmente il loro atteggiamento, seguono con interesse, hanno un rendimento decisamente migliore. Dunque fare scuola in modo diverso non solo è possibile ma dovrebbe essere obbligatorio dal momento che la Costituzione garantisce pari opportunità formative per tutti. 

I docenti sono tutti perfettamente concordi nell’affermare che la lezione frontale è morta, che bisogna esplorare nuove strade con questi ragazzi così diversi da quello che eravamo noi, così pieni di problemi, di inquietudini, di insicurezza, così smarriti. Le solite, noiose critiche agli insegnanti svogliati,demotivati, vecchi, ecc. vanno rispedite al mittente. Perché i vecchi siedono nei palazzi del potere, ci governano, ci impongono le loro scelte di servi dei poteri forti. Questo non è il governo dei professori, è il governo dei padroni e la scuola che vogliono è quella dei padroni: i ricchi studiano, i poveri lavorano.

Faccio facile demagogia di sinistra? No, perché la sinistra è sempre più radical chic, sempre più simile alla destra. Ho abbandonato dopo poche pagine, cosa che non faccio mai, mi vanto di terminare anche i libri più orrendi, il libro di Paola Mastrocola sulla scuola italiana perché mi ha fatto venire l’orticaria impregnato com’è di una visione della scuola classista, vagamente razzista e assolutamente vecchia. Ho letto con alterno piacere l’ultimo libro di Jonathan Frantzen, pentendomi, dopo averlo sentito affermare che gli ebook uccidono la cultura. E questi sarebbero due intellettuali di sinistra. Per non parlare di Ichino, il responsabile per l’istruzione del Pd, che parla di insegnanti che leggono il giornale a scuola, ecc.ecc. proponendo più o meno quello che propone l’Aprea, potere ai presidi e insegnanti obbedienti e muti. La sinistra è ipocrita, elitaria e settaria quanto la destra quando si parla di istruzione. Volete un altro esempio? Levata di scudi in Lombardia perché il neo assessore regionale all’istruzione, la Aprea, ha proposto l’assunzione diretta dei supplenti da parte dei presidi. Bene, a Genova c’è una scuola che da dieci anni applica l’assunzione diretta da parte del preside e nessuno dice una parola. Sarà perché il preside in questione è di sinistra e perché la scuola, nata per i ragazzi del centro storico, è diventata col tempo la scuola preferita dalle famiglie bene della città?

Senza cultura non c’è crescita possibile, senza cultura accessibile a tutti e pari opportunità di acquisirla, non c’è democrazia. Il sillogismo potete concluderlo voi.

Categorie:Cum grano salis

Tag:, , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...