A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Dalla parte del torto


Giancarlo Caselli è un giudice a cui tutti dobbiamo qualcosa, una di quelle persone che ha messo in gioco la propria vita per difendere i nostri diritti, minacciati prima dal terrorismo e poi dalla mafia. L’ho sentito parlare di persona qualche tempo fa, in un incontro pubblico di presentazione di un suo libro. La platea, molta gente, ascoltava attenta e concentrata quest’uomo sereno e determinato parlare di legalità e giustizia lanciando accuse motivate e forti contro la politica. Quel libro era un diario di guerra, gli anni di piombo e quelli della mattanza, vissuti in prima persona. Non è diventato procuratore nazionale antimafia perché il centro destra fece una legge contra personam per estrometterlo da una carica che gli sarebbe spettata di diritto. Una di quelle poche persone per cui possiamo ancora sentirci fieri di essere italiani.

Le scritte comparse sui muri di Genova contro Caselli e la violenta contestazione a cui è stato sottoposto ci riportano indietro ad anni cupi e fanno male a tutti: alla democrazia, alla giustizia, al movimento No Tav. Gli arresti effettuati su mandato di Caselli non stati fatti né per reati d’opinione, né per reati di associazione a delinquere, il movimento no Tav non è stato dunque toccato. Quegli arresti sono stati effettuati per atti di violenza, reato per cui esiste l’obbligatorietà dell’azione penale. Dunque le contestazioni non solo sono insensate, ma nuocciono gravemente alle rivendicazioni dei No tav, alcune delle quali per altro condivido, scivolando verso un radicalismo estremo che non porterà alcun frutto se non la fine del movimento stesso.

A mio parere la democrazia comincia con la libertà d’opinione ma termina quando ad altri viene impedito con la forza di manifestare o ascoltare opinioni differenti: è esattamente quello che è successo a Genova. Ci sarebbe stata l’opportunità di un dibattito aperto con il giudice che, ne sono certo, non si sarebbe sottratto, si è invece scelto l’atto violento, che fa passare chiunque dalla parte del torto.

E’ la stessa scelta che ha trasformato il G8 di Genova da un punto di partenza importante per proporre una società diversa a teatro di una tragedia condita con soprusi di varia natura che non vedranno mai i colpevoli sul banco degli imputati. I no Tav di ieri erano uguali ai black block, animati dalla stessa ottusa rabbia, infiammati dalla stessa foia distruttiva, incapaci di comprendere quali sono le logiche alla base del confronto democratico. Fortunatamente la contestazione è stata limitata ma è la logica di fondo a essere pericolosa e tossica.

La tutela del territorio, non solo della Val di Susa ma del territorio tutto, è uno dei grandi temi ignorati del nostro tempo. Il perverso principio che lo sviluppo vada di pari passo con la cementificazione è difficile da estirpare dalle menti di politici e imprenditori che nell’avvelenare irreparabilmente l’ambiente scorgono solo un’occasione per un nuovo e lucroso business. Il governo Monti, da parte sua, ha inserito una leggina che permette di cementificare in barba ai beni culturali e alla salute pubblica, dunque non sembra rappresentare un punto di rottura rispetto al passato. Ma la tutela del territorio va difesa con argomenti solidi, dimostrando l’inutilità e le controindicazioni per le economie locali di certi progetti, la pericolosità e l’impatto ambientale devastante per altri, ecc. Il territorio va tutelato a norma di legge, non provocando sommosse o cercando di forzare la mano con intimidazioni mafiose.

La magistratura interviene spesso in modo adeguato e più di un progetto è stato cancellato perché in contrasto con le norme vigenti. Dunque le strade legali esistono, casomai andrebbe aggiornata la legislazione, resi meno facili i cambi di destinazione d’uso, messi dei paletti fermi ai Comuni che troppo spesso autorizzano obbrobri per finanziare le casse esangui. Ma di questo dovrebbe occuparsi la politica. Non se ne occupa e allora bisogna chiedere a gran voce che lo faccia oppure votare di conseguenza. Questa è la democrazia.

Seguano la strada della legge, i No Tav, tornino a un confronto aperto e civile, anche se vivace, prendano le distanze dagli idioti che scimmiottano i terroristi. Il Movimento si trova a una svolta: tornare dalla parte del diritto e della ragione o restare dalla parte del torto e continuare a radicalizzare la protesta.

Se sceglierà la seconda ipotesi è destinato a soccombere in breve tempo e tutto sarà stato inutile. Un danno enorme per la Val di Susa e per il resto del paese.

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Categorie:Attualità

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