A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Le donne vere di Piero della Francesca.


Quasi non ci si accorge di questo splendido affresco quando si visita la cattedrale di Arezzo. Lo sguardo viene catturato dallo splendido altare maggiore, che incanta e immobilizza gli spettatori.

DuomoAlt-400

Spostandosi sulla sinistra, in un angolo nascosto, indifferente a tutto e un pò altezzosa, consapevole della sua bellezza, ecco comparire la Maddalena.

maddalena 

Il volto colpisce per una certa ironia, lo sguardo è sornione, orgoglioso e un pò sprezzante. E’ giovane questa Maddalena e, come tutte le donne di Piero della Francesca, che siano Madonne o nobili, è vera, imponente, con una materialità unica, inconfondibile che contrasta e allo stesso tempo completa il panneggio raffinato degli abiti, la perfezione dei capelli sciolti sulla spalla, la luminosità dosata alla perfezione da quello che è uno dei maestri del colore. Questo affresco vuole dare l’impressione della scultura, come testimonia l’arco marmoreo che lo sormonta, e riesce benissimo nel suo intento. A colpire, come sempre in questo pittore, è il perfetto dosaggio della luce e dell’ombra. Piero ha infatti dedicato la sua vita al tentativo di riprodurre la luce, sfruttando le proprie conoscenze geometriche. Non va dimenticato l’addobbo floreale dell’arco, che rimanda al Beato Angelico. Il pittore di Borgo San Sepolcro è una sorta di enciclopedia della pittura del tempo: beato Angelico, Veneziano, Paolo Uccello, Masaccio, sono solo alcuni dei maestri da cui trae ispirazione per le sue tele, catturandone idee e spunti e rielaborandole in una sintesi assolutamente originale. Va sottolineato ancora il gesto con cui la Maddalena regge la sua veste, con la tensione della mano che trasmette forza e decisione, e l’urna che contiene gli olii con cui sarà unto il corpo del Cristo, quasi ostentata, a ribadire il proprio ruolo nella storia della Salvatore, a testimoniare la propria qualità di redenta.

La Maddalena viene dipinta mentre Piero sta completando il ciclo della Leggenda della vera Croce, capolavoro della sua arte e uno dei vertici del Rinascimento. Ne parlerò più diffusamente in uno dei prossimi post.

Mi piaceva, in questo periodo di falsi Michelangeli e di Templi di Pompei che cadono a pezzi, soffermarmi su un capolavoro vero, autentico, che passa quasi inosservato all’occhio poco attento del visitatore occasionale mentre viene ammirato a lungo da chi, come il sottoscritto, è andato a cercarlo durante un tour sulle orme di Piero.

Il nostro patrimonio artistico è l’essenza dello spirito italiano, la nostra cultura, le nostre radici sono nei quadri di Giotto e Masaccio, di Piero e di Michelangelo e di tutti gli altri artisti che hanno lasciato tracce indelebili di una storia gloriosa e unica al mondo. Compito della scuola sarebbe quello di raccontare questa storia, delle istituzioni di salvaguardarla. Purtroppo, sempre più spesso, non accade nulla di tutto questo.

Categorie:Arte e spettacolo

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