A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Nuove tecnologie e vecchie menti


Ho partecipato recentemente a un convegno sui pericoli di internet per i ragazzi in età scolastica. Erano presenti persone, certamente di buona volontà, che si suppone dovessero essere preparate ad affrontare l’argomento a dare a una platea composta da insegnanti e genitori  spunti e idee, suggerimenti e indicazioni per affrontare un problema che ormai fa parte del nostro quotidiano.

Ne sono uscito profondamente deluso: tutto vecchio, già sentito, scontato, nulla che non conoscessi già o che non potessi trovare in rete, risparmiandomi due ore di tediosa conferenza.

Eppure, l’occasione era importante, si sarebbero potuti approfondire temi come il cyberbullismo, la solitudine che si nasconde dietro i social network, l’incapacità dei nostri ragazzi di comunicare se non dietro maschere più o meno virtuali, più o meno artificiali: la maschera del profilo di facebook, la maschera del gruppo dei pari, ecc., la crisi del linguaggio in quanto strumento e veicolo di idee, di dibattito critico, di crescita, i pericoli legati a internet in quanto strumento privilegiato non solo dei pedofili, ma anche degli spacciatori, della criminalità organizzata, ecc.

Niente di tutto questo. Un pò di comprensibile terrorismo psicologico da parte della polizia postale, un pò di psicologia vecchia di trent’anni da parte di una psicologa (Winnicott, siamo fermi a Winnicott!!!), un pò di sana autocritica condita con una dichiarazione di impotenza da parte di una operatrice dei servizi sociali, un pò di ironia bieca da parte di un avvocato che ha analizzato gli aspetti legali e i rischi penali connessi alla navigazione in rete. Nient’altro.

L’impressione è quella di un paese incapace di pensare al passo con i tempi, incapace di utilizzare categorie e schemi di pensiero nuovi, incapace di andare avanti.

Soprattutto di un paese che non cerca neanche di capire i ragazzi, che non si cura di loro, che li lascia soli. Una realtà che purtroppo constato ogni giorno quando varco il portone della scuola.

E’ sintomatico il fatto che tutti considerino i ragazzi come esseri dotati di grandi competenze informatiche. Un scemenza. Chiunque abbia insegnato informatica sa che i ragazzi sono mostruosamente incompetenti. Possiedono una certa abilità tattile e meccanica, una certa velocità nell’apprendere operazioni automatiche ma non possiedono la minima consapevolezza di quello che sanno, i dettagli tecnici li annoiano, non sanno riparare guasti elementari o “smanettare”, termine che indica la capacità di modificare il sistema operativo per fargli eseguire o semplificare certe operazioni. Partendo da questo equivoco, molti genitori rinunciano in partenza a un controllo sistematico delle attività dei ragazzi che, data la spaventosa ignoranza degli stessi, potrebbe essere effettuato regolarmente in modo approfondito ed evitare molti problemi.  Eppure,in convegni e conferenze  si continua a dire che le competenze informatiche dei “digital native”, i ragazzi nati nell’era di internet,sono iraggiungibili dagli adulti! Il suggerimento della polizia postale è stato quello di un impossibile controllo ferreo da parte dei genitori. Gli adolescenti sono esseri sguscianti, con uan diabolica abilità seduttiva e una altrettanto diabolica capacità di usarla per fregarti sistematicamente. La repressione non ha mai funzionato con noi quando avevamo la loro età e non funziona neanche con loro. Sono, freudianamente parlando, perversi poliformi e l’unico modo per venirne a capo è usare le loro stesse armi, essere più furbi e non farsi incantare. Molto meglio controllare senza darlo a vedere, gli strumenti ci sono, basta farsi un giro in rete. E se trovate qualcosa, se non è troppo grave, non affrontateli frontalmente ma siate subdoli come Jago. Ovviamente scherzo, ma non troppo…

Il cyberbulling è un fenomeno in costante ascesa: si tratta in sostanza di uno stalking che viene effettuato tramite la rete: post di insulti su facebook, foto imbarazzanti, prese in giro, cose che tra adulti si risolverebbero con una risata o una serie di improperi ma che trattandosi di adolescenti possono avere risvolti anche drammatici. In Inghilterra e negli Stati Uniti è stato aggiornato il codice penale per inserire il reato di cyberbulling, appunto. Da noi il fenomeno esiste, ho già avuto modo, purtroppo, di incontrarlo nel mio lavoro, eppure non se ne parla neanche in una conferenza dedicata ai nuovi pericoli di internet. Questa si chiama approssimazione, disinformazione, dilettantismo.

Tanto ci sarebbe stato da dire (e non è stato detto) a proposito della non comunicazione sui social network: questi luoghi dovrebbero essere delle arene dialettiche dove si parla e si dibatte pubblicamente dei propri problemi, potrebbero addirittura assumere un ruolo terapeutico e invece, spesso, sconfinano nella patologia. Perché? Perché i ragazzi li usano per mascherarsi, per immergersi in una identità fittizia, sognata, vaneggiata che, a quest’età, spesso può confondersi con quella reale. Le migliaia di contatti che hanno in genere gli adolescenti, una sorta di bulimia dei rapporti interpersonali, nascondono in realtà l’incapacità di avere rapporti amicali reali, coinvolgenti, efficaci dal punto di vista relazionale. Nel mare delle amicizie su facebook ci si illude che esista qualcosa di vero in una reazione a catena dell’illusione che finisce, paradossalmente, per generare solitudine in una “rete sociale”. Guardate le pagine dei vostri ragazzi: piene di citazioni, di frasi fatte rubate ad altri di siti, raramente un pensiero originale, una frase che suoni “vera”, autentica, la piazza virtuale (che virtuale, purtroppo, non è) affollata di persone è in realtà affollata da monadi, smarrite, confuse, sempre più chiuse nella loro stanza davanti a un monitor come in un bunker, con l’illusione di proteggersi dalle sberle della vita.

Di tutto questo, non una parola. Di cosa hanno parlato, chiederà l’ignaro lettore? Me lo chiedo anch’io, risponde l’ignaro uditore.

Ovviamente c’è l’altra faccia di internet: quella che accende le rivoluzione nel maghreb, che cambia i risultati delle elezioni, che genera idee e organizza proteste. Il profilo di quegli utenti è ben diverso da quello degli adolescenti: si tratta di ragazzi e ragazze giovani e di media cultura, con un carattere ormai definito e con idee. ragazzi e ragazze che comunicano e scambiano, che creano un vero contro potere, che fanno paura al potere vero.

MI sorge un dubbio maligno: la demonizzazione di facebook, le informazioni approssimative e vecchie, le leggende metropolitane che leggiamo sui giornali ogni giorno, le conferenze inutili, sono dovuti al nostro provincialismo, alla nostra incapacità cronica di afferrare la realtà che cambia, di andare incontro al futuro, incontri come quello a cui ho partecipato sono inutili e tediosi perché davvero il livello di informazione è quello. oppure chi regge le fila del potere è più furbo e sta cercando di impedire che i nostri figli confusi, ignoranti, spaventati dal confronto possano diventare un giorno come gli studenti maghrebini che hanno acceso la speranza di un continente?

A voi la risposta.

Categorie:Cronaca

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