Non stupisce che la Cgil si dichiari, per bocca del proprio segretario Susanna Camusso, favorevole alla Tav. E’ anzi una dichiarazione quasi obbligata per un sindacato che da tempo ha abiurato l’azione sindacale propriamente detta per fare da cassa di risonanza al proprio partito di riferimento.

Abbiamo già parlato degli interessi di Bersani e e di alcune cooperative rosse in Val di Susa. L’operazione vale miliardi e coinvolge, come sempre accade in questi casi, destra e sinistra che, quando si tratta di soldi, non solo evitano di scontrarsi ma si dividono amichevolmente la torta come bravi compagni di merende. Nulla di nuovo sotto il sole, l’età dell’innocenza della sinistra è finita da un pezzo, le cooperative rosse ormai hanno da tempo abbandonato il proprio status di cooperative per trasformarsi in aziende ben integrate nel sistema capitalista.

Ma che un sindacato tiri la volata a un progetto insensato, nato già vecchio, inutile e che incontra resistenze fortissime da parte delle popolazioni locali e dei sindaci di sinistra locali, è francamente un pò nauseante. Certo, chi mi conosce dirà che parto prevenuto, visto che milito dall’altra parte della barricata, nella Cisl e che colgo l’occasione per avvelenare un pò la recente vittoria elettorale della Cgil in occasione delle elezioni delle Rsu, di cui parlerò tra poco. Dunque il mio sarebbe astio dello sconfitto.

L’obiezione non regge,  perché, come sanno benissimo nel mio sindacato, io sono da sempre di sinistra e ho sempre spinto per l’unità sindacale. Ho sempre nutrito un grande rispetto per la storia della Cgil, le sue lotte e i suoi caduti, ne nutro molto meno per la Cgil attuale, che adesso si scopre anche anti ambientalista e amica dei cementificatori e delle grandi opere, cioè di quella cricca d’affaristi, grandi e quindi intoccabili, che sta distruggendo l’Italia dal punto di vista paesaggistico e ambientale. Va tutto bene, basta che abbia il bollino rosso, anche distruggere una valle, scempiare un ambiente naturale, devastare un’economia locale basata sul turismo e sull’agricoltura.

La scusa è sempre la solita: il project financing, cioè la favoletta che a pagare i lavori saranno le   imprese rivalendosi poi sugli utili che ne deriveranno e non lo Stato, favola che si è sempre rivelata, appunto, una favola, e i posti di lavoro. Posti di lavoro limitati nel tempo,spesso, in queste occasioni, in nero, quasi sempre senza la tutela di quell’articolo diciotto che è diventato il totem dietro cui la Cgil si nasconde per evitare di trattare. Una bella selva di contraddizioni da cui la Cgil si è sempre liberata con i suoi demagogici appelli di fedeltà alla linea.

Veniamo alle elezioni Rsu in particolare nel settore scuola, quello che conosco meglio. La Cgil ha avuto successo, bene, bravi. Vorrei però che i colleghi sapessero   chi hanno votato. Ovviamente, tutti i candidati eletti sono persone degne di rispetto e impegnate a tutelare i diritti dei colleghi, intendiamoci, mi riferisco alla linea della Cgil, non agli iscritti, con moltissimi dei quali ho il piacere di essere amico.

Sappiano allora i colleghi che la Cgil ha contestato l’accordo siglato dai sindacati “collaborazionisti”, così ci chiamano, che ha permesso di pagare gli scatti di anzianità l’anno scorso e , si spera, quest’anno. Sappiano che hanno contestato l’assunzione in ruolo di sessantacinquemila docenti che per  i dirigenti della Cgil è stata “una truffa”. Forse, se si consultassero con sessantacinquemila persone che hanno la possibilità di pensare in prospettiva, di costruirsi un futuro e di alzarsi la mattina per andare a lavorare, la penserebbero diversamente. Sappiano i colleghi che la Cgil ha contestato gli accordi sindacali di Febbraio con cui i sindacati “collaborazionisti” hanno impedito che venisse applicato il decreto Brunetta e la sua folle ripartizione dei fondi d’istituto e permesso che tutti potessero accedere a tale fondo, cosa che senza quell’accordo non sarebbe stata possibile per il 25% dei docenti in ogni scuola. Una bella selva di contraddizioni da cui la Cgil…ecc.ecc.

Scrivo queste cose a giochi fatti, per non essere accusato di fare propaganda elettorale sporca, cosa che invece ha fatto la Cgil fino a qualche giorno fa. Contrappongo fatti a chiacchiere, come è mio costume e come è lo stile del mio sindacato, che sarà pura collaborazionista ma che, trattando, ha trovato soluzioni e portato a casa risultati quei risultati che non ha portato la Cgil nonostante abbia chiesto ai suoi iscritti di scioperare molte volte. Che sia stata premiata alle elezioni, è segno dei tempi: evidentemente, più che i fatti, possono le chiacchiere e le calunnie. Le litanie sui cinque anni di lotta solitaria sono, e lo dico senza astio ai compagni onesti, che sono tanti, francamente penose e un pò ridicole.

Io credo che la Cgil si trovi a un bivio: da un lato sente la Fiom soffiargli sul collo, Landini è un compagno di strada scomodo, recalcitrante e pericoloso. Il fatto che sia un idolo della sinistra radical chic rende la questione più complicata, il fatto che quello della Fiom non sia sindacalismo ma ideologismo, conta poco. La Camusso ha scelto di dare un colpo al cerchio (fischiato dai fedelissimi Fiom) e un colpo alla botte, dando una mano a un Bersani che resta imperterrito al suo posto nonostante la sfilza impressionante di fallimenti della sua gestione.  Ha scelto di fare politica, ancora una volta, di rappresentare gli interessi di una parte politica e non dei lavoratori, non di chi, dalla politica, vede espropriato e oltraggiato il proprio territorio. Eppure l’anima del sindacalismo, la sua ragion d’essere è la trattativa. Un invito a discutere del problema, ad aprire un dibattito pubblico tra esperti e rappresentanti del territorio non avrebbe avuto nulla di scandaloso, anzi sarebbe stato “qualcosa di sindacale”. Ma “trattare”, ultimamente, è un verbo che suona estraneo alla Cgil.

Fino a poco tempo fa, anche da queste pagine, ho sempre richiesto a gran voce l’unità sindacale. A questo punto, credo che sia opportuno che ognuno vada per la propria strada. Non per gli insulti e le calunnie, che fanno parte del gioco, ma per l’ipocrisia che si vuole mascherare da realismo, per la demagogia che si vuole far passare per purezza. A fare sindacato, a fare politica, ci si sporca le mani. Non è lavoro per i puri.

Cosa succederà se i sindacati confederali  optassero per una separazione consensuale? Sarà la morte del sindacalismo italiano? Io credo che sarà la morte di un certo modo di fare sindacato. Non lo rimpiangeremo.

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