Volevo parlare di scuola e, dunque, incazzarmi o deprimermi a seconda degli argomenti, ma oggi sui giornali è apparsa una notizia talmente divertente che non posso fare a meno di commentarla, spero regalando un pò di buon umore ai miei quaranta lettori.

Un gruppo di intellettuali, accreditato anche presso l’Onu come onlus dedita a operazioni di alto profilo culturale, gruppo di cui non voglio fare il nome per non regalargli pubblicità gratuita, ha presentato la richiesta di eliminare Dante dalle scuole perché antisemita, razzista e anti omosessuale. A sostegno di questa tesi idiota citano numerosi passi del poema dantesco in cui il nostro sommo autore se la prende con Giuda, Caifa, i sodomiti, ecc.

Siamo al politically correct trasformato in follia pura, all’antistoricismo come metodo, all’ignoranza grossolana e becera gabellata per riflessione intellettuale. Attuando il criterio proposto da questo gruppo di teste d’uovo, potremmo tranquillamente eliminare tutta la letteratura degli ultimi tremila anni, Bibbia e Vangelo compresi.

Non se la prende forse Gesù con i farisei e i mercanti del Tempio? E il Signore non sottopone il popolo eletto a una serie incessante di prove crudeli? Non si condanna in entrambi i libri sacri la sodomia? E il Talmud? Il Corano? Seneca, Orazio, Marziale, Platone, Joyce, Celine, Proust? Per non parlare di quell’antisemita intollerante di Shakespeare! E i quadri? Ad esempio La morte di Anania di Masaccio è assolutamente da bruciare, così come la Leggenda della vera Croce di Piero della Francesca, chiaramente antisemiti, per non parlare del razzismo di Tiepolo, che dipinge orientali misteriosi e chiaramente animati da losche intenzioni, o del Giudizio universale di Michelangelo.

O tempora, o mores! dicevano gli antichi nel deplorare la stupidità dei propri tempi, poca cosa al confronto di quella odierna. Il povero Dante, rispetto ai suoi tempi, è un esempio di rara tolleranza e rispetto verso la diversità, come sa chiunque si sia avvicinato alla sua opera. Estrapolare un’opera dal suo contesto storico-temporale misurarla con i criteri odierni è un’operazione comune ma volgare e abietta, specie se effettuata da pseudo intellettuali.  Lasciamole fare ai leghisti certe cose, che quanto a invenzioni paraculturali e a pseudo storia non sono secondi a nessuno.

I ragazzi, in realtà, diventano intolleranti e razzisti guardando la televisione, leggendo i quotidiani, ascoltando i commenti della gente sugli autobus, non certo studiando Dante. Anzi, se avessero un pò di pratica con il sommo poeta, pratica che non derivi dalle pagliacciate di Benigni ma, ad esempio, dalla lettura del magnifico commento di Vittorio Sermonti o dall’ascolto delle Lecturae Dantis  di Gassman, si aprirebbe per loro un mondo meraviglioso, un tentativo di esplorazione dell’inesplorabile quale mai è stato azzardato prima e dopo Dante.  Lo stesso vale per le opere e i quadri degli autori e degli artisti sopracitati. Altro che togliere Dante dalle scuole, dateci la possibilità di spiegarlo in modo decente, invece, dateci l’opportunità di tornare a fare cultura alta!

La cultura è arricchimento interiore, capacità di acquisire nuovi punti di vista, di osservare il mondo e concepire la vita da angolature diverse e infinite. Ogni grande autore ci regala un frammento di verità, quella verità che la scienza non sarà mai in grado di afferrare e di comprendere, nonostante l’arrogante e disturbante sicumera degli Odifreddi di turno, quella verità che, per fortuna, è’ sempre da cercare.

Il fatto che questo gruppo di dementi abbia conquistato le pagine dei giornali con una tale fesseria è purtroppo specchio di un tempo in cui la cultura ha perso il suo valore ed è diventata uno strumento per acquisire una discutibile visibilità, come in questo caso, o per agire in malafede cercando di trasformare il bianco in nero.

La cultura ridotta a mercato, svilita, ignorata, biasimata e ridicolizzata, è l’ennesimo frutto avvelenato imbandito sulla tavola del falso benessere della nostra società, l’ennesima arma nelle mani di un sistema che sull’ignoranza prospera e ingrassa, manipolando le menti e annebbiando le idee. Il politically correct è frutto di un relativismo morale che impone un ridicolo rispetto delle regole di parità in casa propria, se invito Eco devo invitare anche un leghista per fare da contr’altare, ma che smette di essere applicato quando dall’altra parte c’è il nemico di turno, l’islamico, l’induista, chi capita. Basta ricordare le bestialità scritte sul mondo islamico dopo l’11 Settembre. Ma la polemica becera, in malafede, di parte, prospera se da parte degli interlocutori non ci sono sufficienti basi culturali per controbattere o mettere in ridicolo tesi assurde. Ed è esattamente questo il motivo per cui tutti i poteri forti temono i veri intellettuali, quelli che, come diceva Graham Greene, devono essere sempre contro. Ma in questo caso, i poteri forti, non hanno nulla da temere. Se non, forse, Dante.

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