A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’insostenibile leggerezza dei tecnici


Bene ha detto Roberto Saviano, che da insegnante non posso che ringraziare di cuore, davanti a una platea di studenti romani, quando ha sottolineato la sacralità del mestiere di insegnante, l’importanza di tramandare il sapere e le difficoltà dell’essere insegnanti in Italia.

Non avevo alcun dubbio che le speranze di chi aveva creduto che un governo di professori avrebbe invertito la rotta intrapresa dalla Gelmini ( in realtà da Tremonti, in realtà da Prodi) sarebbero andate amaramente deluse. Solo chi non conosce la storia di Monti, rappresentante del capitalismo più cinico e bieco, poteva sognare una realtà diversa. Auspicavo però che sarebbero finite le bugie, i dati gonfiati ad arte, le dichiarazioni ad effetto, che, insomma, si sarebbe tornati a quella sana ipocrisia democristiana che quantomeno non dava sui nervi.

Siamo invece punto e  a capo. Basta leggere la notizia che le assunzioni in ruolo non potranno essere autorizzate perché esisterebbero quarantamila insegnanti “imboscati” che verrebbero pagati per non far nulla. Una fesseria tra tante pronunciate in questi giorni.

A parte il linguaggio da gerarchi che anche il ministro Fornero ha usato in questi giorni, tanto da chiedersi quali maestri hanno avuto professori di cotanto nome, la bugia è talmente grossa da risultare credibile a un’opinione pubblica che è fuori dalle segrete cose e nutre un astio velenoso e irredimibile per la categoria. Come ha dimostrato oggi Bonanni, dati alla mano, non chiacchiere come quelle del sottosegretario all’Istruzione, gli insegnanti assegnati ad altri incarichi sono al massimo cinquemila e sono, appunto, assegnati ad altri incarichi, non nullafacenti che vivono sulle spalle dei contribuenti, come invece si potrebbe dire di molti che frequentano le sacre stanze del potere. Alcuni insegnanti per altro lavorano nei ministeri e viene da pensare che la categoria sia come certe donne da marciapiede, vituperata di giorno e ricercata quando comoda da quegli stessi che con veemenza condannavano l’immoralità.

Dunque è cominciata la campagna di primavera contro la scuola, ci siamo avvezzi, non ce ne crucceremo. Mi disturba personalmente molto di più un Vendola che da Fazio, dopo un discorso da far venire l’orchite a una donna, parla di scuola allo sbando, come sempre si fa per motivi elettorali e di propaganda. Senza naturalmente neanche suggerire soluzioni o piani a lungo termine, senza  avere la minima cognizione dei motivi e della natura dello sbando, delle sue origini, delle possibili contromisure per limitarlo, delle sue dimensioni. Dire che la scuola è allo sbando fa effetto, suona bene, lo dicono cani e porci e dunque perché no?

La scuola italiana, sia chiaro a tutti, non è allo sbando, continua a svolgere il suo ruolo e a farlo anche piuttosto bene, nonostante gli enormi problemi da cui è gravata. Questo è possibile grazie al lavoro di centinaia di migliaia di maestre e professori che quotidianamente, in mezzo a mille difficoltà, nonostante la diffidenza delle famiglie e l’indifferenza delle istituzioni, svolgono il proprio lavoro con coscienza, professionalità e uno spirito di servizio quale raramente si trova in altre categorie. Per il nostro quotidiano lavoro non solo non riceviamo ringraziamenti, (se non gli unici che contano: quelli dei ragazzi e delle ragazze a cui abbiamo il privilegio di insegnare e da cui molto impariamo), ma veniamo sistematicamente insultati, vituperati, fatti oggetto di calunnie.  Siamo la categoria di laureati meno pagata in Europa e la più beffeggiata dalle istituzioni al mondo.

Noi chiediamo alle istituzioni di usare nei nostri confronti quello che Cisti fornaio consigliò di dipingere al ricco che voleva umiliarlo (per i leghisti: Decameron, scritto da Giovanni Boccaccio, testo fondamentale della letteratura italiana), niente di più.

Il gioco al massacro su di noi è un gioco al massacro sul futuro del paese e sulla pelle dei giovani, un gioco al massacro condotto da vecchi incapaci di concepire altro che non siano i propri interessi. Siamo stufi di essere presi in giro, stufi di dover chiedere quello che la Costituzione assegna di diritto ad ogni italiano: la possibilità di studiare. Noi vogliamo darla questa possibilità ai nostri ragazzi, è lo Stato, anzi il governo di turno, che gliela sta togliendo poco a poco, abiurando quei principi che, in teoria, dovrebbero essere inamovibili.

Finiamola almeno con queste bugie da buffoni, finiamola di scrivere della scuola come se si parlasse di un circo, finiamola di infierire su una categoria che in qualsiasi altro paese civile sarebbe considerata preziosa e strategica per il futuro del paese. Non a caso è Saviano a spendere parole di gratitudine verso gli insegnanti, un intellettuale che non ha una casa politica, che non si nasconde dietro una bandiera e che è consapevole che la scuola oggi è un presidio di civiltà e diritti.

Ai vari Ichino, e ce ne sono tanti in Italia di “professori” come lui, che pontificano e disprezzano ciò che non conoscono, mi sento solo di dire che loro sì, non rendono onore alla categoria e renderebbero un grande servigio al paese e a tutti noi se cambiassero mestiere.

Categorie:Attualità

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