Oggi in piazza a Genova c’era tanta gente: giovani, meno giovani, appartenenti ad associazioni cattoliche, di sinistra, probabilmente anche di destra. Un popolo trasversale, civile, un popolo che chiedeva ancora giustizia, perché nel 2012, in Italia, è ancora necessario scendere in piazza contro la mafia, contro tutte le mafie, per non dimenticare, per tramandare la memoria, per ammonire chi pensa che la guerra sia finita.

Avevo le lacrime agli occhi mentre venivano letti i novecento nomi dei caduti per mafia. Ero in quella piazza perché, come insegnante, come rappresentante dello stato, ritenevo doverosa la mia presenza, perché come siciliano, mi sono ferito e offeso ogni volta che la mafia ha colpito, perché Graziella Campagna, una giovane e innocente ragazza massacrata senza pietà da due mafiosi, era la sorella di un mio caro amico e mi sembrava giusto essere lì anche per ricordarla, per commemorare lei e tutte le altre vittime, per stare vicino al mio amico Pietro Campagna. Anche se non sono riuscito a vederlo oggi, in quella folla oceanica,.

Le parole di Don Ciotti sono risuonate alte e nobili al Porto Antico, alte, nobili e rabbiose. La recente sentenza della Cassazione su Dell’Utri non può non richiamare alla mente, a chi ha la mia età, le sentenze del giudice Carnevale che hanno mandato in libertà decine di miserabili mafiosi. Perché, questo dev’essere chiaro: i mafiosi sono miserabili, spazzatura, feccia della feccia, i mafiosi sono senza onore e senza dignità, i mafiosi sono, per dirla con uno degli scrittori con cui sono cresciuto, quaqquaraquà, meno che ominicchi. A renderli forti, a dargli l’illusione di essere uomini, è quella che Don Ciotti ha chiamato la zona grigia: la nauseabonda marea dei conniventi, dei complici, degli insospettabili che siedono ovunque: sui banchi del parlamento, sulle cattedre universitarie, nelle sale vaticane, negli studi dei primari degli ospedali, nei consigli d’amministrazione. Una marea silenziosa di uomini senza etica, senza scrupoli, senza morale che collaborano a tenere in vita la mafia per tornaconto personale, per avidità, perché sono marci dentro.

La mafia era morta dopo la morte di Falcone e Borsellino, la gente aveva detto basta in Calabria, in Sicilia, in Campania, i collaboratori di giustizia avevano cominciato a parlare, la diga a cedere. Bastava uno sforzo da parte dello Stato e ci saremmo liberati definitivamente di questa piaga. Lo sforzo non è arrivato e la mafia si è rigenerata grazie proprio grazie alla zona grigia, grazie alle cricche, ai comitati d’affari, a quelli che ridono quando un terremoto devasta una città, a quelli che stanno devastando l’Italia costruendo case inutili e strade inutili, ai troppi in vendita al miglior offerente.

Il governo che ha preceduto l’attuale direttorio e che ancora, evidentemente, governa nell’ombra, ha flirtato con la mafia, tentato di addomesticarla, di renderla amichevole, necessaria, una presenza familiare. Come possa aver governato per quindici anni il paese un uomo che per tre anni si è tenuto un boss mafioso in casa, è un mistero ancora insoluto. Abbiamo ascoltato cose inaudite in questi anni: che con la mafia bisogna convivere, che un mafioso assassino che non parla è un eroe, ecc.ecc.  Abbiamo ascoltato cose inaudite, scosso la testa e magari detto: “Domani cambio tutto”, come il personaggio di Brancati che, il giorno dopo, tornava alla solita vita.

Attenzione, perché stiamo tornando ad ascoltare cose inaudite, perché la sentenza di Cassazione sul Dell’Utri è un campanello d’allarme assordante e l’indifferenza con cui la notizia è passata sui giornali, a parte Travaglio sul Fatto, è indicativa di un qualcosa che abbiamo già vissuto: una normalizzazione nei rapporti tra stato e mafia. Attenzione perché eliminare il reato di concorso esterno alla mafia, significherebbe legalizzare la zona grigia, togliere un peso dallo stomaco ai funzionari, parlamentari, sottosegretari corrotti e conniventi, legalizzare di nuovo l’illegalità. Questo vogliono fare una destra e una sinistra imbelli, senza memoria, con troppi scheletri nell’armadio.

Attenzione, perché anche se non spara più la mafia non è meno letale. Anzi, la sua potenza di fuoco è aumentata, le vittime potenziali decuplicate: i consigli d’amministrazione uccidono oggi più persone che i fucili a canne mozze. Avvelenano il territorio, ci tolgono aria, spazio, verde, aumentano il livello delle sostanze tossiche nell’aria, avvelenano i cibi, alterano i dati delle agenzie governative, ecc.ecc.  Per trovare esempi di quanto affermo, basta aprire un giornale a caso ogni giorno e leggerlo.

Attenzione, perché ogni giorno arrivano notizie di mafiosi o amici di mafiosi arrestati in ogni zona d’Italia. la mafia, da decenni, non è più cosa da siciliani, o da napoletani o da calabresi, la mafia è cosa contro cui tutti siamo chiamati a combattere, ovunque, nessuno escluso.

Oggi avevo le lacrime agli occhi ma ero anche soddisfatto: perché i centomila di oggi hanno in qualche modo restituito a Genova quello che le era stato rubato con la violenza nel 2001, l’orgoglio di essere in prima fila a difendere i diritti e la libertà, ero soddisfatto perché c’erano tante persone, giovani e meno giovani e la politica, i suoi sporchi giochi, la sua meschinità, erano lontane, altrove, ero soddisfatto perché c’è in questo paese ancora una società civile in grado di scendere in piazza e, senza alzare la voce, senza inalberare bandiere, chiedere e pretendere ciò che le spetta di diritto: libertà, uguaglianza, legalità. C’è ancora speranza di veder cambiare le cose, in questo paese.

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