A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

I pazzi siamo noi


Lo vedo a volte sull’autobus, tornando da scuola. Capisci subito che c’è qualcosa di strano in quello sguardo perso, nei movimenti a scatti. Ha quasi sempre la barba lunga di qualche giorno, vestiti puliti ma trasandati. Parla da solo, pronunciando frasi che denotano una cultura superiore alla media. Un pazzo, certo, uno di quelli che i viaggiatori ignorano, confermando l’impressione che appartenga a un’altra dimensione, a una realtà diversa dalla nostra.

Oggi riflettevo sull’autobus su un diverbio avuto con un collega, uno di quelli che stimo, per altro, ma con cui siamo divisi da un visione differente della politica e della società. Ci siamo accalorati in classe in una discussione per poi arrivare, come spesso succede, alle medesime conclusioni, per poi scoprire di pensarla alla stesso modo arrivando da punti di partenza diversi.

Lui è meridionale, come me. Descrivevamo ai ragazzi le nostre realtà vissute da giovani: il negozio che vendeva pane e salumi sopraffini sotto casa sua, pane e salumi che odoravano di lavoro, di terra curata, amata e maledetta, di salute e allegria. Io raccontavo di quella sorta di emporio che era il negozio dei miei nonni in Sicilia: il banco delle sigarette, quello del formaggio, della mortadella, degli enormi panini che mia nonna, piccola e instancabile, mi dava a metà mattinata, e poi i sacchi del grano, della farina, le granaglie per i polli. La gente entrava in negozio come se andasse a trovare un amico, si fermava a scambiare quattro parole, sentiva di appartenere a qualcosa, una realtà in cui il negozio di salumi sotto casa del collega e l’emporio dei miei nonni erano colonne, porti dove trovare riparo, una battuta, una frase d’incoraggiamento. Viene naturale il pensiero che una volta fosse impossibile sentirsi soli.

Poi abbiamo descritto i centri commerciali, senza anima, spesso senza senso, avidi di terra e di spazi, pieni di gente sola. Abbiamo parlato della nuova mafia, che costruisce autostrade e non uccide più la gente con la lupara ma con l’ossido di carbonio e gli idrocarburi aromatici, dell’ipocrisia di un potere che considera le persone numeri, un potere al servizio del potere, una autoreferenzialità criminosa e criminale che sta devastando il nostro paese, cancellando la nostra identità, globalizzando il vuoto. I ragazzi, naturalmente, non capivano e la lezione si è trasformata in una specie di riedizione in prosa di “Il vecchio e il bambino”.

Su tutto questo riflettevo tornando a casa sull’autobus, leggendo un buon thriller sul mio fedele lettore ebook. Il pazzo mi ha osservato per un po’ mentre leggevo e poi mi ha chiesto: “ Siamo in mezzo al nulla. Devo preoccuparmi?”.

No, gli ho risposto con un cenno del capo, non devi preoccuparti. Il nulla delle idee, il nulla della politica, il nulla della giustizia sociale è rassicurante: se vivi in mezzo al nulla non devi lottare, sbatterti per un mondo migliore, trovare strade diverse, basta lasciarsi andare, seguire l’onda, addormentarsi davanti al brusio del televisore o perdersi dietro un carrello in un centro commerciale. Non devi preoccuparti no, basta non farsi prendere dall’angoscia, dalla necessità di avere qualcosa che ti ancori alla realtà, perché di ancore, nel nulla, non ce ne sono. Basta non aver paura di restare soli, perché in mezzo al nulla, si è sempre soli. 

Poi un pensiero improvviso si è fatto strada, lacerante,come un lampo che illumina una radura e offre un barlume accecante di verità: è davvero pazzo quell’uomo?

Categorie:Racconti

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