A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

C’era una volta la democrazia


Che la storia del nostro paese sia contrassegnata da una democrazia limitata è cosa nota. Da Piazza Fontana all’Italicus, dal terrorismo a Gladio, passando attraverso quel grande tentativo, perfettamente riuscito, di cancellare un movimento di protesta che stava assumendo dimensioni preoccupanti che è stato il G8 di Genova del 2011, gli ultimi decenni di storia del nostro paese raccontano che il popolo non è mai stato sovrano e le fila del gioco sono sempre state saldamente in mano ad attori che si sono ben guardati dall’uscire allo scoperto.

Con Berlusconi c’è stato un tentativo evidente di ritorno al passato, la volontà più o meno palese di ricostituire una sorta di dittatura soft, un fascismo dal volto, se non umano, quanto meno goliardico e godereccio. Nel frattempo abbiamo assistito alla lenta agonia della sinistra italiana, alla sua metamorfosi mal riuscita, alla cancellazione totale della sua identità e delle sue radici. Berlusconi ha devastato il tessuto etico e morale, già consunto di suo, del nostro paese perché la sinistra non è mai stata in grado di controllare il berlusconismo né di combatterlo. Sarebbe servito un leader lungimirante, dal profilo morale inattaccabile, capace di appassionare le folle. Non esiste nulla di simile in Italia, o meglio, qualcuno ci sarebbe, ma è impegnato a curare i malati in zone di guerra o a denunciare le malefatte della mafia.

Monti, che con il suo annuncio vagamente ricattatorio e un pò mafioso, per citare i Litfiba, ha scelto di continuare la tradizione inaugurata dagli editti berlusconiani, è solo l’ultimo, inevitabile anello di questa catena. Con Monti, rappresentante della più importante banca americana, cioè di chi ha contribuito a creare la crisi in cui siamo immersi, il cerchio si chiude e la democrazia rischia di esalare l’ultimo respiro.

Considerare la concertazione come “ricatto delle parti sociali” è un’affermazione fascista, punto e basta e non capisco perché i giornali non lo scrivano. Considerare la cancellazione dell’articolo 18 come fondamentale per rilanciare l’economia è una bugia, anzi, è una infamia. Non capisco perché i giornali non lo scrivano. La presunta trattativa con i sindacati si è risolta in un’arrogante esibizione di muscoli da parte di un governo che da un lato annuncia di voler rispettare la volontà del parlamento, cosa per altro che non andrebbe neppure dichiarata in una democrazia parlamentare reale, dall’altro lancia avvisi intimidatori. Questa trattativa è stata una pagliacciata: l’obiettivo del governo era sin dall’inizio quello di cancellare i diritti dei lavoratori strizzando l’occhio alla destra fascista e né Monti, né la Fornero, che tanta gioia ci darebbe se non aprisse bocca, avevano intenzione di trattare alcunché.

Il direttorio guidato da Monti è reazionario, fascista, al soldo del capitale, e in malafede. La menzogna è diventata ormai talmente comune nella politica italiana che viene usata senza neppure un minimo di ritegno da chiunque,anche da chi pensa che per essere rispettabili, basta vivere trent’anni con la stessa moglie e avere un’immagine un pò dimessa.

Il direttorio guidato da Monti mente, sapendo di mentire, perché altri sono i problemi che impediscono agli stranieri di investire in Italia: la corruzione dilagante, la criminalità organizzata, la mancanza di professionalità e competenza  a causa di un sistema scolastico devastato negli ultimi vent’anni sia dalla sinistra che dalla destra.  Sono solo i fascisti a dire che la sindacalizzazione è un freno allo sviluppo: la Germania guida l’Europa e ha sindacati fortissimi che concertano con il governo: non mi pare che gli investitori stranieri fuggano terrorizzati.

Monti non ha fatto nulla contro la corruzione, non ha fatto nulla contro la criminalità organizzata, non ha fatto nulla contro l’evasione fiscale se non operazioni di facciata, non ha fatto nulla per la scuola e si guarderà bene dal fare qualcosa nell’immediato futuro. Da buon seguace della scuola di Chicago, ha approfittato della crisi per creare divisioni tra i lavoratori, azzerare i sindacati e rassicurare i ceti medio alti sul fatto che nessuno metterà loro le mani in tasca. A stupire, solo parzialmente, è il servilismo quasi totale dell’informazione e il terrore dei partiti, che hanno crisi di panico al solo pensiero di sostituire Monti nell’ingrato compito di svolgere il lavoro sporco.

Se il parlamento approverà la pseudo riforma del lavoro così come vuole Monti, assisteremo a un calo delle retribuzioni, la classe operaia tornerà a essere sotto ricatto, le tessere sindacali scompariranno, aumenterà la tensione sociale. Ma soprattutto si sancirà la fine della democrazia, finalmente in modo chiaro ed evidente per tutti. Se il parlamento non l’approverà o apporterà dei cambiamenti, Monti si dimetterà per ripresentarsi poi a guidare la destra fascista, ottenendo una grande maggioranza, perché gli italiani, è noto, votano masochisticamente quando hanno paura e anche perché, ormai è chiaro, a sinistra, al momento, c’è il nulla.

In ogni caso il vulnus  creato da Monti è gravissimo, molto più delle pagliacciate goderecce di Berlusconi. Se il direttorio, Confindustria e la destra fascista vinceranno questa partita, l’Italia tornerà ad essere solo una entità geografica.

Categorie:Attualità

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