A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Amicizie pericolose


Non entro nel merito del procedimento penale nei confronti di Raffaele Lombardo perché è questione che riguarda la giustizia, tuttavia mi sembra opportuno fare alcune riflessioni sulla linea politica del Pd in questi ultimi anni.

Parlare di linea politica è già un azzardo, visti i tentennamenti, i passi in avanti e indietro, le liti interne, i giochi di potere, le rivalità personali, gli errori clamorosi che hanno caratterizzato le vicende del partito negli ultimi anni. A scanso di equivoci, sono d’accordo con chi, come Paul Ginsborg, auspica che l’attuale classe dirigente vada azzerata e nuovi soggetti, non certo il piccolo democristiano Renzi, ma individui che si ricordano da dove vengono e sanno dove andare, salgano sulla scena.

Da siciliano d’origine, di sangue e di indole ho considerato scandalosa al limite del ripugnante l’alleanza con Lombardo, sia per la natura del personaggio, fedele di Berlusconi e con una affinità elettiva spiccata con Bossi, sia per le chiacchiere che sull’isola circolavano riguardo le sue frequentazioni. Le chiacchiere, in Sicilia, sono qualcosa più che mezze verità  e comunque Lombardo aveva appoggiato incondizionatamente Totò Cuffaro, prendendo poi il suo posto. Cuffaro sappiamo com’è finito.

Onestamente l’appoggio del Pd a Lombardo è roba da far rimpiangere il consociativismo democristiano, un passo falso di tali dimensioni che sarebbe opportuno, da ieri, non da oggi, chiedere la testa (in senso metaforico) della dirigenza isolana del partito. Perché un redde rationem nel Pd prima o poi si dovrà avere, qualcuno dovrà pagare per le brutte figure, le ambiguità, le alleanze pericolose, ecc.

Per esempio, è lecito che continui ad avere la tessera dell’ex partito comunista italiano un individuo come Renzi che afferma che dell’articolo diciotto non gliene frega niente? E’ dignitoso che un esponente di primo piano del partito di riferimento dei lavoratori italiani  se ne freghi di un punto chiave della riforma del lavoro proposta dal direttorio guidato da Monti? Nemmeno un richiamo ufficiale, chiunque nel Pd può sparare cazzate così, impunemente, e non pagare dazio?

Ma lasciamo alla sua stanza dei giochi Renzi, e torniamo a Lombardo. Un conto è avere tra le propria fila un sindaco che cena col capo della destra, fa affermazioni anti sindacali e non sa in che momento sta vivendo e dove sta vivendo, altro conto è allearsi con (presunti) amici di mafiosi. Perché con la mafia non ci si sporca le mani, neanche in Sicilia, la mafia la si deve combattere senza se e senza ma, senza ambiguità, senza tentazioni, senza deviazioni. Quello che il Pd ha fatto in Sicilia è intollerabile per chiunque crede ancora che certi valori, nonostante la perdita dell’innocenza, sono irremovibili. Sarebbe dunque il caso che Bersani ordinasse di ritirare immediatamente la fiducia a Lombardo e procedesse ad una democraticissima, pacificissima e spietata purga casalinga, rinnovando la dirigenza locale del partito e invitando i reprobi a cambiare casa.

E veniamo all’ineffabile Bersani: incassa sconfitte su sconfitte, accetta le primarie scegliendo regolarmente candidati impresentabili, china il capo davanti ai diktat del direttorio come un bravo soldatino approvando senza fiatare la riforma delle pensioni e facendo finta di fare la voce grossa adesso, a cose fatte, riguardo la riforma del lavoro, tiene il piede in due scarpe con la Cgil e la Fiom scontentando tutte e due le organizzazioni, insomma è il perfetto uomo senza qualità, il rappresentante ideale della politica italiana nel nuovo millennio. Altri, prima di lui, dopo una sequela incredibile di idiozie, si sono dimessi, parliamo di gente come D’Alema e Veltroni, non di mezze calzette, per usare il raffinato intercalare di Bersani, lui no, rimane lì, inossidabile, infrangibile, insondabile, incomprensibile. Televisivamente è disastroso, politicamente è inconsistente, ha il carisma di un porta penne, ma cosa diavolo ci sta a fare ancora lì? Si è forse assunto il compito di cancellare definitivamente la sinistra italiana? Possibile che nel partito non ci siano alternative? Possibile che la base non sia più in grado di produrre un’alternativa valida al radicalismo della Fiom e che le battaglie politiche della sinistra debbano essere lasciate in mano alla Cgil,con i problemi che questo comporta per l’unità sindacale?

Forse il caso Lombardo potrebbe essere un’occasione per avere quel ricambio di quadri che, ne sono certo, molti militanti chiedono a gran voce. Lasciare le istanze dei lavoratori nelle mani della sinistra radicale significa frammentare inutilmente il voto, essere costretti a compromessi di basso livello, continuare a fare brutte figure come capitato nelle recenti, demenziali primarie.

Mi auguro solo che tutto non finisca, per l’ennesima volta, in un assordante silenzio. Si può accettare e si è accettato tutto a sinistra, ma la mafia no, proprio no.

Categorie:Attualità

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