A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Di tutto un pò


La notizia che l’Enel è preoccupata perché un quarto dell’energia elettrica è ormai fornita da fonti rinnovabili lascia piuttosto perplessi. Il problema è che enormi centrali elettriche tradizionali di recente costruzione che per rientrare dai costi di produzione hanno bisogno di produrre molta energia, ne producono la metà perché il resto è prodotto, appunto, dalle rinnovabili. La soluzione immaginata dal governo è geniale: epurare gli incapaci che hanno guidato le politiche aziendali dell’Enel negli ultimi quindici anni? Certo che no. Convertire le centrali o programmare una progressiva dismissione puntando completamente sulle rinnovabili? Ma neanche a dirlo! No, la soluzione pensata da direttorio Monti è quella di togliere gli incentivi alle rinnovabili. Perché risparmiare energia? Perché dare la possibilità alla gente strangolata dalle tasse di abbattere i costi delle bollette? Perché mai puntare su risorse che l’Italia possiede in abbondanza come il sole e il vento? Il mercato richiede spreco di energia e costi alti per le forniture e Monti, si sa, è uomo d’onore (del mercato). Piccola domanda: ma l’Enel non è la stessa che sei mesi fa ci raccontava che l’energia nucleare era necessaria per la domanda energetica dell’Italia? Ma cosa è necessario fare in questo paese per essere cacciati via a pedate da una poltrona importante? Quanta incompetenza, quanta avidità, quanta incapacità di guardare avanti bisogna dimostrare?

Monti esterna, la Fornero esterna. La Fornero teme la tensione sociale che lei stessa ha provocato con una riforma che ha messo al primo posto l’articolo diciotto senza che ce ne fosse alcuna necessità. Consigliamo alla Fornero un buon analista. Monti insinua, avverte, minaccia che la proposta del governo sulla riforma del lavoro è di quelle che non si possono rifiutare. Gli esperti si scontrano, l’articolo diciotto era inutile, l’articolo diciotto era necessario, gli statali devono essere licenziati come gli altri, gli statali hanno già perso troppe tutele ci manca l’articolo diciotto. Chiacchiere vuote, un cicaleccio stucchevole e tedioso tra i pasdaràn di entrambe le posizioni. La verità è che l’articolo diciotto è il prezzo pagato alla Marcegaglia per ottenere il via libera alla riforma e il grimaldello per scardinare prima l’unità sindacale e poi la rappresentanza sindacale. Anche se Monti continua a dire che il mondo gli chiede di cancellare i sindacati italiani, la verità non è questa. La verità è che il premier è fatto della stessa sostanza di Marchionne, solo appena appena più presentabile del malmostoso e insopportabile manager della Fiat. Monti è un padrone amico dei padroni e, se fosse vissuto ai tempi, avrebbe dato a Bava Beccaris l’ordine di sparare sulla folla che chiedeva il pane. Quanto agli statali, se parliamo di manager, esistono enormi tutele, da dipendente statale, francamente, mi sento da anni sotto attacco da parte di tutti: utenza, amministrazione, opinione pubblica. E prendo uno stipendio da fame.  Trovo che il sadismo con cui ci si accanisce sulla categoria sarebbe degno di un’analisi da parte di Renè Girard, l’esponente principale della teoria del capro espiatorio.

Evasione fiscale. Adesso si scopre che gli italiani sono un popolo di evasori. I giornali titolano in prima pagina la scoperta dell’acqua calda. Passera propone l’emarginazione sociale come punizione per i rei. Si continua allegramente a mentire sapendo di mentire. Certo, l’evasione di massa, quella meschina del professionista o del negoziante che non rilascia lo scontrino, è da combattere, ma l’evasione vera, quella che provoca i danni più devastanti, è altra cosa.

E’ quella della grande impresa e delle cricche, quella delle banche, quella delle imprese che assumono in nero e non pagano per l’ecatombe quotidiana di morti sul lavoro, quella delle imprese del nord che finanziano mafia e camorra per smaltire i rifiuti, quella delle amministrazioni locali colluse, ecc. Per quella evasione, né Passera né Monti stanno facendo nulla.

C’è un interessante post sul Fatto quotidiano firmato9 da Sabina Ciuffini. Uno sdegnato sfogo contro l’indifferenza con la la violenza sulle donne viene accolta nel nostro paese. Ci si ricorda delle donne solo quando si può sfruttare la cosa a fini politici, vedi le penose vicende di Berlusconi, ma delle donne violentate, picchiate, molestate, uccise, ci si accorge solo per lo spazio di un breve servizio del telegiornale o di due righe in cronaca. Ennesima testimonianza di un paese arretrato culturalmente e dei danni che questa arretratezza provoca.

Chiudo ponendo ancora una volta alcune domande: cosa sta facendo il direttorio Monti per contrastare e limitare la corruzione? Cosa sta facendo per combattere la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta? Cosa sta facendo per riparare i danni provocati da quindici anni di politiche scolastiche centrati solo sulla bassa macelleria? Cosa sta facendo per quelli che sono i problemi reali  che frenano lo sviluppo e la crescita in questo paese? Cosa sta facendo per restituire moralità ed etica alla nostra politica?

Categorie:Attualità

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