A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Tempi cupi


Due notizie inquietanti, purtroppo, alla luce di quanto sta accadendo nel nostro paese, due notizie non sorprendenti. A sorprendere è invece lo scarso rilievo che occupano sulle pagine dei principali quotidiani e su questo ci sarebbe moltissimo da dire.

L’attentato contro il dirigente dell’Ansaldo è un attentato terroristico. Lo è per l’obiettivo, il modus operandi, lo è, purtroppo, per la città. I terroristi amano i simboli, non è una novità, ricominciare una stagione di fuoco dalla città in cui tutto è nato è un simbolo chiaro e potente. Sono certo si tratti di terrorismo anche perché la spiegazione data dalla polizia è quella dalla mitica pista anarchica che si è sempre rivelata fasulla. Bene ha fatto la Fiom a stigmatizzare immediatamente l’accaduto.dimostrando di aver appreso la lezione del passato e mettendo a tacere chi era già pronto a gridare all’untore.

Ho usato spesso toni accesi in questo spazio per attaccare l’operato del governo, anzi dei governi, ma la violenza è l’azzeramento della ragione, la violazione suprema delle regole, un atto di indicibile viltà giustificato da motivi ideologici che servono solo, appunto, a mascherare l’incapacità di essere uomini liberi, capaci di pensiero critico da parte di questi miserabili. Il cambiamento non può nascere dalla violenza, ma dal confronto, dalla dialettica, da quella sublimazione della guerra che è la contrapposizione democratica delle idee. Chi ha sparato oggi non è meglio di un mafioso o di uno spacciatore di droga che vende ai bambini, non è un eroe, né un combattente per la libertà ma un bastardo vigliacco incapace di essere uomo e di essere libero.

L’altra notizia che voglio commentare è quella del sindaco Pd di Cavenago che ha usato gli stessi modi del sindaco di Adro: togliere la mensa ai figli dei genitori morosi. Mi aspetto la stessa risonanza mediatica dell’episodio precedente, mi aspetto lo stesso metro di giudizio e la stessa misura. Perché o quel fatto è stato stigmatizzato per una questione di giustizia e di solidarietà violate, e allora non ci si può esimere dal fare lo stesso anche adesso, anzi, stigmatizzando con maggiore ferocia, perché da un leghista mi aspetto razzismo e discriminazione, da un sindaco di sinistra no. Oppure bisogna pensare che la speculazione politica non guarda in faccia nessuno, che i giornalisti sono disposti, per qualche copia in più, a speculare sulla pelle dei bambini, che certi santoni televisivi passati dal vittimismo all’autogestione del proprio salotto non sono immuni dall’ipocrisia che sono sempre pronti ad attribuire agli avversari.

Il fatto che queste due notizie siano   in secondo piano sui giornali, rientra secondo me in quel clima di normalizzazione del paese che si sta creando da qualche tempo a questa parte. In un paese dove le tensioni, almeno sulla carta stampata, non esistono, si può far passare tutto, dall’aumento delle tasse a una sostanziale riduzione dei diritti. Le banche non amano i disordini, i contrasti sociali, le tensioni, logico che chi risponde alle banche preferisca non dare risalto a tutto questo. Purtroppo, in Italia oggi dai giornali ai ministri, tutti sono in qualche modo collegati alle banche.

Questo è un paese culturalmente ormai alla deriva, dove solo sentir parlare di onestà intellettuale suscita sorrisi ironici. Se le case sono senza libri, la barbarie è dietro le porte. Il sonno della ragione continua a generare mostri solo che ormai sono così numerosi che non riusciamo più a distinguerli da noi stessi. Per arginare questa deriva culturale, favorita dal precedente esecutivo, il governo attuale non sta facendo nulla, forse perché impegnato in più alti compiti, forse perché, tutto sommato, l’ignoranza giova al potere più dell’intelligenza.

Le squallide registrazioni delle telefonate delle peripatetiche che frequentavano la casa dell’ex premier, le altrettanto squallide deposizioni in aula delle testimoni di quegli incontri, ci danno un quadro che sembra una brutta copia di Petronio, un Satyricon dove il Trimalcione di turno non ha la grandiosa decadenza del potente che scivola verso la rovina, né la noncuranza blasè del decadente, ma solo bassi appetiti, fantasie sessuali da adolescente, squallore nell’anima.

Quel paese, quel clima che ha portato a considerare i festini con minorenni che simulavano fellazioni a una statua di Priapo come leciti, che ha considerato in ultima analisi, il potere come amorale, al di là del bene e del male, è ancora il nostro paese. Il clima è ancora quello, la gente è ancora quella. Chi sarebbe stato orgoglioso di mandare la propria figlia ad Arcore, è ancora lì. Quell’uomo squallido e solo, che ha commentato Machiavelli senza capirlo, perché il notaio fiorentino metteva l’utile dello stato al di sopra di tutto e aveva una visione della vita cupa e disperata, quell’uomo che quotidianamente perde brandelli di dignità, per due volte è stato eletto dalla nostra gente con un plebiscito.

A votarlo è la stessa gente che se la prende con le moschee, con gli stranieri che prendono il posto agli italiani negli asili nido (in realtà perché ne hanno più diritto), gente che non è bella ma intollerante, meschina, apatica, ignava, sostanzialmente ignorante e felice che qualcuno abbia sdoganato l’ignoranza come un valore.

Oggi  ci sono due segnali forti che quella gente è ancora presente, che questo paese non è normalizzato, che il rischio di una democrazia limitata è sempre più incombente.

A proposito, piccolo test: chiudete gli occhi e rispondete a questa domanda: a chi gioverebbe una nuova stagione terroristica in questo momento?

Categorie:Attualità

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