A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Ci sono o ci fanno?


C’è un clima brutto in Italia, non solo per le bombe e il terremoto, fatti gravissimi che meriterebbero un’analisi più approfondita. Tra parentesi, per quel che può valere la mia personale opinione, non credo all’ipotesi del gesto individuale nel caso dell’attentato di Brindisi e secondo me siamo in piena disinformazione, come testimonia anche il vergognoso oscuramento delle notizie della tv di stato.

Il clima a cui mi riferisco è quello di sinistra, caratterizzato da un’euforia totalmente ingiustificata per i risultati elettorali e dal ritorno nefasto di una pretesa di egemonia culturale totalmente ingiustificata dal contesto.

Andiamo con ordine: la parola d’ordine del pd è “abbiamo vinto dappertutto”: non è vero. A Genova (Genova!) il Pd ha appoggiato Marco Doria suo malgrado, dopo essersi fatto trombare due, dico due candidate sindaco alle primarie. Lo stesso è accaduto nelle principali città italiane, a Palermo ha vinto Orlando. Allora dove sta questa vittoria? Casomai si può rilevare dai dati che l’emorragia di voti  degli ultimi anni continua, che gli elettori, come sempre accade nelle comunali, hanno votato le persone e non le liste, che il Pd non sa fare le primarie, che il sindaco Cinque stelle di Parma rappresenta comunque una grande novità.

A Parma, altra città dove il Pd ha rimediato una sonora brutta figura, potremo finalmente vedere se dietro agli irresponsabili, volgari e vuoti proclami del Grillo degli ultimi tempi, esiste una capacità reale di fare politica, la consapevolezza di doversi sporcare le mani con alleanze e compromessi per assicurare la governabilità. Fare i duri e puri fuori dal gioco è facile, farlo da dentro il carrozzone un pò meno, chiedere a Bertinotti per informazioni. Se poi, come abbiamo visto con la Lega, l’occasione fa l’uomo ladro, la partita diventa ancora più difficile. Io spero che l’esperimento abbia successo e che il movimento, magari svincolato da Grillo, possa assumere la dimensione di una reale alternativa politica nel panorama ormai piatto e deprimente del nostro paese.

Quanto al Pd, o fa tesoro della brutta figura rimediata anche in questa tornata elettorale, e parlo, intendiamoci, da elettore del Pd, oppure è destinato a esaurirsi, a perdersi, a scomparire. Non hanno ancora capito che la gente è stufa di chiacchiere, di retorica e di balle.

No, non l’hanno capito. Leggo sui giornali di sinistra recensioni entusiastiche sul programma di Fazio e Saviano e la tendenza ad affermare che, quelli a cui non è piaciuto, o sono di destra, o sono ignoranti e berlusconizzati. Bene, io sono di sinistra, mediamente colto e Berlusconi mi fa schifo al punto da non guardare le reti mediaset, eppure il programma non mi è piaciuto.

Non mi è piaciuto perché l’ho trovato retorico, ripetitivo, messianico, pregno di quella retorica di sinistra da primi della classe che ho sempre considerato una palla al piede per le idee di sinistra, insopportabilmente buonista, monotono, privo di ritmo, superficiale e già visto. Fabio Fazio è il presentatore meno coraggioso che la tv italiana abbia mai avuto, sempre attentissimo a non sbilanciarsi, coraggiosissimo negli ultimi tempi a infierire su un uomo morto (Berlusconi) con battutine da oratorio. Non trovo che abbia la statura per ergersi ad arbiter elegantiarum della cultura italiana. Saviano lo rispetto, anche se alcune cose lette su di lui ultimamente hanno in parte ridimensionato la mia opinione, non lo considero un grande scrittore e, avendo come modello di intellettuale Sciascia, non lo considero neanche un grande polemista. E’ comunque una persona che ha avuto coraggio e in Italia sono i benvenuti. Tuttavia ho trovato anche lui ripetitivo e autoreferenziale, anche se gli attribuisco un quid di sincerità che comunque lo mette al riparo da altre critiche.

Il clima nel nostro paese è tale che tornare al famigerato “o con me o contro di me” di qualche anno fa, cominciando magari dalla cultura, sarebbe probabilmente fatale alla sinistra e al paese stesso. Non c’è oggi a sinistra un leader appena decente, un Berlinguer che possa credibilmente parlare di questione morale, nemmeno Napolitano, a mio parere, ha statura tale da ricoprire quel ruolo. Con tanti quaqquaraqquà nel comitato centrale meglio sarebbe osservare un dignitoso silenzio e fare una attenta riflessione, capire che, primo, Berlusconi non è ancora politicamente morto, secondo, se anche lo fossero lui e Bossi, il paese resta quello che fino a ieri ha votato in massa razzisti, fascisti, ladri e compagnia bella, dunque un paese da ricostruire moralmente, dove è necessario riscrivere il concetto di coscienza sociale, terzo, la sinistra è rimasta fino a ieri immobile a guardare lo sfacelo, spesso partecipandovi, non può avere alcuna pretesa di purezza morale o di reale alternativa, dal momento che è corresponsabile del governo a democrazia limitata attualmente in parlamento, lo appoggia e si guarda bene dal criticarne anche le iniziative peggiori.

Concludo con tre note desolanti: il programma di Maria De Filippi che la sera della strage mostra migliaia di ragazzine della stessa età della povera vittima impegnate a urlacchiare consenso verso una pletora di dementi che si agitano sul palco, l’apice della tv spazzatura, il Tg1 che non interrompe la Prova del cuoco per dare notizia della strage, e il Tg2 che intervista lo sputtanatissimo Red Ronnie sul terremoto in Emilia senza togliergli la parola quando delira di profezie dei maya. Il nostro paese è questo e da qui bisogna cominciare a cambiare.

Categorie:Attualità

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