A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il valore della memoria


Guardo in tv il film “I 57 giorni di Borsellino” e come sempre provo un mix di sensazioni forti: rabbia, sdegno, commozione. Eppure si tratta di una storia che tutti conosciamo a memoria, di vicende note già viste anche sullo schermo. Sarà per l’interpretazione intesa di uno Zingaretti strepitoso, sarà per una sceneggiatura che tocca per la prima volta temi che di tanto in tanto tornano sulle prime pagine dei giornali per poi scomparire, uno per tutti, la trattativa tra stato e mafia, ma l’amaro in bocca alla fine è ancora più forte del solito, la sensazione di vivere in un paese dove la libertà è commissariata e gestita da chi può togliercela in qualsiasi momento, è quasi tangibile.

Una considerazione positiva: la Rai sa ancora, non so quanto consapevolmente, fare servizio pubblico. Il film è di qualità altissima, gli interpreti recitano ad alto livello, la sceneggiatura non ha un momento di stanchezza, la scena finale, con i primi piani di Borsellino e della scorta nel momento in cui scoppia l’autobomba, è densa di significato e indica la volontà di evitare ogni spettacolarizzazione. Dopo tanti santi e santini, dopo tante fiction inutili create per far lavorare le odalische del sultano, finalmente un prodotto degno della vecchia Rai, un modo dignitoso per rendere omaggio a uno degli eroi della nostra repubblica.

Inutile negarlo, sullo sfondo delle immagini del film, aleggiava lo spettro della bomba di Brindisi, la brutta figura rimediata dalla Procura per quello che sembra un depistaggio, l’angosciante sospetto che abbiano ricominciato, che non si tratti del gesto di un pazzo ma che la scelta della scuola e del momento siano esattamente quello che sembrano: un monito, una minaccia sinistra.

Sensazione avvalorata dal fatto che la notizia è quasi sparita dai giornali per lasciare posto, giustamente, al tragico terremoto dell’Emilia, un pò meno giustamente alle elezioni comunali e al penoso e vergognoso battibecco tra un Grillo sempre più senza vergogna e senza ritegno e un Bersani che vede il sole dove c’è la luna. La notizia di oggi del ritorno nell’arena politica di Berlusconi completa il quadro di una politica sempre più ridotta a farsa, che ormai si deve affidare a un triste comico sul viale del tramonto per fare notizia.

Mi chiedo cosa potrebbe accadere, in Italia, con questa gente al potere, se la mafia decidesse di tentare un nuovo attacco allo stato ma subito dopo mi chiedo se ne abbia realmente bisogno. Con la rete di corruzioni e clientele che avvolge e soffoca il nostro paese, rete che le mafie tengono saldamente tra le mani e controllano nei suoi nodi più importanti, con i referenti politici mafiosi al governo, le bombe appaiono obsolete e inutili a meno che, come fece Riina ai tempi delle stragi, un nuovo soggetto non voglia tentare di ottenere il predominio. 

Una delle scene più intense del film è quella di Borsellino che chiede all’amico Falcone, davanti alla sua tomba, se ne è valsa la pena. Per loro e per tutti i caduti in nome dello stato, mi auguro che la risposta sia ancora quella data dal giudice, anche se i dubbi sono tanti. Troppi.

Ricordiamo dunque Falcone, Borsellino e le loro scorte, confortati dal pensiero che l’Italia è fabbrica di mostri ma anche di uomini come loro. Ma non culliamoci di poter sempre confidare negli eroi: la mafia si sconfigge giorno per giorno individualmente, rispettando valori e tramandandoli per quanto è possibile a ognuno di noi, alle nuove generazioni. Soprattutto, anche se è facile dirlo vivendo a Genova, piccola e tranquilla città del nord dove la mafia non tocca il quotidiano ma la zona grigia dell’economia e delle clientele politiche, la mafia si vince smettendo di temerla, allontanando la paura, rialzando la testa. Solo in questo modo per tutti i caduti in nome dello stato, ne sarà valsa davvero la pena.

Categorie:Arte e spettacolo, Attualità

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