A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il (non) governo dei tecnici


La scuola è finita anche quest’anno e anche quest’anno dobbiamo registrare l’assoluta assenza di una politica scolastica da parte del governo, l’assoluto appiattimento delle degli uffici scolastici regionali sulle normative (non) emanate dal governo, l’assoluto disinteresse di chi viene pagato lautamente per amministrare, indirizzare, dirigere la scuola, verso i suoi fruitori ultimi, i ragazzi e le ragazze che rappresentano il futuro di questo paese.

Non vale neanche la pena di soffermarsi sulle proposte di riforma del ministro dell’Istruzione: non esistono, sono meri provvedimenti di facciata che nascondono una ideologia fascistoide che con la scusa della meritocrazia maschera, male. l’intenzione di voler riservare la scuola a pochi, più precisamente ai rampolli della classe dirigente, come accadeva prima del ‘68.

Stiamo parlando di un settore strategico fondamentale per quella crescita che Monti millantava fino a qualche settimana, un settore in cui tutti i paesi più importanti del mondo, a parte l’Italia, hanno investito pesantemente all’inizio della crisi e al suo culmine.

Quale futuro aspetta i ragazzi di oggi? Un futuro con meno diritti, caratterizzato da una falsa flessibilità che serve a mascherare lo sfruttamento, un futuro in cui crearsi una famiglia sarà sempre più difficile, in cui ottenere un mutuo sarà come vincere un terno al lotto e possedere una casa sarà un raro privilegio, un futuro grigio e gravido di problemi, anni di disoccupazione o di lavori malpagati, azzeramento delle ambizioni e delle aspirazioni, anni pesanti per sé e per le proprie famiglie che, probabilmente, saranno costrette a sostenerli a lungo, un futuro in cui non esisterà la pensione.

La notizia di oggi è che la Consulta ha bocciato la riforma di Tremonti che prevedeva scuole con più di mille alunni. Questo determinerà un momento di grande caos soprattutto per quelle regioni, come la Liguria, che prone agli ordini di Roma, per quanto assurdi possano essere, si sono dimostrate più realiste del re accorpando più del dovuto e in modo insensato. L’ennesima conferma del dilettantismo che ha caratterizzato i quindici anni di governo della destra e della assoluta inconsistenza di una opposizione completamente asservita a logiche estranee alla sua cultura e ai suoi doveri.

La scuola non ha bisogno di tagli, come pensano in molti, ma di investimenti massicci che consentano per prima cosa l’ordinaria amministrazione, che oggi viene garantita solo dallo spirito di servizio di docenti, personale ata e personale di segreteria, le uniche componenti della scuola consapevoli di fornire un servizio essenziale, e, in un secondo tempo, l’ammodernamento delle strutture e il rinnovo dei programmi, che non può venire dall’alto ma deve nascere dal personale docente, da una ampia e dettagliata consultazione pubblica reale, non quella fittizia di questi giorni dove vengono dati tempi ridicoli per valutare le nuove indicazioni ministeriali su programmi per la maggior parte ricalcati sulle vecchie.

Il governo Monti non ha in programma nulla di tutto questo: è interessato solo ad un azzeramento dei diritti dei lavoratori, a un ridimensionamento dei sindacati per permettere ai padroni di sempre di spadroneggiare  più spietatamente di prima. Per quanto riguarda la scuola, è chiaramente orientato a cancellare qualsiasi accenno di libero pensiero, in perfetta continuità col precedente esecutivo.

Quando la Fornero, a mio parere un esempio eclatante di persona sbagliata al posto sbagliato, afferma che gli statali devono essere trattati come i privati e, dunque, anche essere licenziati, fa demagogia da due soldi, populismo da quattro soldi e mente sapendo di mentire. Gli statali forniscono un servizio, il mercato del lavoro è, appunto, un mercato. Se chiude una fabbrica, le conseguenze ricadranno sui lavoratori, le loro famiglie e l’indotto attorno ad essa, ma se indebolisce la macchina statale, sarà tutto il paese a pagarne le conseguenze. Nella fattispecie, se si vogliono intimidire gli insegnati agitando lo spettro dei licenziamenti, per altro a fronte di un precariato che reclama giustizia, o blandendoli con l’elemosina del merito, a pagarne le conseguenze saranno i ragazzi, cioè il nostro futuro. Mettere sullo stesso piano pubblico e privato è, ripeto, disonesto e demagogico. Molto meglio sarebbe non licenziare nessuno neanche nel privato e cominciare a creare i presupposti di quello sviluppo che questo governo ha promesso e che si sta rivelando invece, l’ennesima promessa da marinaio.

L’esilarante lamento del gran ciambellano dei poteri forti sul fatto di essere stato abbandonato dai poteri forti dimostra che quindici anni di governo di un comico non sono passati invano.

Categorie:Attualità

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