A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

A un passo dalle macerie


Non so se incazzarmi di più per le bocciature in prima elementare e soprattutto per le giustificazioni addotte o per la vicenda delle panchine eliminate perché vi si sedevano gli extracomunitari. In realtà, le immagini che mi evocano questi due episodi sono quelle della cena di Trimalcione di Petronio: la descrizione elegante e ironica di un impero che sta crollando in pezzi e della sua classe dirigente inetta e corrotta. Mi torna in mente anche quel film di Bunuel, non rammento il titolo, in cui un gruppo di raffinati borghesi viene costretto a restare chiuso in casa da una forza misteriosa e mentre il tempo passa e la situazione si fa sempre più disperata, mostrano il lato peggiore di loro stessi, la meschinità, l’egoismo, la viltà. Ma forse è un quadro, l’Urlo di Munch, che meglio sintetizza il momento che stiamo vivendo: l’urlo silenzioso e terribile di un uomo che ha preso consapevolezza della follia che lo circonda.

Ho spesso contatti con maestre che, fortunatamente, non fanno della meritocrazia la loro bandiera ma prediligono l’aspetto formativo, educativo e cercano con i bambini un rapporto affettivo, quel legame necessario in ogni relazione educativa. Ho imparato, avendo frequenti contatti con loro, ad apprezzare di più il loro lavoro e a coglierne la complessità, la difficoltà, il rischio costante di un eccesso di coinvolgimento. Posso, alla luce di questa esperienza, concludere tranquillamente che le maestre che hanno deciso di bocciare cinque alunni in prima elementare perché non abbastanza bravi, hanno sbagliato mestiere.

Il problema è che il nostro è un paese di servi, sempre pronti a inginocchiarsi davanti al potente di turno. Se la parola d’ordine è “meritocrazia” ecco che ci sarà sicuramente un provveditore, un dirigente, un insegnante che preoccupato più di compiacere il padrone che di svolgere con coscienza il proprio lavoro, obbedirà diventando più realista del re.  Parlo della scuola perché è il mio ambiente ma il discorso vale per qualsiasi ambito.  Insegnare è difficile, comporta sacrificio, capacità di mettersi in gioco quasi ogni giorno, la necessità di cambiare metodo, prospettive, visioni a seconda di chi hai davanti e di chi lavora con te. Ma soprattutto è difficile per l’enorme responsabilità che comporta avere a che fare con dei bambini o con degli adolescenti, a volte abbandonati, a volte deprivati, dover conciliare il rispetto del proprio ruolo con il mare di emozioni che un bambino in difficoltà suscita in ogni essere umano normale. Bravo alunno o cattivo alunno, sono categorie obsolete, insensate, sono l’anti scuola, sono fasciste.

Proprio perché insegnare è difficile, proprio perché ormai viviamo tra le macerie di una società allo sfascio, tocca a noi insegnanti stare attenti, non perdere il timone, continuare a lavorare senza pensare al vuoto che ci circonda, con la convinzione di poter ancora fare la differenza. Ricordo una frase di Barnard, il famoso cardiochirurgo sudafricano: a un giovane assistente che gli chiedeva come comportarsi di fronte a una paziente in condizioni ormai disperate, rispose:”Come se potessi salvarlo, sempre”. Così è per noi: anche se di certi ragazzi riesci, come in una palla di vetro, a leggere il futuro e quello che leggi non è piacevole, il nostro lavoro consiste nel cercare di annullarlo quel futuro, anche se è oggettivamente impossibile.

La meritocrazia è una chimera fascista, una bufala per giustificare una scuola classista ed elitaria, per far digerire i tagli che arriveranno, la progressiva privatizzazione della scuola, la istituzionalizzazione di scuole di serie A e di serie B. 

Chi se l’è bevuta, chi dice “Finalmente”!, chi con infaticabile zelo provvede a mettere le mani avanti, non è solo indegno del nostro lavoro, è anche cretino.

Quanto alla storia delle panchine, è l’ultimo colpo di coda di un partito di ladri che crede di recuperare la fiducia dei suoi elettori rispolverando il razzismo nazistoide che li aveva portati al potere. Penso tutto il male possibile della lega e dei leghisti, non nutro per loro il minimo rispetto ma solo un forte ribrezzo e non l’ho mai nascosto in questo spazio. Credo che su episodi di questo tipo la magistratura debba intervenire: si tratta di palesi casi di razzismo e il razzismo è anticostituzionale. Cominciamo a mandare questi cialtroni in galera, cominciano a restituire a questo paese la sua costituzione.

Lo schifo che quotidianamente provo nell’ascoltare l’ultima dichiarazione di Bersani o di Alfano, sta superando da tempo i livelli di guardia. Questa massa di incapaci che litiga, urla e si sbraccia per conquistare una poltrona sul ponte del Titanic potrebbe essere rappresentata degnamente dagli espressioni tedeschi o da un redivivo Bosch che voglia tornare a dipingere un inferno moderno.

Eppure siamo il paese di Piero della Francesca e di Raffaello, che dipinsero l’equilibrio e l’armonia, la geometrica perfezione di un mondo ideale e sereno, dove i potenti erano al servizio del popolo e inseguivano la bellezza. Un’illusione destinata a durare poco, ma che ci ha regalato frammenti di bellezza ineguagliati. Sarebbe poi arrivato Machiavelli, con la sua visione cupa e disperata e il suo realismo rassegnato, il suo mondo di lupi avidi e voraci, gli uomini ridotti  a strumenti. Non siamo andati molto lontani, da allora.

Categorie:Attualità

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