E’ ammissibile che in un paese democratico tre agenti di polizia che hanno pestato a sangue un detenuto causandone la morte vengano condannati a tre anni di carcere che sono già stati condonati? E’ ammissibile che uno dei tre condannati si permetta impunemente, dopo la sentenza, di insultare la madre della vittima dalle pagine di facebook ? E’ ammissibile che i giornali non dedichino a questa vicenda che poche righe?

Esiste un problema all’interno delle forze dell’ordine, un problema esploso dopo i fatti del G8 di Genova e la sostanziale impunità garantita dall’allora governo Berlusconi. Sostanziale impunità che, con qualche eccezione, ha continuato ad essere garantita anche dai governi che si sono succeduti in seguito. Forze dell’ordine che, non va dimenticato, sono costituite per il 99% da persone oneste, padri di famiglia dediti al proprio lavoro che ogni giorno rischiano la pelle per ognuno di noi sulle strade. Questa maggioranza silenziosa che sono certo sia indignata quanto chiunque abbia a cuore il rispetto delle regole democratiche per questi gravissimi fatti, dovrebbe assumersi l’onere di dire basta, di cominciare a denunciare chi sbaglia, comprendendo che non si tratta di fare gli infami ma di applicare la legge, di fare giustizia, di svolgere il proprio lavoro.

Per quanto riguarda la politica, la difesa incondizionata e acritica delle forze di polizia, esercitata da tutti, tranne qualche presa di posizione ideologica altrettanto acritica e altrettanto dannosa, è l’ennesimo esempio della mancanza di coraggio di una classe dirigente che ha perso senso etico, dignità, valori, che assiste imbelle allo sfacelo delle libertà democratiche terrorizzata all’idea di perdere i propri privilegi e che con straordinaria incoscienza favorisce l’acuirsi di una tensione sociale ormai a livelli altissimi.

A maggior ragione, visto quello che potrebbe accadere, è necessario che le forze di polizia vengano ripulite dalle mele marce, è  necessario che il rapporto di fiducia con la gente torni a livelli normali. Ripeto: a questo punto, data l’assoluta inettitudine dei politici, capaci solo di usare una retorica stantia per difendere anche l’indifendibile, questa richiesta di pulizia può partire solo dall’interno delle forze dell’ordine, dagli onesti, da quelli che non picchierebbero mai a sangue un ragazzo inerme, da quelli che, ordini o non ordini, non userebbero mai il manganello contro operai che protestano perché gli viene tolto il pane. Non è più il momento delle difese incondizionate e dei silenzi, i panni sporchi non possono più essere lavati in famiglia.

Alcune osservazioni, per concludere, sulla stampa. Ritengo che una parte dei motivi che confinano l’Italia molto in basso nelle classifiche riguardanti l’argomento, sia dovuto all’infimo livello dei giornalisti. Mancanza di coraggio, ottusità ideologica, accondiscendenza verso il potere, ipocrisia, falso perbenismo, opportunismo, sono solo alcuni dei difetti che contraddistinguono la maggior parte dei pennivendoli nostrani. Il basso livello del nostro giornalismo è l’ennesimo sintomo di deficit democratico, l’ennesima prova della regressione di questo paese verso possibili derive autoritarie.

Mettere la nazionale in prima pagina e dedicare alla scandalosa sentenza sul caso Aldrovandi poche righe, non è un meschino espediente per vendere più copie ma una chiara dichiarazione di complicità con il volto più oscuro del potere. Possibile che nessun quotidiano italiano abbia il coraggio di cominciare una campagna per l’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale?  Possibile che ogni giorno debba leggere sul più importante quotidiano italiano le cronache boccaccesche e francamente irrilevanti delle prostitute che si accompagnavano la premier e che in occasione della sentenza Aldrovandi non ci sia stato un editoriale, uno, a difesa dei diritti civili?

La penna, o il word processor se preferite, è uno strumento potentissimo se in buone mani, i giornalisti, nei paesi anglosassoni, sono i cani da guardia del potere, i medici che controllano lo stato di salute della democrazia. Da noi, invece, sono gli animali da diporto del potere, la cassa di risonanza di vendette personali, lo strumento per affossare gli avversari, l’arma in più per tenere a bada l’umore della gente, casomai no bastasse quell’ipnotico potente che è la televisione.

E’ proprio a causa di questa incapacità diffusa di capire il senso del proprio mestiere che la stampa italiana non insorge contro i reiterati tentativi di mettere il bavaglio a internet, incapace di capire che prima si comincerà da quelli che vengono ritenuti, a torto, i concorrenti, poi toccherà a loro.

In un paese che vorrebbe essere paladino del libero mercato, anche la libera concorrenza delle idee è un tabù. Con buona pace della democrazia e della libertà di parola.

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