I quattro gol della Spagna che sanciscono una vittoria netta e senza discussioni, riportano gli italiani con i piedi per terra e pongono freno alla nauseante, ipnotica marea di cattiva retorica patriottica che ci ha sommerso dopo la vittoria sulla Germania.

Che il panem et circenses sia uno strumento potentissimo l’avevano capito molto bene sia i romani che i greci e che il calcio sia stato spesso usato per logiche geopolitiche, lo aveva compreso benissimo quel vecchio saggio di Gianni Brera, il più grande cultura della pedata, come diceva lui, che abbia mai calcato la terra del nostro paese. Il discorso fila a tal punto da pensare, seguendo la logica del complotto, che la sconfitta della Germania sia venuta al momento giusto, troppo giusto, per mascherare con una patina di trionfalismo l’accordo strappato da Monti alla Merkel, soprassedendo sui costi di questo accordo e, soprattutto, su chi graveranno questi costi.

Trovo semplicemente vergognoso, ad esempio, pensare di tagliare diecimila statali, categoria che ha da tre anni lo stipendio bloccato e che ha subito negli ultimi dieci anni vari esercizi di macelleria sociale. Trovo ignobile tagliare sulla sanità e indebolire uno stato sociale che fa acqua da tutte le parti. Trovo scandaloso che non vengano toccate le pensioni al di sopra dei seimila euro e invece si voglia, per l’ennesima volta, fare cassa sulle spalle delle categorie più deboli.

Nella galleria delle vergogne vanno annoverate le odierne dichiarazioni del professor Ichino, che prospetta un futuro da bassa manovalanza per la gioventù italiana e si rammarica che le istituzioni formative non attuino i giusti criteri meritocratici che ristabiliscono l’ordine naturale delle cose: i borghesi all’università e  tutti gli altri in fabbrica. Inqualificabile è il comportamento di Marchionne, questo ducetto da due soldi che non riesce a vendere una macchina in più nemmeno aprendo fabbriche in Cina, dove può sfruttare a suo piacimento gli operai senza i sindacati tra i piedi. Questa icona dell’incapacità imprenditoriale e dell’arroganza borghese italiana è forse l’immagine più eloquente dello stato miserevole di questo paese. E’ ripugnante che compaia ancora in pubblico proponendosi per incarichi da ministro Berlusconi, questo Caligola dei poveri, patetico e insopportabile anche nell’autunno del proprio scontento. E’ penoso il passaggio di consegne di Bossi a Maroni e le aprole di stima verso a Bossi da parte dell’intellighenzia di sinistra. Certo, in confronto a Berlusconi Bossi è stato solo razzista, xenofobo, bugiardo e ladro, ma qualche volta dovremmo anche guardare in alto per fare i paragoni.

Meno male che abbiamo perso e che la Spagna ha ridimensionato i nostri volenterosi scarponi, altrimenti ci saremmo scordati che questo è il paese dove i treni i si fermano in aperta campagna per ore, dove la mafia brucia i terreni delle associazioni di volontariato, dove un governatore di regione resta al suo posto nonostante la sua giunta corrotta, gli scandali personali, le amicizie pericolose. E’ il paese che sta azzerando lo stato sociale, che non tassa i beni della Chiesa, che non ha stanziato una lira, ma solo tante inutili parole, per la scuola pubblica. L’Italia è il paese dei corruttori e dei corrotti, degli evasori fiscali, dei furbi che vivono alle spalle di chi lavora onestamente e onestamente vorrebbe vivere.

Monti non sta facendo nulla per cambiare questo stato di cose, sta solo facilitando il terreno per quelli che lo hanno provocato, sta solo creando le condizioni perché i ricchi possano diventare sempre più ricchi e i poveri scannarsi tra loro. La Fornero non è una scheggia impazzita del governo, ha solo l’ingenuità di svelare pubblicamente quella che è la linea politica dell’esecutivo, di dire quello che tanti sanno ma evitano di dire.

E’ desolante vedere tante brave persone credere che i sacrifici, i tagli siano necessari, è deprimente vedere tanta gente onesta riporre fiducia in questo vassallo del grande capitale, in questo gelido cultore della shock economy.

Un altro mondo è possibile, un’altra strada per risolvere i problemi è possibile? Paul Krugman dice di sì, non è un pericoloso comunista, non propone la rivoluzione proletaria nè la rivoluzione verde, non è un demagogo né un ex comico che predica contro la ricchezza e passa le vacanze a Porto Cervo: è il più importante economista americano, ha vinto il nobel per l’economia e ha un dono raro: sa farsi capire dalla gente. Leggete il suo ultimo libro “Uscire dalla crisi, adesso!”, giusto per capire che Monti non è un santo e che un’altra strada per uscire dall’impasse c’è. Certo, ci vuole coraggio, ci vuole fantasia, ci vuole tecnica: quello che manca all’Italia di oggi.

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