A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Così fan tutti


Comincio col prendere atto che quando il presidente di Confindustria e il segretario della Cgil si trovano d’accordo, forse nella spending review del governo c’è qualcosa di buono. In questo paese, infatti, a scontentare tutti, ci si azzecca sempre.

In apparenza, questa manovra, perché di questo si tratta, tocca punti dolenti del nostro sistema, punti che necessitano da anni di riforme urgenti. Siamo il paese col più alto numero di dirigenti pubblici, col più alto numero di tribunali, con l’assurda istituzione delle province che, o si limitano a esercitare le stesse funzioni delle regioni, spesso provocando rallentamenti e duplicando il rischio di corruzione e clientelismo, oppure entrano in contrasto con le regioni, ritardando l’iter di provvedimenti urgenti, ecc. Comune e regione sono organismi più che sufficienti, se adeguatamente finanziati, ad assicurare i servizi nelle nostre città, le province sono un organismo superfluo creato per dare un contentino ai vari vassalli di partito, dunque la loro cancellazione non solo è legittima,ma dovrebbe essere generalizzata e immediata, salvaguardando ovviamente i posti di lavoro. Quanto alla sanità, è necessaria una riforma urgente che salvaguardi le tutele ma razionalizzi il sistema perché, semplicemente, non è più sostenibile.

Dunque una volta tanto sono d’accordo con l’azione del governo? Da queste pagine arriva un applauso a Monti? Tranquillizzo i miei pochi ma fedeli lettori: la manovra non mi piace per nulla ed è perfettamente in linea con quanto il direttorio ha fatto (e non ha fatto) finora.

Intanto manca la scure sugli sprechi veri: penso alla sanità siciliana, per dirne una: manca un provvedimento che impedisca alle regioni a statuto speciale di diventare dei sultanati, nel caso della Sicilia sultanati gestiti in pratica dalla mafia. In secondo luogo, non c’è nemmeno l’idea di una riforma del sistema della giustizia, della macchina statale, della sanità. Solo tagli lineari, come ha fatto Berlusconi, come ha fatto Amato, come ha fatto Prodi, come fanno tutti. Anche il direttorio dei professori, seppure libero da clientele politiche, almeno in apparenza, ha paura di toccare quei centri di potere dove imperversa la corruzione, il clientelismo, i mali che hanno portato il nostro paese alla bancarotta. la verità è che si tagliano un pò di dirigenti statali che troveranno velocemente un’altra poltrona, per tagliare i dipendenti, che andranno in mobilità, si cancella, di fatto, la ricerca nelle nostre università, non si danno soldi alle scuole paritarie (era ora: ma non ci credo finché non diventerà effettivo) ma non si danno quei fondi alla scuola pubblica, non si chiudono i piccoli ospedali ma si tagliano i posti letto, insomma, alla fine, come sempre, si va a colpire pesantemente le classi che più hanno bisogno di stato sociale, quelle più basse. Cambiati i suonatori la musica è sempre la stessa. 

Quanto alla scuola, io pensavo che il limite della demenza si fosse toccato con l’ineffabile, inutile, insopportabile ministro Gelmini, invece il nuovo ministro sembra intenzionato a toccare nuove vette. Si varano infatti due provvedimenti assolutamente inutili rispetto a ben altre urgenze come quello delle pagelle on line e dei registri digitali e si afferma con una spudoratezza che nemmeno il re nano ha mai mostrato nel suo delirio di onnipotenza, che le scuole devono attuare queste innovazioni senza chiedere ulteriori fondi.

Domanda al ministro: come cazzo facciamo a fare le pagelle virtuali e i registri digitali se non abbiamo i computer? Come cazzo facciamo a comprare i computer se non ci date i fondi? Come cazzo facciamo a essere operativi dal prossimo anno scolastico se non stanziate fondi per organizzare dei corsi di formazione per un corpo docenti che è, in larga maggioranza, informaticamente analfabeta? Ultima domanda: se continuate a licenziare gente, a cancellare i diritti dei lavoratori, a mettere in mobilità migliaia di persone ogni giorno, a favorire spregevoli dittatorelli come l’amministratore delegato della Fiat, dove cazzo pensate che le persone possano trovare i soldi per comprarsi i computer e leggere le pagelle on line?

Si decide dall’alto l’inutile senza neanche creare i presupposti perché l’inutile possa essere attuato. E’ la storia della politica scolastica degli ultimi vent’anni. A confronto degli ultimi tre ministri, la Moratti era un gigante.

E’ la storia della politica italiana, ormai inesistente. Siamo rimasti al periodo della signorie, il nostro è un sistema governato da caste che usano il potere centrale ricattandolo e rubano enormi quantità di denaro che permetterebbero la sostenibilità dello stato sociale. Perché non è vero che lo stato sociale non è più sostenibile, il problema sono quelli che dirottano i fondi dello stato sociale nelle proprie tasche, che quotidianamente ci derubano, che la fanno sempre franca.

Secondo Krugman il nostro paese è destinato a uscire dall’euro e a diventare la Cina dell’Occidente, un paese di schiavi disposti a lavorare a basso costo per i veri padroni del vapore, le multinazionali. Spero che il bravo e simpatico economista si sbagli ma non è certo Monti,che dei padroni del vapore è vassallo, che potrà portarci fuori da quell’approdo. Questa manovra è solo un altro palliativo che serve a spianare la strada ai vampiri della finanza. Tutta la storia del direttorio Monti guarda nella stessa direzione: fare terra bruciata dello stato sociale, creare le basi per la colonizzazione economica del paese, ignorare lo scontro sociale e,se sarà il caso, usare il vecchio divide et impera, che non è mai passato di moda.

Servirebbe ben altro, servirebbe coraggio e fantasia, servirebbe la volontà di cercare una strada nuova, un’alternativa allo schifo di sistema in cui viviamo. Servirebbe qualcuno che non parlasse e non guardasse a destra o a sinistra ma parlasse e guardasse alla gente e ai suoi bisogni. Quanto alla gente, alle persone,andrebbero rieducate, disintossicate da anni di televisione e pubblicità, di ipermercati e sogni preconfezionati, di relativismi morali e apologie dell’ignoranza. Ci vorrebbe un sognatore e un poeta, per portarci fuori dall’incubo.

Nell’attuale panorama politico italiano, non c’è nessuno in grado di fare questo. E il nostro paese somiglia sempre di più a un grande nave che allegramente corre contro un iceberg.

Categorie:Attualità

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