A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Alla fine di una torrida estate


Dopo una ventina di giorni passati in santa pace nella quiete agreste del mio rifugio montano, dove la maggior concessione alla tecnologia è stata seguire le olimpiadi in tv e scaricare le email sul cellulare, torno a postare sul blog immerso nella calura opprimente di Genova.

Non che ci siano fatti eclatanti da commentare: la crisi incombe come un’ombra per i governanti e come una realtà vissuta quotidianamente per le persone comuni, nel frattempo, i quotidiani scoprono l’acqua calda.

Repubblica, che si rivela particolarmente esilarante per i suoi scoop ritardati di anni, parla oggi della cementificazione selvaggia che da anni impazza nel nostro paese. Esistono da almeno cinque o sei anni in libreria alcuni volumi sull’argomento, documentatissimi e ricchi di dati ma, evidentemente, i redattori di Repubblica, o seguono il consiglio brechtiano di appurare i fatti “di propria scienza” oppure non leggono. Propendo, data anche la qualità sintattica degli articoli, per la seconda ipotesi.

Quanto ai soldati bambini, i miei alunni sanno che da anni affronto l’argomento a scuola: un flagello drammatico, che affligge l’Africa da decenni e sul quale esiste un grande libro, “Memorie di un soldato bambino” di Ismael Beah. Repubblica si accorge del fenomeno oggi, parla di centinaia di soldati bambino in Mali ma in tutta l’Africa si parla di centinaia di migliaia. Vale quanto detto sopra. Che poi due articoli su argomenti così importanti vengano pubblicati come riempitivi il 20 di agosto, è esemplificativo del livello infimo della stampa nel nostro paese.

Caso Taranto: che i proprietari dell’Ilva non siano esattamente delle personcine simpatiche, è cosa nota, che in Italia non esista e non è mai esistita una politica industriale, è cosa arcinota, che i sindacati, tutti, anche e soprattutto quelli che oggi alzano i vessilli da barricaderi, in questi anni abbiano taciuto pur sapendo per tutelare i posti di lavoro, è cosa poco nota ma facilmente verificabile. Da questa vicenda non esce bene nessuno, escono malissimo, invece, i tarantini, specie quelli che, grazie alle emissioni tossiche dell’Ilva, ci hanno rimesso la pelle. Lo stabilimento va riconvertito, i posti di lavoro tutelati, tutti i responsabili del disastro ambientale e delle morti da questo causate, primi attori, complici e conniventi, vanno perseguiti penalmente e , una volta accertate le responsabilità, condannati con pene esemplari. Quello che è successo a Taranto sta certamente succedendo altrove e non deve succedere mai più. L’aria sinistra anti magistratura che comincia a spirare è ancor più fastidiosa che la canicola. Ogni qual volta un magistrato mette il dito in una piaga, ecco che parte la fronda governativa. Dire che le intercettazioni sono un problema importante quanto la corruzione, in qualsiasi altro paese dell’UE avrebbe comportato al ministro Passera immediate dimissioni.

Parliamo di scuola: ventuno mila assunzioni fanno ridere, specie a fronte dei tagli che il governo ha già fatto. Se si vuole davvero rilanciare la scuola pubblica, cominciamo a non raccontare più bugie alla gente, a non far credere quello che non è, a rispettare i lavoratori. Poi si può parlare di tutto, anche della bufala della meritocrazia, anche di una scuola che ha perso la propria identità, che non riesce più a formare, a incidere nella società come dovrebbe, ad aiutare chi resta indietro, ad essere presidio morale e civile del paese.

Avrei molto da dire, ad esempio sui criteri di assegnazioni delle sedi  ai dirigenti, ma essendo un umile insegnante, oltretutto con responsabilità sindacali, devo frenarmi. Diciamo solo che nel nostro paese l’abilità di un dirigente non è una categoria presa in considerazione per quanto riguarda l’assegnazione di una sede e che scuole di difficile gestione, con problematicità varie legate all’utenza e al territorio, non necessariamente si vedranno assegnate dirigenti capaci, innovativi, in grado di assicurare almeno i servizi di base. E questo la dice lunga sulla situazione della scuola italiana.

Categorie:Attualità

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