“Occhi bianchi sul pianeta terra” era un magnifico film di fantascienza come non se ne fanno più, dove uno straordinario Charlton Heston scopriva che per risolvere il problema della fame nel mondo il governo aveva deciso di trasformare i cadaveri in cibo.

Allo stesso modo, il nostro governo e il ministro dell’istruzione in particolare, sembrano aver deciso di risolvere il problema del precariato eliminando i precari. Non si spiega in altro modo, infatti, il cervellotico concorso per dodicimila posti annunciato trionfalmente dal ministro. A parte la risibile quantità di posti assegnati ( si parla di trecentomila partecipanti) il concorso è destinato ai soli abilitati e prevede varie opzioni che di fatto favoriscono smaccatamente i neolaureati. Nulla ha deciso il ministro sui precari storici, su quella generazione di quarantenni che  Monti, con la consueta eleganza e buon gusto, ha definito “perduta”.

L’impressione è che, semplicemente, l’intenzione dell’esecutivo sia quella di ignorarli, fomentando una guerra tra poveri, ultime leve e precari storici, che non giova a nessuno. L’equivoco, eterno equivoco dei ministri dell’istruzione, è che i problemi della scuola si risolvano cambiando gli insegnanti. Si parte dal presupposto, altrettanto idiota, che un giovane laureato abbia energie e voglia di mettersi in gioco superiori rispetto a chi lavora nella scuola da vent’anni; l’esperienza, naturalmente, non conta.

Per altro, il concorso verrà bandito solo nelle regioni cin cui le graduatorie risultano esaurite e sono curioso di vedere in quale delle grandi regioni il concorso verrà effettivamente svolto.

Chi si era illuso che un tecnico alla guida del ministero avrebbe portato novità positive, è servito. Il tecnico in questione è il rettore di una scuola d’èlite, non si sporca le mani con problemi quali la dispersione scolastica, il bullismo, l’assenza delle famiglie, le strutture obsolete, ecc., perché questi problemi lui non li ha, non li ha mai avuti, né mai li avrà. Come la Gelmini, ha in mente una scuola del Mulino bianco, con insegnanti giovani, sorridenti, affabili e preparatissimi, alunni sorridenti e pronti ad abbeverarsi alla fonte del sapere, famiglie partecipi e disposte a collaborare. Un tuffo nella realtà probabilmente lo porterebbe alla catatonia.

Non merita commento poi la buffonata della valutazione degli insegnanti, problema serio, affrontato con spirito da commedia dell’arte. La valutazione degli insegnanti, in teoria, dovrebbe essere una tutela per chi lavora onestamente,  la stragrande maggioranza dei docenti italiani a tutti i livelli, in realtà si trasformerà nella legalizzazione del leccaculismo, arte in cui nel nostro paese esistono abili esecutori in qualsiasi ambiente.

Se il governo avesse voluto davvero dare un segnale forte, avrebbe utilizzato le immissioni in ruolo dei nuovi presidi per smontare i feudi, inserire forze fresche negli ambiti più critici, portare nuove idee dove si lavora sempre in retroguardia. Invece abbiamo assistito al consueto balletto di dirigenti che in base ad anzianità, conoscenze, appoggi, hanno ottenuto sedi che garantiscano loro una pensione più proficua, i feudi sono rimasti intatti, i giovani inviati dove, per motivi di convenienza economica o logistici, i vecchi non vogliono andare.

Tutto questo, naturalmente, ricadrà sulle spalle dei ragazzi e delle famiglie, non è minimamente teso a migliorare la qualità di gestione delle scuole né la qualità dell’insegnamento. Perché dei ragazzi della scuola dell’obbligo, clienti non paganti, non importa nulla a nessuno. Così come non importa a nessuno dei precari, costretti a vite in bilico, con futuri sempre incerti e l’impossibilità di costruire solide basi, simbolo della macelleria sociale all’epoca della globalizzazione.

Quanto alle ventumila assunzioni previste, primo, a fronte dei tagli alle cattedre effettuati, vanno ridotte almeno di un terzo, secondo, sono la metà di quanto concordato dalla Gelmini, terzo, non risolvono i problemi di carenza del personale della scuola  né la necessità di avere organici stabili.

Balle e operazioni di facciata, demagogia da due soldi e  fumo negli occhi: sono queste da troppi anni a questa parte le parole d’ordine che dettano la politica scolastica nel nostro paese. Come sempre, cambiati i suonatori la musica (pessima) è sempre la stessa.

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