A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Le ragioni degli altri


Non sono un fan sfegatato di Marco Bellocchio, alcuni suoi film mi sono piaciuti molto, altri mi hanno annoiato. Trovo però che i gruppi di preghiera contro il suo film presentato a Venezia e le altre carnevalate integraliste di contorno siano avvilenti per qualsiasi cattolico che non confonda il proprio credo con l’ottusità.

Non andrò a vedere il film, non per motivi religiosi, ma per lo stesso motivo per cui rispondo no a mia moglie che da anni vuole convincermi ad andare in Africa: non sopporto psicologicamente la rappresentazione del dolore estremo, già Million dollar baby di Clint Eastwood è stato un film, per altro splendido, che ho tollerato a stento. Trovo semplicemente vergognoso che si cerchi di boicottare una creazione artistica, che è sempre la legittima rappresentazione di un’opinione, tirando in ballo Dio o chi ritiene di esserne il portavoce in terra. Il diritto d’opinione è sacrosanto, accampare pretese ultraterrene è stupido, blasfemo, bigotto.

In quanto cattolico, saltuariamente praticante, quasi sempre osservante, non mi sento più rappresentato da una certa chiesa, quella di Ratzinger, di Bertone, della gerarchia di potere vaticana. Né mi rappresenta il radicalismo alla Don Gallo, troppo imbevuto di demagogia di sinistra, nonostante ne apprezzi lo spirito evangelico. La chiesa che mi piace è quella del compianto cardinale Martini, l’uomo che non è stato papa ma che ha seminato molto più di quelli che hanno occupato il soglio pontificio in questi anni. La sua statura spirituale, il suo rispetto estremo del laicismo, il suo dialogo costante teso a comprendere le ragioni degli altri, sono un esempio da seguire per tutti, credenti e no. La sua scelta di rinunciare a inutili cure è stato un supremo sberleffo, un atto di sublime, pacata ribellione verso una gerarchia cattolica medioevale, retrograda, bigotta che prospera sul mare nauseabondo di ipocrisia che ormai sommerge il nostro paese. La fede è libertà, questa chiesa della libertà ha il terrore.

La chiesa che vorrei è anche quella di Vito Mancuso, il libro in cui dialoga con un campione dell’ateismo come Augias, la sua fede limpida, la capacità di rispondere con serenità, pacatezza e dottrina teologica alle obiezioni dell’altro, condotte con altrettanta pacatezza e spessore culturale, sono l’esempio di quello che un uomo di fede dovrebbe essere e che troppo spesso non è. Se fosse un teologo ufficiale sarebbe già stato deposto dall’incarico da tempo e questo la dice lunga su quanto Dio sia lontano da Roma.

Detesto i radicalismi, mi danno la nausea i bigotti anti Bellocchio quanto le scempiaggini di Odifreddi e Margherita Hack, atei solo in apparenza, in realtà servi e fedeli devoti e ottusi di una scienza che ha perso ogni senso del limite e soffre oggi di un delirio di onnipotenza pericolosissimo. Ma mentre un laico è autorizzato a scrivere anche stupidaggini, se vuole e se gli si dà spazio, un cattolico, in quanto tale, che usa la fede come strumento di propaganda politica, che consapevolmente agisce per cercare di mettere a tacere chi la pensa diversamente, che professa dottrine intolleranti o razziste, che usa la religione a fini di potere, viola qualunque precetto evangelico, dimostra di non aver compreso nulla della religione che pretende di professare, perde tempo e bestemmia ogni domenica quando prende la comunione.

Io credo che sia arrivato il momento di ribellarsi a certe pagliacciate. Woytila, che io non considero un grande papa ma il responsabile della grave crisi in cui versa oggi la chiesa, ha favorito, ed è una delle sue colpe più gravi, i movimenti radicali e quelli più invischiati nelle trame maleodoranti del potere, Opus dei e Compagnia delle opere, tanto per fare due esempi, ha messo a tacere le voci discordi, ha annullato la spinta eversiva della teologia della Liberazione, perdendo l’occasione unica di mitigare la violenza di una proposta certamente radicale ma ricca di spunti innovatori che avrebbero sicuramente giovato alla chiesa, ha annullato la rivoluzione del concilio vaticano secondo, riportando la chiesa a un clima controriformistico i cui frutti vediamo ogni giorno. Ratzinger non può certo apportare cambiamenti radicali: i rivoluzionari o si eliminano o si mettono a tacere premiandoli, lui è stato un grande rivoluzionario in gioventù, il resto è storia. Oggi è un conservatore senza energia, un uomo stanco che non sa guardare avanti.

E’ dunque arrivato il momento che a farsi sentire siano i cattolici veri, quelli impegnati nel volontariato, quelli che quotidianamente, sul posto di lavoro, in famiglia, cercano di vivere applicando quei principi etici e morali che, oltre ad essere cristiani, sono universali, condivisibili e comprendono la tolleranza, il rispetto degli altri, la pietà, la fermezza nel porsi in gioco quotidianamente per la difesa dei diritti dei più deboli. Queste persone sono la maggioranza nella chiesa e vengono quotidianamente offese e messe in ridicolo da chi dovrebbe rappresentarle. E’ arrivato il momento che, davvero, la si smetta di nominare Dio invano.

Categorie:Attualità

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