E’ esilarante leggere sul giornale in questi giorni sia l’autoincensamento ormai quotidiano che il presidente del consiglio somministra a sé stesso e ai suoi ministri, sia la sudditanza totale nei suoi confronti di quasi tutta la stampa, eccettuata quella di destra, ma quella non è stampa, e il solito Fatto quotidiano, che per altro ha avuto uno scadimento notevole di qualità. E’ invece sconfortante, se fosse vero ma ho i miei dubbi, il consenso di cui sembra continuare a godere il premier.

Sostanzialmente la differenza tra questo esecutivo e quello che l’ha preceduto è di forma: Monti non si porta a casa camionate di bagasce, non indossa la bandana, non si crede Vasco Rossi, quindi appare agli occhi dell’opinione pubblica più credibile, serio, misurato, preparato. Così i suoi ministri. Se prima ci governava una corte dei miracoli è ovvio che il grigiore dell’esecutivo Monti appaia terapeutico: perfino l’insopportabile Fornero è meglio di Brunetta.

Ma se andiamo ai fatti, alla pratica dell’operazione di governo di questi mesi, se andiamo oltre i proclami trionfalistici e le affermazioni di comodo, se analizziamo dettagliatamente quello che realmente è stato fatto dal punto di vista di chi non è un miliardario, possiamo concludere che il bilancio non solo non è analogo a quello del governo precedente ma è peggiore.

Sostanzialmente, in estrema sintesi, Monti si è limitato ad aumentare le tasse. Punto. Non solo, si è limitato ad aumentare le tasse per le fasce medio- basse guardandosi bene dal toccare le fasce alte. Per il resto, in tutti gli altri ambiti, le sue riforme sono state o inesistenti o fallimentari. Volete un esempio?

1) Giustizia: si è tanto blaterato di legge anti corruzione quando l’unica intenzione dell’esecutivo sembra quella di impedire le intercettazioni telefoniche. Silenzio assoluto dei ministri interessati sulla gravissima diatriba tra il presidente della repubblica e i magistrati siciliani, nessun provvedimento su una ormai improrogabile riforma carceraria, nessuna dichiarazione per tutelare la magistratura.

2) Scuola. I concorsi sono una presa in giro e una ulteriore umiliazione per centinaia di migliaia di precari che speravano di veder finalmente risolta la loro situazione. Profumo fa proclami altisonanti ma non ha stanziato quei fondi necessari a rilanciare l’istruzione nel nostro paese, non ha deliberato l’abbassamento del coefficiente di alunni per classe, non ha neppure provato a risolvere l’intollerabile emorragia di insegnanti di sostegno nel nostro paese. L’anno scolastico comincerà con una scuola più povera, con insegnanti ancora da nominare su molte cattedre, con i precari furibondi e spaventati impegnati nell’ennesima guerra tra poveri. Questo solo per citare le criticità più evidenti. Naturalmente, tutto si ripercuoterà sui ragazzi, vittime inconsapevoli della logica perversa, rozza e ottusa con cui si amministra l’istruzione nel nostro paese. Quanto alla valutazione, al danno si aggiunge la beffa.

3) Lavoro: una diminuzione di diritti a cui non corrispondono nuove assunzioni. La disoccupazione sale, lo sviluppo non esiste, in compenso aumentano i licenziamenti. In un paese normale, la Fornero sarebbe già a casa. La riforma delle pensioni aumenterà il numero dei disoccupati e non permetterà quel processo di svecchiamento ormai ineludibile a tutti i livelli.

4) Infrastrutture e sviluppo. Passera parla, parla, parla e non risolve un cazzo. Taranto è un problema ancora aperto, per l’Alcoa ci vorranno anni, per tutto il resto l’orizzonte è cupo. Non è stato fatto nulla per rilanciare l’economia nel nostro paese, nulla di nulla, se non piccoli provvedimenti per facilitare le multinazionali a fare il loro comodo.

5) Evasione fiscale: provvedimenti di facciata che non sono serviti nulla. Nessuna riforma reale, nessun provvedimento mirato a ridurre l’evasione nel nostro paese. Questo è un governo di padroni e i padroni non si scannano tra loro.

Nel complesso, dopo questi mesi di governo Monti, ci ritroviamo con meno diritti, meno lavoro, più disoccupati, più tasse. E qualcuno lo vorrebbe per un altro mandato!

Non vorrei generare equivoci: considero Berlusconi e la destra un virus letale per la tenuta democratica del paese, quindi non rimpiango minimamente il carrozzone di pagliacci che per quindici anni ha devastato il paese. Monti ha allontanato lo spettro del fallimento ma, da non tecnico, ritengo che questo sarebbe avvenuto in ogni caso, chiunque ci fosse stato al governo: l’Italia ha una funzione strategica troppo importante in Europa e nel mondo perché possa cadere.

L’appiattimento della stampa e della politica, il coro di riprovazione verso le voci fuori dal coro, la teoria secondo la quale il presidente della repubblica è intoccabile e incriticabile, rappresentano lacerazioni gravi nel tessuto democratico. La sensazione di trovarci in una democrazia controllata è sempre più forte. La nausea per una sinistra ormai priva di identità e dignità che appoggia qualsiasi provvedimento, per quanto palesemente vessatorio verso i più deboli, come necessario, è ancora più forte.

Quando la politica non esiste più, e in questo paese non esiste più da anni, la democrazia comincia a morire. In Italia, in questo momento, sta decisamente poco bene.

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