“Stanley Kubrick e me” è un libro straordinario, consigliabile non solo a chi ama Kubrick e il cinema ma a tutti. Emilio è stato per quasi trent’anni l’ombra di Kubrick, factotum, autista, amico, una sorta di alter ego necessario perché il genio potesse portare a termine le sue opere. Emilio non è colto, non ama il cinema ma condivide con Kubrick un’etica del lavoro ormai scomparsa: "Se vuoi farlo, fallo bene" era il motto del maestro che Emilio fa suo fino in fondo. Ne esce un ritratto di Stanley, non di Kubrick, commosso, sincero, inedito, lontano dal tiranno nevrotico dipinto dai rotocalchi. Dietro la leggenda, lavoro e spirito di sacrificio.

La storia di questo italiano emigrato a Londra nel dopoguerra per sfuggire al servizio militare e diventato un buon pilota d’auto, ha dell’incredibile, a partire dal suo ingresso a casa Kubrick. In pochissimo tempo Emilio diventerà un collaboratore insostituibile per il grande regista, l’uomo sempre pronto a qualunque ora del giorno e della notte a risolvere i piccoli e grandi problemi del genio. Condividerà con lui gioie e tragedie, restandogli vicino nei momenti più tristi e in quelli più felici.

A unire Emilio e Stanley, l’etica ferrea del lavoro di cui ho parlato prima e l’intelligenza pratica del primo che faceva da contraltare a quella superiore del secondo. Il ritratto di Kubrick appare quello di un uomo timido, gentile, certamente ossessivo e ossessionante riguardo a tutto quello che riguardava vita privata e lavoro, morbosamente attaccato ai suoi animali eppure rispettoso di tutti, capace di grandi amarezze e ripensamenti come quando, in occasione dell’uscita di Arancia meccanica, si accorge che il film ha ottenuto l’effetto contrario a quanto auspicava e ne impone il ritiro dai cinema inglesi. Un perfezionista che faceva della serietà e del rispetto le proprie regole di vita.

In un mondo dove apparire sembra essere diventata l’unica regola, la sua ritrosia, la difesa maniacale della vita privata, il suo voler lavorare in segreto lontano dai tabloid e dalle chiacchiere, possono apparire anomali e hanno sicuramente fatto germinare la leggenda del Kubrick tirannico e nevrotico che i giornali hanno dipinto negli anni. Kubrick leggeva tutto, dai giornali ai libri che regolarmente si dimenticava di restituire alla biblioteca, guardava tutti i film importanti che uscivano nella sua sala privata, era in contatto con tutti i registi che amava e non aveva bisogno né di apparire né di scandalizzare: per lui, parlava la sua arte.

Non meno straordinaria di quella del maestro, appare la figura di Emilio, questo piccolo italiano che solo dopo ventotto anni si rende conto di aver lavorato per uno dei più grandi registi del mondo, di aver incontrato e parlato amichevolmente con personaggi del calibri di Ryan O’ Neal, Jack Nicholson, Steven Spielberg, Sidney Pollack, Tom Cruise, Nicole Kidman, ecc., trattandoli come persone normali, comuni, come fedeli seguaci della causa del suo datore di lavoro. Per Emilio, attori e registi erano solo persone, più o meno simpatiche, più o meno socievoli, più o meno terrorizzate da Stanley.

La lezione che si trae dalla lettura di questo libro ricchissimo di episodi inediti è che dietro ogni genio c’è una galleria di volti, voci e affetti che nell’ombra, giorno dopo giorno, fanno sì che l’arte possa generare i suoi frutti, dietro ogni capolavoro  c’è un Emilio senza il quale, probabilmente, l’ingranaggio che ha funzionato perfettamente si sarebbe inceppato. Emilio ci ha restituito il Kubrick uomo, gentile, timido, pieno di attenzioni verso tutti, incapace di trovare un rotolo di spago nella sua enorme casa ma capace di girare una serie di capolavori assoluti del cinema dedicandosi al compito senza risparmiarsi, arrivando ogni volta allo stremo delle forze. Senza pettegolezzi e rivelazioni scabrose, questo libro rivela il Kubrick uomo meglio di quanto avrebbe potuto fare qualsiasi scrittore professionista o critico cinematografico.

Una lettura avvincente, una doppia biografia inusuale e originale, un libro che ha qualcosa da dire e da insegnare. Al giorno d’oggi, non è poco.

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