A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Dell’ipocrisia dei cattolici italiani


Per la prima volta il ministro Profumo azzecca un intervento, ne dice una giusta parlando della necessità di rivedere l’ora di religione e modificarla alla luce della realtà, trasformandola in un’ora di filosofia delle religioni o di etica e subito si alza il coro sdegnato dei bravi cattolici italiani, coro che non si è sentito una ventina di anni fa, quando il partito di riferimento dei cattolici crollava nel mare della corruzione, né quando in massa ha votato il Pdl guidato da un puttaniere e da una banda di corrotti e corruttori, né per chiedere a gran voce le dimissioni di Formigoni e il commissariamento di Cl, né in tutti gli altri casi in cui i cattolici veri, i credenti veri, avrebbero dovuto protestare davanti alle chiese per quello che la gerarchia cattolica stava facendo ai fedeli.

Eccoli invece, tronfi e arroganti, ergersi a difendere il proprio orticello, a tutelare un privilegio feudale che non ha alcun senso né in una società moderna, né in una scuola moderna. Purtroppo l’Italia, grazie anche all’ombra del Vaticano, non è l’una e non ha l’altra. Da cattolico, da credente, ho la nausea.

Ho lavorato e lavoro con diversi insegnanti di religione con cui ho sempre avuto rapporti cordiali, alcuni erano e sono bravissimi, persone sensate che interpretano il proprio ruolo con grande intelligenza, altri hanno fatto danni e usato l’ora di religione per fare catechismo a spese dello stato, in modo poco pulito e poco onesto. Pochissimi questi, uno che io ricordi, in dodici anni di carriera. Nel mio sindacato sono una voce stonata perché da sempre chiedo che gli insegnanti di religione seguano la stessa trafila di arruolamento degli altri insegnanti, abbiano gli stessi diritti e gli stessi doveri, non siano pedine nelle mani della Curia, da spostare a piacimento o su suggerimento degli amici degli amici. Trovo insensato che persone che hanno a che fare con i ragazzi a scuola, che spesso trattano argomenti delicati in una fascia d’età molto particolare, non debbano sottostare a un tirocinio o superare un concorso statale per lavorare nella scuola pubblica. Credo che un arruolamento normale placherebbe molti malumori e gioverebbe per primo ai colleghi di religione, tutelandoli e garantendoli.

Oggi i miei alunni mi hanno chiesto come mai non c’era il crocifisso in classe. Gli ho risposto che non lo sapevo e non me ne curavo. Ho aggiunto che per me il crocifisso in classe non dovrebbe esserci perché la scuola deve essere laica e di tutti, ma che quando c’è, non sono certo uno di quei deviati mentali che lo stacca.

La religione è qualcosa di serio, un cammino che si intraprende presto e ci accompagna nelle varie fasi della vita con alterne fortune. Non è qualcosa che si può insegnare, né inculcare, è un fatto sociale che nasce da un fatto personale, intimo, una luce che si accende o si spegne nel profondo dell’animo.

Sono d’accordo col ministro, e mi disgusta abbastanza ammetterlo, per fortuna si è subito rimangiato le sue parole, sul fatto che oggi un’ora di filosofia delle religioni o di etica sarebbe molto più utile e necessaria dell’ora di religione così come è concepita. Quanto ai deliri degli studenti medi che chiedono una rivoluzione digitale della scuola, li considero alla stregua dei bravi cattolici, fanatici di una chiesa che ha un colore diverso. La scuola non ha bisogno di rivoluzioni, ha bisogno di un disegno, di un progetto nuovo, che non guardi alla tecnologia ma ai bisogni dei ragazzi, a una generazione devastata che rischia di pagare un prezzo altissimo per colpe non sue.

Questo paese non ha bisogno dell’ipocrisia della gerarchia cattolica, non ha bisogno di bigotti, non ha bisogno di sepolcri imbiancati ma di gente che abbia voglia di mettere in pratica la dottrina sociale della Chiesa, di diventare esempio di moralità e non di moralismo, di confronto e non di scontro.

E’ nella natura del cattolicesimo di strada, quello delle missioni, quello dei frati e delle suore, quello lontano dai palazzi, accogliere la diversità, dialogare, socializzare nel senso più alto del termine, solidarizzare. Tutto questo rientra nell’etica, dottrina filosofica sconosciuti ai sepolcri imbiancati terrorizzati al pensiero di un politico che abbia le palle di dire che è ora di cancellare il concordato in un’Europa che riconosce la libertà di religione come valore comune.

Chi difende l’ora di religione così com’è non difende né i ragazzi né gli insegnanti di religione, ma solo i propri interessi e privilegi. Qui non si tratta di morale, solo di paura di pagare l’IMU.

Categorie:La scuola

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