A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Sallusti, Carofiglio o della libertà demente


Parto da due episodi apparentemente diversi ma che in realtà sono analoghi, sia per la demenziale interpretazione della libertà di stampa e di critica sia per l’ignoranza della legge che sottendono.

Sallusti, direttore di Libero, avalla un articolo palesemente falso, calunnioso e offensivo da parte di un suo redattore che, detto per inciso, è stato da tempo radiato dall’ordine dei giornalisti per aver collaborato con alcuni esponenti dei servizi segreti. La Cassazione condanna Sallusti e si alza un coro di alti lai da parte di tutto il mondo della stampa italiano, compresi alcuni di quei giornalisti che, quando si presentano nei talk show, non perdono occasione di rinfacciare al direttore la propria disonestà intellettuale.

Carofiglio legge il post su Facebook di un critico letterario che giudica negativamente non solo il suo libro ma la sua carriera, con termini francamente offensivi. Lo scrittore si incazza, lo denuncia e subito si alza un coro di colleghi a difendere il critico e la libertà di critica.

A mio parere queste levate di scudi in entrambe le occasioni, sottintendono un concetto di libertà demente, completamente indipendente dalla legge e dalle regole, pericoloso, incosciente e disonesto. C’è malafede nei difensori di Sallusti e del critico,  egoismo di parte, molto spirito di casta. guarda caso quei difetti che quando indossano la veste (assai succinta ultimamente) dei censori, quegli stessi personaggi attribuiscono agli altri, a quelli diversi da sé, a quelli che fanno un altro mestiere molto meno nobile del loro.

Provo a dire come stanno le cose secondo me. Parlare di libertà di stampa in Italia è semplicemente ridicolo: i giornali sono dominati dagli editori che rispondono a logiche politiche e di convenienza. Siamo stati governati per quindici anni da un uomo totalmente privo di qualsiasi capacità di governo, di coscienza politica, di scrupoli, grazie al suo strapotere mediatico, che nessuno per altro si azzarda a ridurre. In un mondo in cui le informazioni arrivano in tempo reale, l’ausilio  dei mezzi d’informazione è fondamentale per detenere il potere. Non a caso, gli americani impediscono ai giornalisti l’accesso nelle zone di guerra. Dunque la stampa non è libera, risponde a logiche aziendalistiche e quei pochi giornalisti che cercano di fare il proprio lavoro in modo per quanto possibile obiettivo, vengono messi a tacere, tanto per capirci parlo di gente come Biagi e Gianni Minà per cui le levate di scudi sono state molto meno veementi.

La destra non è mai stata in grado di produrre un cultura propria, perché il concetto stesso di destra, che non implica l’uguaglianza, comprende il disprezzo e la demonizzazione della controparte. Dunque non stupisce che la stampa di destra usi la menzogna, la calunnia, l’insulto come abituali strumenti di propaganda. Ma ci sono dei limiti da rispettare, sempre.

La grande assente dalla polemica sul caso Sallusti è la legge. Il direttore di Libero ha violato la legge permettendo a Renato Farina, squallido figuro che solo in Italia può sedere sui banchi del parlamento, di pubblicare un articolo e ha violato la legge non ponendo il suo diritto di veto alla pubblicazione di quell’articolo palesemente falso e diffamatorio e dunque è stato condannato. Punto. Non c’è alcuna violazione alla libertà di stampa, casomai c’è tutela della stessa, un controllo contro l’abuso della libertà di stampa. Chi ha difeso Sallusti a spada tratta, a mio parere, o è consapevole di scrivere spesso il falso e ha il culo sporco, o ha paura di cadere, una volta cambiato il vento, nella stessa trappola e allora è meglio che cambi mestiere, in ogni caso non si può invocare la legge solo quando fa comodo ai propri interessi e ignorarla o osteggiarla in tutti gli altri casi.

Quanto al fatto che la norma che prescrive il carcere per chi diffama via stampa sia un retaggio fascista e vada abolita, se ne può discutere: visto l’assortimento di squallidi servi che scrivono sui giornali oggi, non so se è il caso.

Stesso discorso per Carofiglio: il diritto di critica è un conto, quando su un medium pubblico si passa all’insulto personale gratuito, è un altro, entriamo nel campo della diffamazione. Che certe critiche e certi critici rispondano a logiche editoriali, non è un mistero. Tutto in Italia è piccolo e meschino, anche il panorama editoriale. Anche in questo caso la legge è stata violata e Carofiglio, che non amo neanch’come romanziere, lo preferisco come saggista, ha esercitato il suo sacrosanto diritto di rivalersi legalmente. Punto. Tutto il resto è noia.

Due episodi che testimoniano l’assoluta mancanza di una coscienza comune sulla legalità nel nostro paese, la presenza di caste che sono state e vogliono continuare ad essere inattaccabili salvo arrogarsi il diritto di criticare e attaccare le altre caste. Gli intellettuali dovrebbero essere i cani da guardia del potere, nel nostro paese sono i cani da compagnia.

Categorie:Attualità

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1 risposta

  1. assolutamente d’accordo!

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