Il finanziamento di 223 milioni di euro alle scuole private che giunge in contemporanea alla proposta di aumento dell’orario di lavoro a 24 ore per gli insegnanti e al conseguente taglio di trentamila posti di lavoro nella scuola pubblica, non suona solo come una beffa crudele, l’ennesima umiliazione,  ma come il primo passo della dismissione della scuola pubblica da parte dello Stato.

Conoscendo la storia di Monti, sapendo chi rappresenta, leggendo le biografie dei suoi ministri era fin troppo chiaro capire come sarebbe andata a finire. Io l’ho scritto su questo spazio in tempi non sospetti e i miei fedeli venticinque lettori possono testimoniarlo. Altri l’hanno scritto in tempi non sospetti e sono stati vituperati, tacciati di comunismo (of course), sbeffeggiati, accusati di voler gettare fango su un economista rispettato in tutto il mondo. Senza tenere conto che anche a osservare quelli che rispettano  Monti, si comprendono molte cose.

Questo governo di così detti tecnici non ha alcun rispetto per le fasce più povere della popolazione nè pudore nel proporre provvedimenti anti egualitari, classisti, fascisti, che guardano solo in una direzione. Non c’è un solo provvedimento, uno solo e sfido chiunque ad affermare il contrario, che sia mirato a svuotare le tasche di chi ha il portafoglio sempre pieno.

La beffa del decreto anti corruzione è la ciliegina sulla torta: un falso provvedimento che non cambia nulla e non inciderà in nessuna misura sul penoso e squallido sistema di corruttele che governa il paese. Questi individui al governo continuano a dire che l’evasione fiscale incide in maniera drammatica sul bilancio del paese e prendono solo misure di facciata, guardandosi bene dal limitarla. Lo stesso fanno con la corruzione mentre c’è calma piatta sul fronte della criminalità organizzata, il vero e unico governo al potere in Italia. Come se non esistesse, come se a Milano e Roma non ci fosse una quotidiana moria di assessori e funzionari pubblici.

Nel frattempo l’eroina torna sulle nostre strade: costa poco, il mercato della droga è inflazionato e di giovani disadattati, insoddisfatti, frustrati, sconfitti, le nostre città sono piene. Ma gli eroinomani non fatturano, quindi per questo governo non contano. La spesa sociale sta diminuendo a vista d’occhio, le cooperative vengono strangolate dai nuovi provvedimenti, erano arrivati, in un atto di sciacallaggio veramente inqualificabile, a toccare le 104, cioè a speculare sul bisogno delle persone di accudire i propri congiunti. A questo governo del paese reale non importa nulla.

Questo governo è l’espressione del capitalismo più spietato e bieco, della borghesia più ricca e reazionaria, che ha il denaro come unico valore.Questo è un governo di polizia che, se la politica continua il suicidio assistito che sta attuando da tempo, sfocerà in un autoritarismo feroce.

Togliere soldi alle scuole pubbliche, darli a quelle private, esasperare la classe insegnanti contando sulla impopolarità di cui gode è un atto tanto più vile e spregevole quanto si riflette sui ragazzi, sulle future generazioni, sui cittadini di domani. E’ il primo passo del passaggio da cittadini a consumatori, azzerare i diritti per rilanciare il mercato richiede che gli insegnanti tengano la bocca chiusa, non mettano strane idee di uguaglianza in testa ai ragazzi, lavorino e tacciano.

Ovvio che in un quadro globale dipinto a tinte fosche, con una stampa fatta da cortigiani dalla lingua sempre pronta ad entrare in azione, una televisione che ormai è la cassa di risonanza dell’esecutivo e non prova neanche a esercitare il diritto di critica, il problema della scuola appaia, agli occhi dell’opinione pubblica, l’estremo tentativo di una casta di difendere i propri privilegi. La realtà è diversa ma, come al solito, quando tutti se ne accorgeranno sarà troppo tardi.

Monti è stato il salvatore della patria? Eravamo sull’orlo del baratro? Signori miei, nel baratro ci siamo già, stiamo galleggiando alla deriva su un mare in tempesta, rischiando, presto o tardi, di affondare definitivamente.

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