A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il male minore


L’uscita di scena di Berlusconi, politicamente ormai già defunto da tempo, rappresenta secondo me solo un male minore, un palliativo, un placebo per il panorama politico italiano.

Un problema da affrontare prioritariamente, problema totalmente ignorato, tanto per cambiare, dal direttorio dei tecnici, è quella della collusione tra politica e mafia, endemica nel nostro paese sin dai tempi dell’unità ma divenuta negli ultimi tempi sistemica, ormai parte integrante della nostra politica. Quello che è successo in Lombardia è di una gravità assoluta per un semplice motivo: la Lombardia è una regione dove Sanità e scuola funzionano alla perfezione, dove il circolo vizioso tra mafia e affari ha generato benessere apparente. Apparente perché poi i mostri, le anomalie di un sistema degenerato, vengono comunque a galla e a pagarne le spese sono sempre i cittadini. Ma la tentazione di ripetere l’esperimento, magari in modo più astuto e coperto potrebbe essere forte, come potrebbe essere forte la reazione dei cittadini di fronte alla necessità di rinunciare a privilegi nati dalla corruzione e costruiti in ultima analisi, sul sangue. Un problema non da poco, da far tremar le vene ai polsi.

Un altro dato rilevante della questione lombarda, di cui nessuno parla, è l’ingresso in questo circolo vizioso, tramite Cl, del braccio affaristico della Chiesa. Cl non è un corpo estraneo, una associazione autonoma di mutuo soccorso che si riconosce nei valori cattolici: il compianto Woytila fece una scelta di campo netta a favore di Opus dei e Cl contro Azione cattolica, francescani, ecc., il profitto e il radicalismo cattolico contro quelle formazioni che si riconoscono nella dottrina sociale della Chiesa, che predicano i valori evangelici. Una scelta gravissima che ha contribuito ad inquinare ulteriormente una politica italiana già satura di commistioni mefitiche. Prima o poi il vaticano dovrà rendere conto alla politica di questa intromissione diretta, prima o poi anche nel nostro paese arriverà il momento del redde rationem. Per ora tutto ciò non accade, secondo l’antico assioma di “scherza con i fanti e lascia stare i santi” anche se di santi, in questa vicenda, non se ne vedono, se non vogliamo considerare la vergognosa beatificazione del creatore dell’Opus dei, amico e complice di Francisco Franco.

Ma il problema più grande sono i personaggi al governo. La congiuntura europea non è favorevole, la Germania vive un delirio di onnipotenza che le impedisce di comprendere la propria specificità non esportabile verso gli altri paesi e comunque fragile sul lungo periodo, la Francia annaspa anche se fa molto meglio di noi con Hollande che, almeno, rischiando l’impopolarità, colpisce tutti, ricchi e poveri, l’Inghilterra vivacchia. Tuttavia nulla giustifica la politica suicida del governo Monti. La dichiarazione della Fornero sui giovani schizzinosi, vergognosa, fa il paio con la vergognosa dichiarazione di Confindustria contro il prelievo sugli alti redditi per poter risolvere il problema degli esodati: entrambe mostrano la spocchia e l’ottusa cecità di una borghesia italiana che non si è mai rinnovata ma, nata già reazionaria, lo è diventata sempre di più al punto di credere di trovare il proprio paladino in un vecchio e triste clown e nella sua corte di guitti. La tronfia sicumera dei tecnici, l’arroganza della Fornero e di Profumo, la cui proposta di aumento dell’orario di lavoro dei docenti a parità di stipendio è non solo irricevibile ma ignobile, non sono solo il frutto di cattive scelte da parte del premier, dell’aver messo le persone sbagliate al posto sbagliato, dell’inesperienza dei tecnici (ma non scherziamo, dai) sono semplicemente l’altra faccia della borghesia italiana, quella che conta, quella che non si spende in festini da Satyricon ma che gioca sulla pelle della gente, spietatamente, senza scrupoli, con la limpida crudeltà di chi ritiene di avere la verità in tasca.

Per questa borghesia noi siamo numeri da defalcare, lo stato sociale è spesa inutile, la cultura un orpello costoso da disinvestire, quello che conta è la finanza, quella stessa finanza che scavalcando l’economia reale e influenzando pesantemente l’azione dei governi, sta portando il mondo verso la catastrofe.

Perché la crisi globale che per noi comporta sacrifici gravi ma, almeno per ora, ancora tollerabili, in Africa, in Asia, in buona parte del mondo, significa fame e morte quotidiana di uomini, donne e bambini. Anche loro numeri da defalcare, un prezzo necessario da pagare al dio denaro.

L’azzeramento della politica italiana, il vuoto totale che esiste a destra e a sinistra, il fascismo ormai scoperto di un Grillo che gioisce della chiusura dei giornali, la terra bruciata etica e morale del paese, lasciano ulteriore terreno a queste persone, a questo potere, cupo, sinistro, grigio come il premier. Trovo intollerabile l’appello del presidente della Repubblica a continuare su questa strada suicida, a non toccare una legge di stabilità scandalosa che ha come tratto fondante la diseguaglianza.

La speranza è che prima o poi arrivi un segnale di coraggio e di rottura, l’indicazione di una strada diversa, di un nuovo modo di fare politica, di un cambiamento di sistema. Non in Italia, in Italia c’è il vuoto a perdere mentale globale, l’asservimento acritico a un direttorio che sta lentamente erodendo conquiste ottenute con sacrificio e dura lotta dai lavoratori dal dopoguerra a oggi, ma forse in Europa prima o poi si leverà una voce fuori dal coro. Magari in Germania, che prima o poi dovrà risarcire i danni fatti nel secolo passato e in quello presente. Poi noi seguiremo, come sempre, copieremo male ma, forse, le persone non saranno più numeri da defalcare su un fondo d’investimento.

Categorie:Attualità

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2 risposte

  1. A ciascuno il suo: a Lei, caro amico, il premio di falsificazione del dato storico quando parla di San Josemaria Escriva come complice e amico di Francisco Franco.

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    • Guardi, io la storia la insegno e ho la presunzione di conoscerla, almeno un pò. Le documentazioni di quanto affermo e, più in generale, delle collusioni della Chiesa cattolica col franchismo sono ampie e circostanziate. Ci dia un’occhiata, se trova il tempo. Poi ognuno è libero di scegliersi i santi che vuole: io avrei preferito assistere alla santificazione del vescovo Romero, morto in articulo dei, quindi, come lei certo sa, già beato. L’avrei preferito io e molti altri cattolici che la pensano come me e da anni chiedono che si avvii il processo di beatificazione. La ringrazio comunque per il suo commento.

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