A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Per fortuna c’è ancora il rock


Mentre il mondo va a rotoli dilaniato da un crisi economica figlia dell’avidità e della sete di potere di pochi che non esitano a giocare le loro partite truccate sulle spalle di molti, il rock, dato per morto praticamente una volta al mese, ci regala un’altra zampata di un vecchio leone, che va ad aggiungersi alle splendide prove di Bob Dylan, Mark Knopfler e Van Morrison.

Neil Young ritrova i Crazy Horse, il suo gruppo da quarant’anni, mai abbandonato veramente, nonostante le numerose sperimentazioni dell’irrequieto gigante canadese.

Crazy Horse significa garage rock duro e puro da far impallidire i Ramones ma anche ballate delicate ed evocative, sudore e lacrime, fuoco e balsamo sulle ferite.

Ne esce fuori un disco magnifico, un doppio con alcune canzoni di lunghezza inusitata che mostra chiaramente perché il vecchio Neil sia considerato il nume tutelare di band come i Pearl Jam e quelli che furono i Nirvana. Dopo tante sperimentazioni, alcune magnifiche, altre meno riuscite, Neil torna alla musica delle origini, a quell’energia positiva che da sempre lo contraddistingue.

Il titolo sembra rimandare ai lavori degli anni della droga, dischi dolorosi e sinceri, spudorati e strazianti a un tempo. Fortunatamente, l’età ha addolcito il gigante e il disco non ha la cupezza di quei lavori.

Driftin’Back comincia come un pezzo acustico e si trasforma in una interminabile cavalcata elettrica di 28 minuti con deliranti assoli di chitarra e la voce di Neil che risuona come quella di una guida in mezzo alla tempesta. Un pezzo magnifico nato per essere suonato dal vivo.

Born In Ontario è un delicato, leggero omaggio alla sua terra natale, dove i Crazy horse rivelano il loro lato più tenero. Anche i giganti hanno un cuore.

Walk like A Giant  è una canzone di sedici minuti che parla dei sogni infranti della gioventù e della dura presa di coscienza della realtà, Cori doo woop e atmosfera anni cinquanta per un testo feroce che trasuda rabbia come dimostrano i feedback delle chitarre del cavallo pazzo.

She’s Always Dancing Impressionante muro di chitarre, energia pura e Crazy horse che spingono come ubriachi al volante sull’acceleratore.

Psychedelic Pill 3,26 minuti di follia pura. Il lato paranoico e disturbato di Neil Young, suoni distorti e inquietanti che evocano fantasmi e incubi assortiti.

Twisted Road Nostalgia di un tempo passato, quando la radio trasmette per la prima volta Like a rolling stone di Dylan e tutto cambia, il rock diventa adulto e cattivo.

Ramada Inn Garage rock allo stato puro, riff psichedelici e Crazy horse che si divertono come pazzi. Neil dimostra che ha ancora molto da insegnare a tutte le band che pensano sia sufficiente un pò di rumore per fare del buon rock.

For The Love Of Man, Dolcissima canzone dedicata al figlio affetto da problemi cerebrali. Nessuno come Neil sa cantare il dolore con tale delicatezza.

Un disco che rincuora. Ascoltarlo dopo l’ennesima sparata di Berlusconi, in pieno montismo, immerso nella melma che soffoca il nostro paese, è come tornare a respirare dopo un lungo periodo di apnea. Naturalmente niente di innovativo ma cuore, muscoli e un pò di poesia, in poche parole il rock.

Viene da chiedersi, davanti a questa rinascita dei vecchi leoni del rock, che fine abbiano fatto i nostri. Perché in Italia la musica non riesce ad essere incazzata, a sprizzare rabbia e poesia? Se c’è un paese in cui esistono le condizioni per un rinascita del rock è il nostro. Invece nulla, calma piatta, come tutto il resto, d’altronde.

Categorie:Arte e spettacolo

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