A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il paese dei caduti dal pero


Leggo dello stupore di Monti e Napolitano di fronte alle dichiarazioni di Berlusconi, di caos all’interno del Pdl, di paura per la tenuta del governo e conseguente innalzamento dello spread se questo dovesse cadere. Insomma, sembrano tutti caduti dal pero,

E’ come se nessuno sospettasse che Berlusconi è un irresponsabile a cui non importa nulla delle sorti del paese, come se nessuno sapesse che è entrato in politica per curare i propri interessi personali e per evitare la galera creando un sistema di corruzione senza precedenti, ridicolizzando il paese, aumentando a dismisura il debito pubblico e portando l’Italia sull’orlo della bancarotta. Insomma, è come se questi ultimi diciotto anni non fossero esistiti.

E’ assai singolare questa reazione da caduti dal pero. Chiunque ha seguito la politica italiana negli ultimi anni ha certamente immaginato che Berlusconi avrebbe reagito come di consueto alla notizia della sua condanna: in modo eccessivo, attaccando la magistratura, ricattando, minacciando. Quando mai quest’uomo ha mostrato senso dello stato?

Non amo  Gad Lerner, troppo radical chic per i miei gusti, troppo fiducioso in una sinistra che non esiste più, ma oggi scrive una cosa giusta sul suo blog: Monti deve reagire. Non è tollerabile che questo paese torni sotto ricatto per le minacce di un pregiudicato. Non è pensabile una crisi di governo in questo momento: creerebbe il caos,  il rischio di tensione sociale salirebbe oltre il livello di guardia, gli speculatori andrebbero a nozze e l’Italia finirebbe nel giro di qualche settimana nello stesso inferno della Grecia.

Berlusconi va fermato, nel suo stesso partito le voci discordi aumentano ogni giorno di più, praticamente solo la Lega, che quanto a irresponsabilità e mancanza di senso dello stato non ha nulla da imparare, approva le sparate dell’ex presidente del consiglio. Berlusconi va fermato perché non gli si può più permettere di devastare questo paese. Il suo consenso tra la gente ormai è’ inesistente, la sua credibilità molto sotto lo zero, è una personaggio da varietà che deve scomparire dalla scena della politica italiana. Monti ha il potere e l’autorità per richiamare tutti all’ordine e far morire sul nascere l’ennesima minaccia di un clown che non fa più ridere nessuno.

Hanno tutti da guadagnare nell’emarginare Berlusconi: la destra, che potrebbe recuperare un minimo di credibilità, Monti, che guadagnerebbe in prestigio e autorità di fronte agli italiani, la sinistra che potrebbe trovare avversari più disponibili al dialogo e non più dei sudditi pronti a cambiare opinione alle prime bizze del padrone.

Berlusconi è stato abile, come sempre, anche se è apparso stanco, provato, con il fiato corto: capisce che il suo castello di menzogne sta crollando, che non incanta più nessuno, che la scorta di bugie è finita e che il re non è più un re ma solo un uomo vecchio e nudo. Tra le solite idiozie ha detto una verità: la politica di questo governo è recessiva. E’ indubbio che questo sia vero e trovarmi d’accordo con un’affermazione di Berlusconi mi provoca un forte disagio e senso di straniamento. Ma la verità è sotto gli occhi di tutti: non esiste un solo provvedimento di questo esecutivo mirato a risollevare in qualche modo l’economia e ad alleviare il carico delle famiglie, non c’è un solo provvedimento che guardi all’occupazione, ai ceti più deboli.

In questo quadro, perfino Berlusconi, per una volta nella vita, può essere utile. Monti cambi la legge di stabilità, prenda i soldi dove ci sono e diminuisca il carico fiscale delle piccole e medie imprese e delle famiglie, parli con i suoi amici banchieri e spinga le banche a fare quello che le banche fanno di solito, concedere crediti,cominci ad occuparsi di economia e la smetta di occuparsi di finanza. Soprattutto dica a tutti i suoi ministri, Fornero e Passera in particolare, di tacere,

Questo paese ha una grande occasione: liberarsi definitivamente dell’elemento più inquinante della politica italiana degli ultimi vent’anni e costringere un esecutivo legato ai poteri forti e tendenzialmente liberticida, ma formato da persone competenti e sostanzialmente serie, a cambiare linea, a farsi coraggio e avviare quelle riforme necessarie e urgenti per rilanciare davvero il paese con le proprie forze, senza costringerlo a diventare una colonia. C’è bisogno di una svolta keynesiana nell’azione di governo e, per quanto questo sia lontano dalla cultura dei tecnici al governo, è arrivato il momento di darla.

Ai caduti dal pero è arrivato il momento di dire: fuori le palle.

Categorie:Attualità

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