A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Anti politica o nuova politica?


Dissento completamente dall’ultimo editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblica, che dipinge Grillo e Di Pietro come nuovi barbari, incoscienti e folli pronti a calare le loro mannaie sull’Italia. Quello che fu un grande giornalista è si è ormai trasformato in un convinto assertore dello status quo capitalista e continua a vagheggiare di un centro sinistra socialdemocratico che non esiste e non esisterà mai in Italia, paese fascista per natura e anarchico per vocazione.

Certo, l’affermazione del movimento di Grillo in Sicilia spaventa molti e, con i meccanismi analizzati molti anni fa da Chomsky ne “La fabbrica del consenso”, libro assolutamente necessario per comprendere la realtà in cui viviamo, è partita la contro offensiva mediatica tesa a trasformare il M5s e il suo fondatore ora in una folcloristica banda di sprovveduti, ora in una pericolosa congrega di distruttori.

Grillo non è uno sprovveduto, conosce a menadito le regole della comunicazione e le usa con astuzia, molto meglio di quanto facciano i suoi avversari politici. E’ volgare, triviale, provocatore,usa le armi della comicità dosandole con crudele equilibrio. Ma non è solo questo. Non è neanche un distruttore: le sue proposte sono costruttive, nuove, interessanti.

Leggendo il suo programma, mi trovo d’accordo su quasi tutti i punti. Molte idee sono innovative e guardano al futuro come nessuno dei vecchi politici osa fare. Mancano alcuni punti fondamentali, come la politica estera, ad esempio, o la spiegazione di dove pensa di trovare le risorse per attuare la vera e propria rivoluzione che sogna. Le posizioni sulla finanza e sull’economia sono assolutamente ragionevoli e le misure previste sensate e opportune, in un mondo perfetto. L’insistenza ossessiva sulla rete è giustificata dai recenti provvedimenti di legge che si stanno cercando di attuare in varie parti del mondo: la rete è pericolosa perché il potere non la può controllare e non la capisce, dunque è lo strumento più avanzato per ottenere il consenso. Temo che alcuni dei provvedimenti previsti siano stati ideati senza calco9lare l’impatto sociale delle loro conseguenze: se i libri di testo diventeranno tutti digitali che fine faranno i dipendenti delle case editrici che li pubblicano? Giusto per fare un esempio.

Grillo, contrariamente a quanto dicono i soloni televisivi, fa bene a evitare i contraddittori, perché sarebbero inutili: parla una lingua diversa, una lingua nuova, incompatibile con gli stilemi del politichese: ne uscirebbe un dialogo tra sordi senza alcuna utilità per nessuno.

Ci sono  lati del leader dei M5s che  non apprezzo per nulla: un certo autoritarismo nella gestione del movimento, certe uscite che odorano di fascismo, come quella sugli stranieri o gli ululati di gioia per la chiusura dei giornali, gli anatemi contro gli adepti che compaiono in tv. Esiste in effetti nel M5s una certa atmosfera da scientology, da iniziati e quando ho avuto modo di ascoltare i suoi adepti li ho trovati, ingenui, sinceri ma invasati. Il fanatismo non è mai salubre per la tenuta democratica di un paese, anche se animato da buone intenzioni.

Tuttavia, avremo modo di vedere come il movimento si muoverà in Sicilia, probabilmente il palcoscenico più difficile su cui esibirsi. Non basterà mettere on line le sedute del consiglio regionale, sarà necessario sapersi muovere tra sciacalli e vecchi lupi, quasi impossibile farlo senza sporcarsi le mani. Vedere facce pulite di gente normale sugli scranni che hanno visto mafiosi e conniventi, rallegra il cuore ma l’Italia ha bisogno anche di politici capaci, in grado di pilotarla fuori dall’empasse in cui si trova. Sapranno i giovani virgulti trovare il necessario equilibrio, la necessaria cattiveria per sopravvivere nell’arena? Vedremo.

Una nota conclusiva: i principali quotidiani hanno dato poco o nessuno spazio a una notizia che meritava la prima pagina: il fondo monetario internazionale ha ammesso per la prima volta quello che Stiglitz e Krugman, due premi nobel per l’economia, predicano da anni: le politiche recessive, basate sull’azzeramento del debito pubblico e sul contenimento dell’inflazione, quelle della scuola di Chicago, per intenderci,portate avanti da figuri come il professor Zingales, partono da fondamenti sbagliati, sono inutili e controproducenti, non ottengono risultati positivi nei tempi previsti. Stiamo parlando della politica del direttorio Monti. Guarda caso, anche Grillo è arrivato con largo anticipo alle stesse conclusioni.

Forse Scalfari ha dimenticato che i barbari posero le basi dell’Europa moderna: Carlo Magno, per dirne uno, era tecnicamente un barbaro. Forse, invece di un movimento antipolitico, quello di Grillo è un movimento che pone le basi per una politica nuova. Vedremo.

Categorie:Attualità

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1 risposta

  1. Sul settimanale “Spiegel” Grillo viene accomunato a Mussolini.

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