A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Sotto una coltre oscura


Ezio Mauro oggi su Repubblica ha scritto un nobile e un pò ampolloso editoriale, infarcito di sana demagogia di sinistra, in cui parla di “deficit di democrazia” nel nostro paese. Niente male per un giornale che ha difeso e continua a difendere a spada tratta il direttorio Monti, nonostante i suoi fallimenti e la sua allergia per la democrazia ormai sotto gli occhi di tutti.

Non c’è poi da stupirsi per gli incidenti accaduti durante le manifestazioni dell’altro ieri: dopo quindici anni di governo di destra, con quella grande prova generale di repressione che è stato il G8 di Genova del 2001, siamo arrivati alla sospensione della democrazia con il direttorio Monti e sospensione della democrazia significa fascismo, neanche tanto occulto, con le conseguenze che ne derivano.

Dal 2001 non è stata fatta quella operazione di pulizia all’interno  delle forze dell’ordine che sarebbe stata necessaria, anzi i responsabili principali dello scempio sono stati tutti promossi e sono ancora lì, a guidare le forze dell’ordine, come sono ancora ai loro posti i picchiatori di ragazzi e ragazze, di anziani e giornalisti. E’ dalla gente che ha dato l’ordine di massacrare i giovani della Diaz e da quelli che quell’ordine hanno eseguito che ci aspettiamo un comportamento rispettoso dei diritti dei manifestanti?

Al ministro Cancellieri, che vuole la pubblicazione delle foto, chiedo: quali tempi tecnici sono necessari per obbligare le forze antisommossa ad avere un chiaro segno di riconoscimento sulla divisa, così che i violenti con e senza divisa vengano finalmente individuati e puniti? Riusciremo almeno a capire chi è stato il demente che ha lanciato un lacrimogeno dal piano sopra al suo?

La violenza è parte integrante della nostra società e i mezzi di informazione ne sono il veicolo principale. Che il giornalismo italiano sia di infimo livello lo dicono le statistiche internazionali, basta guardare le invereconde risse verbali di un qualsiasi talk show per rendersi conto di quello che dico. Siamo al punto che un programma politico dove ci sia un moderatore che realmente moderi la discussione risulterebbe soporifero, non genererebbe la necessaria dose di adrenalina a cui ormai lo spettatore si è assuefatto.

Sulla politica, sull’ignobile spettacolo offerto quotidianamente dai nostri parlamentari, già tanto è stato detto e scritto. Aggiungiamo al piatto una scuola che non riesce più a fare educazione civica, non riesce più a essere portatrice di valori, per una miriade di motivi che qui sarebbe troppo lungo elencare e un tessuto etico del paese uscito disfatto dalla lunga parentesi berlusconiana, i ceti medio bassi esasperati da una politica masochista e unilaterale, fatta da un serie di Robin Hood impazziti il cui unico scopo sembra quello di togliere ai poveri per dare ai ricchi e il gioco è fatto: la miscela è pronta per alimentare le tensioni sociali e i disordini.

Tensioni sociali e disordini, sia ben chiaro, che fanno il gioco del potere. Gli idioti che hanno lanciato i sassi contro i poliziotti, gli altri deficienti con i caschi, hanno vanificato la legittima protesta di centinaia di migliaia di lavoratori. Invece che leggere le rivendicazioni di quei lavoratori, sulle prime pagine dei giornali leggiamo degli scontri e vediamo le foto cruente degli stessi.

Giornali che a loro volta, fanno appunto il gioco del potere di cui sono servi: quelle foto, quei titoli, quei servizi, allontanano la gente dalle piazze, fanno serpeggiare la paura e l’insicurezza, collaborano a quel deficit di democrazia di cui parlava Ezio Mauro nel suo editoriale, giusto sotto l’immagine delle tempie sanguinanti di un ragazzo.

Il fascismo prospera nella tensione, se ne nutre, offre un malcelato senso di sicurezza, promette un ordine mortuario e nefasto, avvelena la democrazia. Non c’è bisogno di tirare fuori la vecchia teoria della strategia della tensione, basta citare le parole del compianto Cossiga quando suggeriva, per mettere a tacere il mondo della scuola, di pestare gli studenti e qualche professore, senza però esagerare, giusto per instillare la dose necessaria di paura. Non c’è bisogno che esista un disegno preciso da parte del potere per generare episodi come quello dell’altro ieri: non bisogna commettere l’errore di cercare un burattinaio che muove i fili nell’ombra, questo tipo di governo, avulso dal consenso popolare, libero dalla necessità di venire incontro alle esigenze della popolazione, genera in modo naturale i mostri della violenza, sono parte implicita del proprio Dna.

La democrazia è incompatibile con il liberismo economico. Se l’unico valore è il profitto, non conta altro, non c’è altro. E’ per questo che Monti non gradisce gli statuti dei lavoratori, le parti sociali, i giornalisti e qualsiasi altro meccanismo di controllo della propria autorità.

Tanto più  colpevoli risultano i lanciatori di sassi e i ragazzi con i caschi. Io non ce l’ho con la polizia in questo frangente: un pò perché la penso come Pasolini ai tempi degli scontri di Valle Giulia, un pò perché considero le forze dell’ordine il braccio armato del potere e come tali, emanazioni del potere che al momento siede in parlamento. Spiace per gli onesti di entrambe le parte, per i lavoratori esasperati e i lavoratori in divisa altrettanto esasperati e umiliati da un esecutivo senza vergogna, che non ascolta, non si guarda intorno e non concepisce cambi di direzione. Spiace anche per un Grillo, che per un istante è sembrato una buona alternativa al nauseante panorama politico italiano, ormai ridotto a un vociante, isterico e irresponsabile feticcio di sé stesso che non riesce a uscire dal circolo vizioso in cui l’ha rinchiuso il proprio smisurato egotismo.

Non trovo un finale che ispiri fiducia, né una frase a effetto che possa allentare il cielo tetro di questi giorni almeno con una ventata di ironia. Mala tempora currunt dicevano gli antichi, ed è una corsa che si annuncia ancora lunga.

Categorie:Attualità

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