A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

A Scampia non servono soldati ma libri e maestri


L’errore si ripete immutato da decenni, è quello di rifiutarsi di capire che parole come “ordine, rispetto, diritti civili” sono prima di tutto un fatto culturale, principi che vanno coltivati con cura e pazienza, altrimenti restano solo vuote parole.

Quando il ministro Cancellieri parla di mandare i soldati a Scampia, mostra di non aver compreso, come i suoi predecessori, che la situazione del sud Italia è prima di tutto un fenomeno di devastazione culturale, di vuoto etico e di sfiducia nelle istituzioni che nessun esercito può risolvere. A Scampia servono scuole e buoni maestri che insegnino che esiste uno Stato, che allo Stato ci si deve affidare rispettandone i principi e le norme, che dello Stato ci si può fidare. Il problema è che bisogna trovare dei maestri che ci credano a queste cose, non è così facile.

Da meridionale e da piccolo intellettuale che lavora al servizio dello Stato, non posso che mostrarmi pessimista,non posso che affermare che, se mi trovassi a insegnare a Scampia, parlerei ai ragazzi di rispetto di sé e dignità, cercherei di tirare fuori da loro potenzialità e risorse ma a parlare di fiducia nello Stato, in questo Stato, talmente fragile che un satiro squallido e vecchio, pallida parodia di un sé stesso già clownesco in partenza, può far vacillare rischiando di far scivolare il paese nel caos. Non ho fiducia in uno Stato che nasconde conversazioni di importanza capitale tra alti funzionari con un gioco di prestigio da legulei e fa finta che non siano mai avvenute, non ho fiducia in uno Stato che decide per decreto la liceità di avvelenare una popolazione fino a che un padrone delle ferriere non manterrà le sue promesse mille volte disattese. Non ho fiducia in uno Stato che scende a patti con chi spara nel cortile di una scuola.

Da lavoratore della scuola, non missionario, non eroe, ma semplice lavoratore che ogni giorno cerca di fare il proprio dovere nel miglior modo possibile, a volte riuscendoci, a volte no, non ho fiducia in uno Stato che parla della scuola come “capitolo di spesa”, che non considera i ragazzi l’investimento più prezioso per il futuro e considera i precari numeri da defalcare, che accusa noi di corporativismo dopo averci fatto una proposta indecente, che non sa guardare al futuro, che non vuole preparare il futuro.

Uccidere nel cortile di una scuola è l’azzeramento di ogni possibile forma di contratto sociale,è la terra di nessuno del diritto, è la disumanità mostruosa dei figli di questo tempo consacrato all’utile che trascura il necessario. Quei bambini che hanno assistito a un atto contro natura come un omicidio ne resteranno segnati per sempre, forse cresceranno pensando che quella è la normalità, sparare nel cortile di un asilo, forse giureranno a sé stessi di non tacere mai di fronte a un’infamia, di non rispondere mai alla violenza con la violenza.

Non è il caso di elencare le responsabilità, sono di tutti noi: di quelli che hanno abbassato la guardia pensando che la libertà fosse ormai consolidata, di quelli che hanno votato e applaudito l’ignoranza, la corruzione, il razzismo, la barbarie culturale, di quelli che sono rimasti indifferenti, i peggiori di tutti, gli ignavi, i qualunquisti, la maggioranza silenziosa di quelli che fanno finta di non vedere, di non sentire, di non sapere.

Uccidere nel cortile di una scuola è un incubo da cui è difficile risvegliarsi, l’inizio di una notte che è già dentro di noi, che è cominciata probabilmente prima di quanto crediamo. Non servono i soldati a Scampia, ministro, non servono ragazzi senza esperienza mandati a rischiare la pelle nella terra di nessuno del diritto, servono scuole, maestri e libri a volontà, servono opportunità e speranze, quelle che il suo governo sta scippando ai ragazzi. Servono giudici e tribunali, servono ospedali e parchi, serve la normalità.

Un’altra cosa servirebbe a questo paese, un bene prezioso come l’oro e raro come i diamanti puri: solidarietà, semplice e onesta, vera e ferma, solidarietà con chi ha meno, con chi non riesce a guadare al futuro perché un futuro non l’ha mai avuto, con ha il diritto di mandare i figli a scuola e saperli al sicuro, saperli in un’area protetta del mondo, in un’area protetta dal mondo.

Siamo tutti napoletani in questi giorni, partecipiamo al terrore di quei bambini, sentiamo dentro di noi l’orrore, soffriamo per i mali del mondo, come ha scritto qualcuno dimenticato anche dalla sua terra, oppure davvero abbiamo chiuso.

Categorie:Attualità

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