A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

BerlusMonti: la fine della democrazia?


Non si comprende perché il penoso ritorno di scena di un comico pregiudicato, ormai sfiancato, che non fa più ridere nessuno e non è mai stato tanto divertente neppure nel suo periodo d’oro,debba suscitare tanto scalpore, far sprecare fiumi di inchiostro e di foresta equatoriale ai giornali, alzare lo spread e abbassare la borsa.

Il comico sa benissimo che non ha alcuna chance di vittoria, nonostante la dote innata della sinistra di perdere partite già vinte. Non è in lizza per vincere ma per non far vincere gli altri, per inserirsi, con la sua percentuale  di voti che sarà comunque consistente, perché gli italiani sono per la maggior parte fascisti e parecchio dementi, nel prossimo governo con la funzione di ago della bilancia e poter impedire leggi sul conflitto di interessi, sulla pulizia del parlamento, sull’equità fiscale,con l’arma a lui più congeniale: il ricatto.

Il disegno è chiaro, come è definito il leit motiv della campagna elettorale: Monti è il nemico, l’Europa il suo alleato, la macchina del fango e della propaganda è già partita, la colonizzazione della Rai già cominciata. Luciana Littizzetto, rea di aver espresso con quel suo sincero “hai rotto il cazzo” il pensiero degli italiani onesti, che lavorano, si sacrificano e non si vendono, è già pronta per l’ostracismo. Nulla di nuovo, nulla che non abbiamo già vissuto e già visto. Se non fosse tragico, il quadro sarebbe esilarante: perfino un partito di morti viventi come la Lega fa finta di esistere ancora, pone condizioni, fa valutazioni sulle alleanze. Fortunatamente Napolitano, nell’unico provvedimento che approvo da quando è presidente, ha deciso che si voterà a Febbraio, così da limitare la stucchevole parata di servi del padrone e sgualdrine  che ci aspetta nei prossimi giorni.

Il problema è che questo ritorno rischia nuovamente di far apparire Monti come il salvatore della patria e di proclamarlo demiurgo ad honorem. Gli italiani non hanno dimenticato (spero) le palazzine di bagasce, Bertolaso e la sua massaggiatrice brasiliana, lo scandalo del G8 mai svoltosi in Sardegna, le promesse ai cittadini dell’Aquila, la corruzione dilagante e le dichiarazioni d’affetto e stima verso i mafiosi, solo per citare i trionfi degli ultimi anni, temo invece che dimenticheranno presto il rialzo dell’Imu, la politica recessiva di un governo incapace di equità, la mancata patrimoniale, le botte agli studenti, i fumogeni che assumono strane traiettorie, l’avvelenamento di Taranto decretato per legge, la delegittimazione dello Statuto dei lavoratori, il tentativo di licenziare trentacinquemila precari nella scuola, tanto per citare i punti più alti della politica montiana.

Temo che lo dimenticheranno presto perché tra questi due estremi, il fascismo rozzo e volgare di Berlusconi, il fascismo sottile e dimesso di Monti, non c’è nulla, non esiste una proposta che prometta una strada diversa, non c’é un leader, una visione, un uomo dei sogni, nessuno che legga Krugman e Layard.

Che vinca Berlusconi o Bersani, Monti guiderà il prossimo governo e porterà avanti la sistematica distruzione del welfare cominciata nell’ultimo anno. Con la scusa dell’emergenza saremo tutti sempre meno liberi e contenti di esserlo, perché lo faranno passare come un salvataggio. 

C’è un’altra possibilità, ancora più catastrofica: io considero Napolitano il responsabile in pectore di una modifica in senso autoritario del ruolo di Presidente della Repubblica. Al confronto di quello che ha fatto lui, le esternazioni di Cossiga o i rimproveri di Pertini, erano scherzucci. Con la sentenza della Consulta, su cui mi sono già espresso, Napolitano ha tracciato un solco pericoloso e avvelanato nella nostra democrazia, che sarà difficilissimo richiudere. Se Monti diventasse presidente della repubblica, la restaurazione reazionaria avviata da un anno a questa parte, avrebbe tutto il tempo per essere portata a compimento e trasformerebbe l’Italia in un feudo delle multinazionali.

Un’ultima cosa rimprovero al comico, mi costringerà ad andare a votare. Bersani mi provoca sussulti di nausea ogni volta che compare, tutta l’intellighenzia di sinistra quando non mi irrita, mi fa ridere amaro. Avevo optato per una legittima astensione alle prossime elezioni, dopo aver votato per anni qualsiasi cosa portasse la falce e martello nel simbolo,  dopo la grande delusione di Grillo e il suo ritorno alla comicità. Invece, col ritorno del nano della scatola, mi toccherà turarmi ogni orifizio e andare di nuovo a votare. Ecco, passi tutto, ma questo proprio non glielo perdono. 

Categorie:Attualità

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