Ho passato la sera di Capodanno alla Trattoria dei Cacciatori, sul colle della Mortè, in provincia di Cuneo. L’oste Claudio Dho, ci accoglie con un sorriso, dicendo che finalmente sa per chi votare. Lo guardo e gli dico: ”Ingroia, è l’unica soluzione”. Il cenone, cucinato dalla moglie e dal figlio di Claudio e servito da lui e dalla bella e gentile figlia, è eccellente: polenta taragna con porri e salsiccia, vol au vent con crema di funghi, crepes con non so cosa dentro ma deliziose, cotechino e lenticchie, lumache in salsa verde, baccalà cucinato in modo spettacolare, e poi ancora timballo di tagliolini con fonduta, gli immancabili raviolini del Plin in burro e salvia, rost beef, cappone, cervo, un budino di castagne con crema di cachi, tortino di nocciole, panettone guarnito con panna freschissima. Ho dimenticato certamente qualcosa ma il menù era più o meno questo, il tutto, naturalmente, cucinato allo stato dell’arte. La folta presenza di genovesi è garanzia di prezzi più che abbordabili, come sempre in questa piccola oasi di quiete, allegria e buon cibo.

Tra una portata e l’altra, come spesso accade con Claudio, si discute di politica. Lo sfascio della Lega, che da queste parti conta molti irriducibili, il grottesco ritorno di Berlusconi, la metamorfosi di un Pd ormai trasformatosi in  una sorta di nuova democrazia cristiana, gestito da una oligarchia che finge di cambiare tutto per non cambiare niente, accompagnata dalla grancassa di quotidiani amici. L’oste mi parla dei suoi amici partigiani, tra queste montagne è stato versato molto sangue in nome della libertà, del loro scoramento di fronte a una realtà che ha vanificato tutte le loro conquiste, cancellato le loro illusioni, reso, di fatto, inutile il loro sacrificio e quello dei loro compagni caduti.

Si parla anche del discorso di Napolitano, stanca e vuota sequenza di frasi fatte con tanto di richiamo alle magnifiche sorti e progressive che attendono il nostro paese. Si scherza, con l’oste, ma si scherza amaro. L’impressione è quella di un paese che va alla deriva, che apre un nuovo anno pieno d’incertezze e senza prospettive. Posso immaginare cosa ci diremmo oggi, dopo il diktat di Monti contro la Cgil. Evidentemente, il tecnico diventato politico, ha immediatamente acquisito l’arroganza del potente o forse, probabilmente, ha semplicemente tolto la maschera.

La Cgil non è stata tenera con il mio sindacato, ha agito spesso in modo scorretto, abbiamo linee di politica sindacale diverse, spesso opposte. Non mi piace il suo modo di fare sindacato, non mi piace l’arroganza di certe dichiarazioni né la distorsione dei fatti che spesso i suoi esponenti utilizzano per sminuire i risultati altrui, quindi non sono di certo di parte quando ne prendo le difese.

Non è lecito, non è ammissibile che un politico chieda ad un partito di limitare o controllare in qualche modo l’azione di un sindacato che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della democrazia nel nostro paese e che rappresenta milioni di lavoratori. Solo in un paese a democrazia limitata, sempre più limitata, come il nostro, è possibile ascoltare certe oscenità dalla bocca di un candidato premier. Nello stesso tempo, questa parole, rappresentano una dichiarazione d’intenti chiara e forte che solo i sordi possono non capire, e un errore strategico, di tecnica politica, elementare, spiegabile solo con l’arroganza ottusa dei nostri politici. Esprimo quindi pubblicamente, da rappresentante sindacale, la mia solidarietà alla Cgil vittima di un attacco frontale volgare e insensato.

Evidentemente Monti non è ancora soddisfatto della tabula rasa di diritti civili che ha già provveduto ad allestire, evidentemente, il salvatore della patria, così lui si definisce, intende portare a compimento il suo progetto di shock economy cancellando la rappresentanza democratica delle parti sociali.

Cos’è la shock economy? E’ la teorizzazione dello sciacallaggio, il machiavellismo portato agli estremi e travisato, la vampirizzazione della democrazia. Si verifica nei momenti d’emergenza: crisi economiche, terremoti, guerre. Una task force di economisti interviene a risanare il paese in difficoltà  proponendosi come la panacea di tutti i mali. Le soluzioni? Scioglimento dei sindacati, svolta autoritaria nella gestione dello stato, necessaria per far digerire provvedimento come l’aumento delle imposte, la deregulation dei servizi essenziali con conseguente privatizzazione degli stessi, l’azzeramento dei diritti dei lavoratori, ecc.ecc. Scuola di Chicago, Milton Friedman, premio nobel per l’economia. Per riscontri oggettivi delle mie affermazioni leggersi la storia del Cile, delle tigri del sud est asiatico, dei paesi dell’est dopo il crollo del muro (tutti a pare la repubblica Ceca, che agli economisti in questione ha fatto una leva grande come una casa ), del Sud Africa dopo la fine dell’apartheid, non di quello economico, oppure ascoltare in qualche talk show l’odiosissimo professor Zingales o, se preferite, leggete e ascoltate quello che dicono Monti e la Fornero.

E’ per questo che io, che voto da decenni partito comunista in tutte le sue metamorfosi, mi rifiuto di votare Bersani e compagnia, complici e conniventi con la gente che ci ha portato sulla strada sopra descritta. Voterò Ingroia, Rivoluzione civile è un bel nome, la storia personale del leader una garanzia di onestà e rigore, il fatto che la  sua discesa in campo abbia irritato Bersani e compagni di merende, mi conforta ulteriormente. Ovviamente sarà già un miracolo se Ingroia riuscirà a entrare in parlamento ma non intendo più farmi prendere in giro da una aristocrazia di politici incapaci e bugiardi che non sanno guardare oltre il proprio tornaconto personale.Non intendo soprattutto avvallare con il mio voto l’emorragia di diritti e la devastazione della società civile.

Male che vada, mi consolerò alla Trattoria dei Cacciatori, mangiando deliziose pietanze e facendo quattro risate amare ma sincere con Claudio.

3 commenti

  1. ma caro amico….cosa vuol dire “Male che vada, mi consolerò alla Trattoria dei Cacciatori…” Scherzi, vero? Siamo, quest’anno, ad un passo dal governo più a sinistra che l’Italia abbia mai avuto, più a sinistra dai tempi delle….repubbliche giacobine, dell’unità d’Italia, della fondazione della Repubblica, da sempre, da sempre, da sempre, pensaci, è vero; e vogliamo ancora una volta ricominciare a dividere, dividere, dividere? Anche Vendola non è abbastanza di sinistra? “Male che vada….” noi andremo a mangiare alla trattoria… ma gli altri? Quelli che non possono andare all’osteria di Claudio? Cosa faranno? Faranno la fame di beni e soprattutto di diritti, piangeranno, urleranno e scenderanno in piazza dietro il primo fascista di passaggio (perchè succede sempre così, da noi), l’osteria chiuderà e da mangiare non ne resterà più per nessuno. Ogni generazione di sinistra non fa mai tesoro dell’esperienza della precedente. Unità, unità, unità, unità, unità, unità, unità, unità, unità, unità…..
    un abbraccio.
    m.c.

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    1. Unità di cosa? Di quale sinistra parli? Quella dei 230 milioni di euro alle scuole private? Quella favorevole alla Tav costruita dalle coop rosse? Quella delle primarie farsa che hanno visto trionfare anche mafiosi e collusi? Quella di Vendola, dei suoi affari in Puglia, dei collaboratori in carcere? Quella che ha approvato senza battere ciglio la riforma delle pensioni, le modifiche all’articolo diciotto, quel piccolo decreto che liberalizza la cementificazione del paese, l’ignobile decreto su Taranto? Quella di Napolitano che ha fatto fare a Berlusconi quel che ha voluto e poi ha imposto il direttorio di Monti con il beneplacito di Bersani e co? No, grazie, con la scusa dell’unità e del voto utile sono già stato fregato una volta, vado sul sicuro e voto l’unico che parla di mafia e di scuola come problemi strategici del paese, di giustizia come nuovo punto di partenza. La sinistra della Finocchiaro e di Bersani, la sinistra che in vent’anni non ha neanche pensato a fare un legge sul conflitto di interessi, non mi interessa. Io mi riconosco nella costituzione e nella liberazione, principi che la sinistra di cui parlavi ha contribuito ad affossare. Con tutto il rispetto, ribadisco: se va male, finché posso, mi consolerò in trattoria. Ma se va male a portarci al baratro sarà anche questa sinistra e quando le persone oneste come te si accorgeranno di essere state prese in giro, sarà troppo tardi, come sempre. Per documentarti dai una rapida lettura a Mani pulite di Travaglio o La colata di Ferruccio Sansa e rileggi anche cosa diceva Berlinguer sulla questione morale quando noi eravamo quelli con le mani pulite.

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      1. Penso che alla fine anch’io daro’ il voto a Ingroia, ma purtroppo anche stavolta tappandomi il naso. Sono stato uno dei primi a firmare l’appello di “Cambiare si può” che poteva essere veramente qualcosa di nuovo, ma e’ stato tutto vanificato negli ultimi giorni dell’anno.

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