A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Lo stato (pessimo) delle cose


Ormai avviato a una senescenza decadente, Eugenio Scalfari, oggi, nel suo ennesimo editoriale pro Bersani su Repubblica, afferma candidamente che il programma di Monti e quello di Bersani coincidono nei punti fondamentali.

Non può esserci migliore conferma del decadimento e del tradimento dei valori fondamentali che hanno portato quello che fu il partito comunista più importante dell’occidente alla sua attuale configurazione neo liberista e reazionaria.

Nel programma del Pd, infatti, non solo non c’è traccia di comunismo ma non c’è neppure una cosa di sinistra, per dirla con Nanni Moretti che, come spesso capita agli artisti, aveva visto molto lontano. La verità è che Renzi ha perso le primarie farsa ma il renzismo ha vinto, la linea clerical-populista-reazionaria che proponeva il sindaco di Firenze è esattamente quella che si può riscontrare leggendo il programma del Pd.

L’errore di fondo è uno: Monti lo ha commesso per malafede e per tutela degli interessi dei gruppi di potere che rappresenta, il Pd, spero, per pura ignoranza: l’azzeramento del debito pubblico ha un effetto recessivo sulle economie, non è necessario, lascia spazio alle speculazioni della finanza. Perfino il fondo monetario internazionale, l’organismo più reazionario della finanza mondiale, ha ammesso che controllo dell’inflazione e abbassamento del debito pubblico hanno ottenuto effetti contrari a quelli sperati in molti dei paesi in cui queste misure sono state adottate. Perché allora ostinatamente, ottusamente, si continua a porre come prioritario un obiettivo che porterà, in  breve, a una ulteriore depressione dell’economia del paese, alla lunga alla trasformazione dell’Italia in una terra desolata dove il grande capitale (non Marchionne, quello vero, quello cattivo) potrà piantare i suoi vessilli sulla schiena dei lavoratori che vedranno azzerati i loro diritti?

E’ un’analisi che è stata fatta da insigni economisti e studiosi  americani ed europei, Krugman e Chomsky, giusto per citare due nobel, ma sono in molti a chiedere una svolta keynesiana nella politiche mondiale. Gli Stati Uniti hanno evitato per un soffio il fiscal cliff ma le misure  proposte continuano ad andare nella direzione sbagliata, nella stessa  direzione dell’asse Monti-Bersani: favorire in ogni caso la grande industria e la finanza con defiscalizzazioni che ricadranno sulle spalle della popolazione in termini di licenziamenti, riduzione dei redditi, precarizzazione del lavoro. Nulla fa sperare in un cambiamento di rotta di un’Europa che esiste sempre più solo sulla carta. Gli stati sovrani europei non hanno infatti nessuna intenzione, Germania, Francia e Inghilterra in testa, di creare quel super stato federale dei diritti e dei popoli che sarebbe necessario per attivare politiche serie e costruttive.

In questa prospettiva, è ovvio che Monti voglia la poltrona di presidente del Consiglio in ogni caso, sia che vinca, sia che perda e la otterrà sicuramente. Solo in questo modo Bersani potrà far digerire al suo popolo, fatto per la maggior parte da persone oneste ma con la vista corta, altri provvedimenti impopolari, un’altra emorragia di diritti, l’ennesima devastazione dello stato sociale. Solo in questo caso potrà rendere appetibile la deregulation selvaggia che è nel programma di Monti e che ha già messo in ginocchio gli Stati Uniti.

Il programma del Pd è vergognoso non solo perché reazionario quanto e più di di quello di Monti, ma perché non presenta nessuna soluzione credibile per risolvere i problemi alla base della crisi del nostro paese: il controllo di gran parte del territorio e buona parte dell’economia da parte delle mafie, l’evasione fiscale, il lavoro sommerso, che si avvia a superare quello vincolato dai diritti dei lavoratori, una scuola falcidiata da tagli e provvedimenti cervellotici, dissanguata anche grazie a ingiustificati e ingiustificabili finanziamenti alla scuola privata, che non forma e non insegna, l’unica soluzione che propongono gli esperti di Bersani sull’istruzione è il merito e c’è solo da ridere per non piangere, decine di migliaia di giovani che si perdono per strada a causa della disoccupazione, dell’assenza di prospettive e valori, della droga dilagante, un problema che sembra non esistere più nel nostro paese, una sanità che va a pezzi, uno stato sociale da risanare e ricostruire partendo dalla testa, non tagliandogli le gambe come è stato fatto fino adesso. Di tutto questo, Bersani e compagni non parlano, ne parla a volte Vendola, col suo interloquire barocco che francamente, per dirla con l’immenso Cetto La Qualunque, ha rotto il cazzo, senza proporre la minima soluzione pratica.

Si imputa a Ingroia il fatto che nel suo programma non si parli che di lotta alla mafia. A parte il fatto che non è vero, basta leggere il programma, se anche fosse, sarebbe già moltissimo, perché le mafie sono il problema dell’Italia, non solo intese come organizzazioni criminali ma come pensiero mafioso, cultura mafiosa che ormai permea ogni livello della nostra società. E’ mafiosa la bustarella, è mafiosa la raccomandazione, è mafiosa la richiesta di favori che non spettano, è mafioso sfruttare, usare e picchiare le donne, è mafioso cercare e trovare scorciatoie per superare chi merita più di noi, è mafioso fare finta di non vedere e di non sentire, è mafioso barcamenarsi senza prendere posizione per paura dei potenti, è mafioso acquisire potere e sfruttarlo per tornaconto personale.

I problemi reali del paese sono il malcostume diffuso, l’ignoranza, il razzismo, il piattume culturale e la svalutazione della cultura a inutile orpello, l’arroganza e la volgarità di chi fa vanto della propria inettitudine, la violenza diffusa. Problemi che è possibile cercare di risolvere solo da sinistra, perché costituiscono l’humus da cui nasce il pensiero di destra, il terreno su cui si innesta la reazione e l’autoritarismo.

E’ per questo motivo che io, da sempre moderato nelle mie posizioni, questa volta ho scelto di dare il mio voto a quelle forze che si riconoscono nella lista di Ingroia, forze che non sempre mi trovano d’accordo nei propri assunti politici, ma a cui riconosco una onestà morale e intellettuale, una voglia di tornare a mettersi in gioco e di cambiare le cose che non esiste più, da troppo tempo, nel partito di Bersani.

A chi tornerà con la solita litania del voto utile e dell’unità della sinistra rispondo rispettosamente: no, grazie. Meglio soli che male accompagnati.

Categorie:Attualità

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3 risposte

  1. …meglio soli che male accompagnati.
    La metafora bersaniana, esaltata dal Crozza, “meglio un passero in mano che un tacchino (piccione) sul tetto”, è una metafora alimentare. Meglio mangiare un poco consistente passero (poco consistente rispetto ad un grasso piccione) piuttosto che desiderare un succulento piccione-tacchino che, essendo sul tetto, non sarà possibile mettere nel piatto. L’elettore di sinistra è di fronte a questo dilemma: votare per la coalizione più di sinistra che l’Italia abbia mai visto e oggi data per vincente o fare il possibile per affossarla (da sinistra), inventando l’ennesimo club esclusivo, identitario di purissimi, autenticissimi, uniconesti, fuordanoituttiladri, ecc, ecc…
    m.c.

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    • Continua l’equivoco di considerare il Pd un partito di sinistra. Se partiamo da questo presupposto, non ci può essere dialogo. In ogni caso continui a non rispondere su Tav, conflitto d’interessi, assenza dal programma di provvedimenti contro la criminalità organizzata, assenza di un programma serio per la scuola, identità del programma di Bersani con quello di Monti. Ma quale governo più di sinistra di tutti i tempi, Mario: prima di tutto, Bersani non ha ancora vinto, secondo, se vince dovrà allearsi con la coalizione più cattofascista dal ventennio a oggi.

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  2. Se credessi che ciò che dice Monti è vero, potrei essere d’accordo, ma ciò che dice Monti è vero soltanto perché viene divulgato in maniera sistematica dai mezzi di informazione che lo sostengono e per una volta mi trovo parzialmente d’accordo con Berlusconi quando dice che lo spread è stato usato a fini politici, Berlusconi ha fatto come sempre una delle sue gaffe, ha detto ciò che tra imprenditori solitamente non si deve mai dire, ma le sue gaffe insegnano più delle sue riflessioni (se così possiamo definirle) e non la mia non è certo una interpretazione originale dal momento che la shock economy risale al Cile di Allende.
    Claudia

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